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Storia di quel Rainbow Rodeos tra cowboys, drag queen e anti-machismo

Il podio del Gay Rodeo si divideva in tre big winners: Re dei Cowboys, Regina delle Cowgirls, e infine Miss Dusty Spurs, assegnato allə drag queen. L'omaggio di Levi's.

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#LevisPride - Queer Rodeo
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Questo Giugno 2024 Levi’s ci riporta negli anni Settanta.

Il brand era già dalla nostra parte nel 1853, quando protestavano per abolire la Proposition 8 (legge che vietava il matrimonio gay in California), per estendere i fondi sanitari alle coppie omosessuali nel 1992, marciando alle prime sfilate del Pride di San Francisco a support dell’Equality Act. Dopo aver collaborato alla ri-edizione dei primi volumi della rivista queer FUORI!!!, lanciato la linea All Pronouns. All Love e gender neutral nel 2022, e collaborato con l’associazione ORGOGLIO PORTA VENEZIA MILANO 2024 per la mostra Non Voltarti- Storie di Quartiere, la nuova collezione dedicata alle settimane del Pride è una festa di strass, filo di rame e denim dorati, con modelli reversibili e vestibilità ‘head-to-toe’, adattabili per qualsiasi mix and match (e non solamente pensati per i soliti corpi conformi).

Così, come se fossimo appena usciti dal film western più queer che potete immaginare o da un video musicale di Orville Peck, cantante queer mascherato che (non a caso) è tra i volti ufficiali della campagna, insieme al cantautore Bronze Avery, il modello e truccatore Mattise Andrews , la vincitrice della settima stagione di RupPaul’s Drag Race, Violet Chachki, la fotografa Paris Helena Elyte, e i fondatori della community line dance, Stud Country, Bailey Salisbury e Sean Monaghan.

 

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La collezione di Levi’s prende libera ispirazione da un vero e proprio rodeo arcobaleno nato per la prima volta a Reno, Nevada nel 1976. All’epoca Phil Ragsdale  era un ‘omaccione’ rinominato “The Marlboro Man”, girava con un baffo super fitto, jeans e cappello da cowboy, e cozzava pienamente con lo stereotipo che all’epoca attribuivano ad un uomo gay. I suoi obiettivi erano due: raccogliere fondi a sostegno dei commercianti locali e creare uno spazio sicuro e libero per la comunità LGBTQIA+.

Dopo aver guidato sessanta miglia fino a Fallon per procurarsi bestiame (all’epoca nessun asta voleva vendere animali agli uomini gay),  il 2 Ottobre 1976 inaugurò  The Reno Gay Rodeo con cinque mucche, dieci vitelli, e un pony Shetland. Tra il pubblico c’erano solo 150 spettatori, ma attirò rapidamente l’attenzione delle comunità LGBTQIA+ del West.  Nelle parole di Ray Martin, amico e spalla destra di Ragsdale: 

“Aiutò un sacco di rode ad essere sé stessi. E cavalcare cavalli senza ripercussioni.

Non c’erano solo uomini gay: anche se i termini trans e transgender non erano ancora d’uso comune,  qualunque persona di genere non conforme trovava uno spazio sicuro presso il rodeo, insieme a drag king e drag queen. Come racconta Tracey Lake, donna lesbica cresciuta a Miami e trasferita a Reno intorno ai 18 anni, per molte persone della comunità  il rodeo fu il primo evento queer della loro vita: Era validante. C’erano forti, bellissimi ragazzi che si stringevano per mano e baciavano, indossavano jeans attillati e diverse bandane colorate nelle tasche. Sapevo che non era interamente il mio gruppo, ma in quanto gay facevo parte della comunità” dichiara Lake a KUNR.

Il podio del Gay Rodeo si divideva in tre big winners: Re dei Cowboys, Regina delle Cowgirls, e infine Miss Dusty Spurs, assegnato allə drag queen.

Nel giro di poco tempo l’evento scomodò anche l’attenzione dei conservatori: dai protestanti cristiani che nel 1980 marciarono fuori le recinzioni, al governatore del Nevada, Myron Leavitt, che lo definì un luogo ‘illegale, contro natura, e malato’, fino a Daniel Hensen, fondatore del partito indipendente omofobo del Nevada, che chiamò i partecipanti ‘parassiti della civiltà’. Ma Ragsdale e Martin continuarono i rodeo, alla faccia di ogni protesta, dichiarando : “Non li affrontavamo. Non ci discutevamo. Non rispondevamo alla protesta. Semplicemente li ignoravamo”.

Nel 1982 accorsero all’evento fino a 20,000 spettatori, con la comica e icona gay Joan Rivers a rivestire il ruolo di ‘madrina’ ufficiale. Di tutta risposta, si estesero anche sul resto del territorio arrivando in Colorado, Texas, Oklahoma, California, Arizona, Kansas, Missouri, New Mexico, Oregon, e Wyoming, rendendo il Gay Rodeo un pilastro della cultura LGBTQIA+ americana di fine anni Settanta.

Non furono gli omofobi a frenarlo, ma l’arrivo dell’epidemia dell’AIDS che dal 1983 in poi non risparmiò nemmeno Reno. Phil Ragsdale morì nel 1992, e Reno ebbe un nuovo Rodeo Gay solo nel 2004.

 

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Oggi non siamo più negli anni Settanta, ma la comunità queer ancora deve rispondere agli stessi attacchi di cinquant’anni fa. Risiede anche in questo la bellezza del progetto di Levi’s® Pride: che tu sia cowboy, cowgirl, o nessunə dei due, puoi giocare con le regole del gioco e riscriverle da capo, riprenderti i tuoi spazi alla faccia di una società che fa di tutto per toglierceli. Soprattutto, ci ricorda che un rodeo rainbow è ancora possibile, oggi come ieri. 

Come ulteriore sostegno alla community LGBTQIA+, Levis® donerà $100.000 a Outright International, organizzazione globale che lavora per far avanzare i diritti umani delle persone LGBTQIA+ in tutto il mondo. La collezione Pride 2024 di Levi’s® sarà disponibile su Levi.com e in alcuni flagship store Levi’s (consulta il sito per saperne di più).

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