Storie queer, storie da ogni altrove: qualche consiglio per aprire gli orizzonti, allargare il dibattito, spostare lo sguardo.
Notte Fatale, Tahar Ben Jelloun, La Nave di Teseo
La ventisettesima notte del Ramadan, la Laylat Al Qadr, è anche nota come la notte del destino. Tutti coloro che professano la religione musulmana, al buio del cielo, prima che venga giorno, chiedono l’espiazione dei propri peccati e sanno – almeno secondo antiche leggende – che tutto potrebbe cambiare. È la notte fatale e miracolosa: cambiano le vite e tutte le cose. Nel romanzo di Tahar Ben Jelloun, la Layat Al Qadr segna il tempo della fine e quello dell’inizio, il passaggio dalla vita alla morte e, viceversa, dal buio alla luce. Un uomo, padre di otto figli, è sul letto di morte e, mentre saluta il mondo, libera il suo ultimogenito, Mohamed, dal giogo che gli ha imposto alla nascita. Dopo aver ricevuto dal cielo sette figlie femmine, per preservare dunque il suo patrimonio e il suo onore di maschio e patriarca, egli ha obbligato l’ottava tra le sue creature a indossare un altra pelle, a vivere come maschio. Mohamed non esiste, non è mai esistito. Mohamed è Zahra, che ora, alla morte del padre, è finalmente libera. Libera di andare nel mondo, libera di andare a cercarsi. Per quanto possa essere mai libera una donna, però. Premio Goncourt meritatissimo.
Saluterò di nuovo il sole, Khashayar J. Khabushani, NN Editore
Se si parla di confini, che siano da valicare o da tradire, da onorare o ridisegnare, non possiamo non citare Saluterò di nuovo il sole, il romanzo di Khashayar J. Khabushani (edito NN Editore nella traduzione di Laura Gazzarrini), tutto sospeso tra gli Stati Uniti e l’Iran. K. ha soli nove anni e non sa bene a cosa appartiene, non sa bene neanche chi è: in un contesto come quello americano, molto più ostile di quanto possa sembrare, K. vorrebbe almeno sentirsi forte. Almeno forte quanto Shawn e Justin, i suoi fratelli maggiori. Almeno forte come sua madre, che tiene in piedi la famiglia da sola, mentre il marito sperpera il denaro. Vorrebbe avere un nome più facile, un look più riconoscibile. Vorrebbe capire cosa significa essere maschio davvero. Mentre è immobile, nel guado, però, qualcosa cambia, qualcosa (più di una cosa) precipita. Il padre di K. rapisce i figli e li porta in Iran. I ragazzi torneranno in America solo qualche tempo più tardi, vivranno lontano dal padre, in un continente ancora più respingente, ancora più fragile e impaurito. L’esordio di Khabushani è un coming of age amarissimo e tenero, che riprende i temi di Moshin Ahmid per esplorare il tema dell’appartenenza e dell’identità.
Turchia queer, Deniz Nihan Aktan, Astarte
Da sempre impegnata nella divulgazione di testi nati nella culla del Mediterraneo, la casa editrice Astarte pubblica Turchia queer, un saggio di Deniz Nihan Aktan che, come da titolo, indaga la storia e le istanze del movimento LGBTQIA+ turco: quando è nato e dove? Per cosa lotta oggi? Per cosa – ancora – rischia la vita? E cosa significa essere queer in Turchia? Come si articola questa parola dal significato nullo e proteiforme in una terra di confine tra un continente e l’altro? E, soprattutto, cosa vuol dire da turchi abitare il confine, sia esso geografico, identitario o di genere? Turchia queer: per una lotta transnazionale.
Puri uomini, Mohamed Mbougar Sarr, e/0
Siamo in Senegal e il protagonista di questo romanzo, Ndéné, è un professore di lettere chiamato ad abiurare dalle proprie lezioni poeti e scrittori (su tutti Verlaine) quando dichiaratemente omosessuali o bisessuali. Sbigottito, con la circolare ministeriale tra le mani, l’uomo capisce che questo provvedimento non è che l’alone di una macchia più grande. Una macchia densa e scura scura che colpisce come un reumatisma l’intera nazione. Il Senegal è profondamente omofobo: alle persone omosessuali vengono preclusi non solo i diritti, ma anche la sepoltura. Alle persone omosessuali viene precluso tutto. Con una grazia luminoso, Mohamed Mbougar Sarr descrive il viaggio di Ndéné fuori e dentro di sé. Un viaggio di agnizione e ribellione.
Amore, Marlboro e mirtilli, Sang Young Park, Rizzoli
Sang Young Park è un giovane scrittore che in patria, la Corea del Sud, sta facendo parecchio parlare di sé. La sua scrittura – dicono – è luminosa al punto da creare dipendenza e le sue storie sono considerate tra le più originali e potenti. Un’autentica rivelazione, direbbero alcuni. Amore, Marlboro e mirtilli, il suo romanzo edito in Italia da Rizzoli, vale più del suo titolo sciropposo e posticcio. Young, il protagonista è un giovane studente universitario queer, che alla partenza della sua migliore amica per l’Australia sente di perdere l’orientamento: la sua vita accelera e non lascia spazio all’introspezione. Nel frattempo, mentre cerca di capire dove andare, ama come si ama sempre nei vuoti di pensieri, cioè frettolasamente, come se l’amore fosse un prurito. Amore, Marlboro e mirtilli è romanzo sui confini tra i corpi e la città, sul tempo della vita e dell’amore nella metropoli.




