Uno straordinario bagno di folla. Oltre 150.000 persone hanno sfilato per il Pride di Seul, in Corea del Sud, nonostante l’evento fosse stato vietato dalle autorità per il secondo anno consecutivo. D’altronde c’era un anniversario importante da celebrare, ovvero il 25° Pride cittadino.
Le autorità avevano precedentemente negato agli organizzatori il permesso di riunirsi nella Plaza di Seul, di fronte al municipio, dove tradizionalmente si tengono gli eventi cittadini. Questo perché a loro dire la piazza era già stata autorizzata per un evento dedicato all’editoria. Nel dubbio il sindaco di Seul Oh Se-hoon ha negato il proprio sostegno al Pride, perché “personalmente in disaccordo con l’omosessualità”, ma oltre 150.000 persone si sono comunque riversate in strada, riempiendo arterie centralissime come Namdaemun-ro e Ujeongguk-ro. Alla parata hanno preso parte anche l’ambasciata degli Stati Uniti, aziende come IKEA e Amnesty International, a voler sostenere la comunità locale.
Gli organizzatori del Pride hanno denunciato come altre tre sedi gestite dal governo cittadino, incluso il Museo di Storia di Seul, siano state vietate onde evitare di “causare conflitti sociali”. A pochi km di distanza dal Pride sono infatti scesi in strada i manifestanti cristiani, che hanno criticato la manifestazione brandendo cartelli con sopra scritto “No!! Matrimonio omosessuale” e “Il Paese costruito con sangue e sudore sta crollando a causa dell’omosessualità”.
“Ci opponiamo all’omosessualità perché vogliamo che coloro che pensano di essere ‘omosessuali’ siano veramente felici accettando la strada di Dio, che consente solo l’unione di un uomo e una donna”, ha affermato Jang Mi-young, 65enne Manifestante cristiano all’AFP.
La decisione delle autorità è stata definita “priva di senso”, ma non ha minimamente intaccato l’orgoglio che le persone LGBTQ provano ogni giorno, come riferito all’AFP da Na Joo-youn. “Sono apertamente queer, il che significa che spesso devo lottare per ciò in cui credo, il che a volte rende difficile vivere come me stesso,” ha confessato Na, 26 anni. “Oggi mi diverto ad essere me stessa. Coloro che si oppongono alla Pride Parade esistono da molto tempo, ma qualunque cosa facciano o dicano, non possono cancellare la nostra esistenza.”
Lo scorso anno Kim Kyu-jin è diventata la prima storica donna dichiaratamente lesbica a partorire in Corea del Sud, mentre per la prima volta una sentenza ha riconociuto una coppia dello stesso sesso. Se 38 Paesi in tutto il mondo hanno legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, inclusa la Thailandia che si avvicina sempre più all’approvazione definitiva della legge, la Corea del Sud deve ancora legalizzare non solo le nozze same-sex ma anche le unioni civili e qualsivoglia protezione contro le discriminazioni per le persone LGBT. Anche per questo motivo il Pride di Seul è stato più partecipato che mai, con o senza permessi.
“Super Shy” by NewJeans
At #SeoulPride 🏳️🌈🏳️⚧️Performance by me @heezyyang
On the @seouldragparade float
At @sqpexe organised by @sqcforg
Video by Edhi Park pic.twitter.com/rU6lTDs2pB— Heezy Yang aka Hurricane Kimchi (@heezyyang) June 2, 2024
