Tiziano Ferro: “Da cattolico sono arrabbiato ma credo nel miracolo di una Chiesa che ami i gay”

In una lettera a cuore aperto al Corriere il cantautore rievoca il difficile percorso di accettazione, e da cattolico si dice incredulo ed arrabbiato per le discriminazioni degli omosessuali da parte della chiesa.

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A pochi giorni dalla sua Unione Civile, in una lunga, emozionante e a tratti struggente lettera al Corriere, Tiziano Ferro si racconta come non ha mai fatto.

Svela un lungo e doloroso percorso di accettazione e dettagli molto intimi del suo rapporto con la spiritualità, coronati finalmente dalla meravigliosa storia d’amore con Victor.

Lo fa nel suo modo lieve e poetico, senza nessuna evidente volontà di scatenare polemica, dichiarandosi convintamente cattolico ma allo stesso tempo con una presa di posizione molto netta che sicuramente scatenerà un dibattito acceso e speriamo anche qualche interrogativo nei cattolici più ferventi e intolleranti verso la comunità LGBTQ.

L’intento di questa lettera è chiaramente quello di aiutare le giovani generazioni ad accettarsi e non vergognarsi di quello che sono, una disponibilità nel mettersi a nudo per aiutare gli altri che Tiziano Ferro ha evidenziato più volte e andrebbe presa ad esempio da gran parte dello star system.

L’artista rievoca i suoi 20 anni, in cui si aggirava nelle librerie di Latina mentre gli altri clienti si affollavano davanti ai Best Sellers.

Fino a pochi anni fa nessuno conosceva la mia storia.
Solo le chiese, il mio inconscio, i miei quaderni; qualche cuscino, la mia mente e le sue stanze. Solo io, a guardarmi ogni mattina allo specchio, senza apprezzarmi. 
Per poi ricominciare. Finché ho conosciuto l’amore. Mi ricordo quando, appena ventenne, sfogliavo libri in cui si parlava di omosessualità. Avevo il terrore di ritrovarmi nelle storie raccontate esplicitamente, quando timoroso andavo a cercare quei volumi stipati in un settore piccolissimo nelle librerie del centro di Latina. Guarda caso il settore era sempre «Psicologia», guarda caso ero sempre l’unico. 

Tiziano va poi alla radice di quel processo di accettazione, fortemente ostacolato in Italia dalla cultura cattolica.

Per quanto l’Italia sia un Paese laico, i crocifissi sono appesi ovunque: nelle case, nelle aule dei tribunali e delle scuole, negli ospedali. 
«Io sono cattolico!» ho sentito dire a tanta gente indignata di fronte alle manifestazioni a sostegno dei diritti degli omosessuali. Il problema è che in questo Paese non crediamo abbastanza in Dio. Preghiamo, ma non ascoltiamo. Aspettiamo il miracolo e negoziamo l’arrivo di una soluzione, in cambio di qualche rinuncia.

Da cattolico ecco come Tiziano vede la religione

Anch’io sono cattolico. Ma il messaggio che porto nel cuore è quello dell’amore universale, della carità, del soccorso reciproco, del rispetto per tutti, della compassione. Né ragione, né torto; questa è semplicemente la mia esperienza, la mia storia. È vero che l’uomo ha cercato Dio per dare un senso ulteriore alla propria esistenza. Io cerco in Lui uno sguardo di conforto, e non mi piace vederlo come il simulacro delle risposte che non so darmi, come uno scudo di fronte a quello che non capisco, o che mi fa paura.
Lo dico da cittadino, da figlio, da cantautore su un palco. Ma anche da fratello e da amico. Mettiamo al centro l’essere umano: le donne, gli uomini, i bambini, gli esseri umani tutti. E la famiglia in ogni sua accezione, purché al centro ci siano sempre amore e protezione. Sì, in questi ultimi anni la disparità di diritti mi ha fatto sentire deluso, amareggiato, arrabbiato.

Nonostante tutto il cantautore spera, o forse auspica, un “miracolo”. Quello di un “Dio simpatico”.

Ma io sono cattolico. Quindi, ho ancora fede. I miracoli? Io il mio lo immaginavo sullo sfondo del Monte Circeo, la mia terra, il mio mare. E poi l’amore, solo amore. Il mio è un Dio che ama, che custodisce, che non chiede pegno. È un Dio simpatico. Un miracolo è tutte le volte che una cosa riesce meglio di come te l’aspettavi. Un miracolo è tutte le volte che la vita è più bella di come l’avevi immaginata. E qualche giorno fa, davanti al mio mare, di fronte al mio monte, il mio uomo e io ci siamo sposati. La cosa è molto più grande di Victor e di me. Riguarda tutti. Riguarda ogni ragazzino nascosto in mezzo agli scaffali di una libreria, con quel libro in mano. Uno su tremila. E riguarda ogni italiano libero, onesto, e innamorato come me di quel Dio simpatico.

 

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