Torino: Conferenza di Gnerre sul desiderio omosex

Presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Torino ‘Da Stonewall ai giorni nostri’, quarta e ultima conferenza di Francesco Gnerre per il ciclo ‘Il desiderio omosessuale nella storia’.

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TORINO – Si è concluso a Torino il ciclo di conferenze ‘Il desiderio omosessuale nella storia’ tenuto da Francesco Gnerre. In questa quarta lezione, dal titolo ‘Da Stonewall ai giorni nostri’, lo studioso avellinese ha presentato un approfondito excursus sulla storia del movimento gay dalla nota rivolta newyorchese fino alla situazione attuale. «Quando abbiamo pensato come Fondazione Sandro Penna di organizzare queste quattro lezioni» ha introdotto Angelo Pezzana «l’idea era diretta verso Francesco Gnerre perché pensavamo che lui dovesse assolutamente scrivere una storia dell’omosessualità che ancora manca, fondamentale per la nostra identità». Il coordinatore del TorinoPride Enzo Cucco ha quindi annunciato una grande mostra retrospettiva a giugno sul F.U.O.R.I. e sugli altri movimenti gay, esortando i cinquantenni-sessantenni a rilasciare testimonianze dirette sulla propria esperienza. «Passiamo da Pico della Mirandola a noi stessi» spiega Gnerre «ricordando la data del 28 giugno 1969, in cui per la prima volta nella storia, di fronte all’ennesima irruzione della polizia, allo Stonewall Inn di New York, i gay reagiscono con violenza fino a provocare due giorni di vera guerriglia urbana. Ciò accadde anche per l’accanimento della polizia che si trovò spiazzata di fronte a una reazione assolutamente inedita. L’evento è passato alla storia come la rivolta di Stonewall. Per la prima volta, sulla stampa che faceva capo alla cultura radicale americana, omosessuali, lesbiche e travestite ebbero per qualche giorno l’insolito ruolo di eroi. Il poeta Allen Ginsberg in un’intervista disse: “Gli omosessuali hanno perso quel loro sguardo ferito”. Lo storico Dennis Altman paragonò Stonewall al Boston Tea Party, l’evento che aveva scatenato la Rivoluzione Americana. Forse esageravano entrambi poiché non ci si libera in un giorno da secoli di repressione, ma indubbiamente Stonewall resta un punto fermo, «la nostra presa della Bastiglia» come disse Edmund White in “E la bella stanza è vuota”. Comincia a balenare l’idea che i gay “possano costituire una comunità e non una diagnosi”, come sostiene lo stesso White. Ciò non avviene per caso: in America nasce sull’onda dei movimenti pacifisti e per la liberazione dei neri. Già alla fine degli anni Quaranta ci fu il famoso rapporto Kinsey, furono pubblicati libri che parlavano di omosessualità, da Gore Vidal a James Baldwin e Christopher Ishwood. Per quanto riguarda l’Italia, Giovanni Comisso spiega bene il rapporto di continuità tra la fine del fascismo e il cosiddetto ‘regime’ democristiano. Racconta che durante la famosa festa del 1945 nello studio di De Pisis con tutti i ragazzi che hanno posato per lui e due sole donne, la scultrice Ida Cadorin e la critica d’arte Daria Guarnati, un gay non invitato andò a raccontare alla sezione comunista del quartiere che nello studio di De Pisis si stava organizzando una grande orgia. I ragazzi, quasi tutti vestiti sommariamente e alcuni con disegni dello stesso De Pisis sul proprio corpo, vengono condotti in questura dai partigiani armati ‘non meno molesti dei gerarchi fascisti di qualche anno prima’. Il pregiudizio di fondo, riguardo all’omosessualità, tra fascisti, comunisti e cattolici è sostanzialmente lo stesso. Negli anni ’50 e ’60 un certo cambiamento comunque c’è, di omosessualità si può cominciare a parlare anche se nei termini degli stereotipi tradizionali». Gnerre ha poi raccontato la nascita del F.U.O.R.I. a Torino (Fronte Unito Omosessuali Rivoluzionari Italiani) e del F.H.A.R. in Francia (Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire), la famosa contestazione di Sanremo del 1972 in cui l’unico appoggio politico venne dai radicali, il caso del prete ultraprogressista Marco Bisceglia che ‘sposò’ una coppia gay. Per quanto riguarda l’editoria, lo studioso avellinese ha ricordato i sei numeri di Sodoma e la scissione della letteratura gay con la cultura ufficiale: «Per Edmund White ci sono due categorie di romanzi gay: uno con target etero in cui ‘i gay avevano il buon gusto di suicidarsi’ e uno strettamente gay, i porno venduti sottobanco. Una vera letteratura gay ci fu solo dal ’69, dopo Stonewall, con le prime case editrici gay. Gli scrittori italiani omosessuali però guardano con diffidenza il movimento omosessuale». Per quanto concerne il caso italiano, Gnerre ha ricordato il caso di Pier Vittorio Tondelli con una nota dichiarazione del suo docente al Dams Furio Colombo sui tentativi di fare emergere una sua presunta conversione cattolica (ad opera di Fulvio Panzeri de ‘L’Avvenire’) e il caso di Massimo Canalini che nel libro ‘Federica in Cina’ cerca di dimostrarne addirittura l’eterosessualità ripescando una fidanzatina di Tondelli del liceo. Non mancano gli scrittori gay italiani contemporanei, come Ivan Cotroneo, Andrea Demarchi e Alessandro Golinelli.
La lezione è stata arricchita da diverse letture della brava attrice teatrale Anna Cuculo: ‘E la bella stanza è vuota’ (Edmund White), ‘Dentro&Fuori’ (Angelo Pezzana), ‘Camere Separate’ (Pier Vittorio Tondelli, ‘La verità, vi prego, sull’amore’ (Wystan Auden).

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