Torino, “Finocchio al potere”: insulti omofobi al consigliere Busconi. La replica “Educazione sessuo-affettiva anche agli adulti”

Dopo un semplice post su via Po pedonale, il consigliere a Torino, Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) è stato travolto da insulti omofobi sui social. Il Pd: “Aggressione personale”.

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Torino, il consigliere Emanuele Busconi travolto dagli insulti omofobi
Torino, il consigliere Emanuele Busconi travolto dagli insulti omofobi
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Un semplice post sulla pedonalizzazione di via Po a Torino è bastato a trasformato in un caso di violenza verbale e discriminazione. Emanuele Busconi, consigliere comunale di Sinistra Ecologista, è stato travolto da una raffica di commenti omofobi dopo aver proposto di rendere via Po pedonale nei fine settimana, lasciando una corsia protetta per i mezzi pubblici. 

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologica)
Emanuele Busconi (Sinistra Ecologica)

Torino, il consigliere Emanuele Busconi sommerso dagli insulti omofobi

Il post, condiviso inizialmente dallo stesso Emanuele Busconi sulla sua pagina personale, è stato ripreso da alcune pagine Facebook e Instagram, dove è diventato terreno fertile per gli omofobi. Il consigliere comunale si è ritrovato così sommerso da insulti e allusioni volgari: “Finocchio al potere”, “Mi chiedo, se ha la bandiera arcobaleno disegnata in faccia, l’asta dove se l’è fatta”, “Quando vedo determinati personaggi con determinate idee, mi rendo conto dell’utilità degli anticoncezionali”, “Dorme col calippo arcobaleno piantato nei meandri oscuri del suo corpo”. Sono solo alcuni dei vili e vergognosi commenti spuntati sui social. 

Un’ondata d’odio che nulla ha a che fare con il tema urbanistico proposto, ma che ancora una volta mette in luce quanto l’omofobia online sia radicata e virulenta anche nel dibattito politico locale.

 

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Un post condiviso da Emanuele Busconi (@emanuele_busconi)

Lo stupore del consigliere dopo l’ondata di odio

Intervistato da La Stampa, Busconi ha raccontato lo sconcerto e la ferita emotiva subita dopo aver letto quei messaggi. “Ero stupito, si doveva parlare di via Po. Mi aspettavo critiche o discussioni, anche commenti accesi sulle pedonalizzazioni. Non che si parlasse del mio corpo, della mia faccia, del mio orientamento, addirittura della mia famiglia”, ha commentato.

Le parole del consigliere raccontano una realtà in cui il dibattito politico viene spesso distorto da pregiudizi personali. L’obiettivo non è discutere di viabilità o di sostenibilità, ma colpire la persona dietro l’idea. “Mi sono sentito turbato, ferito. Quando ho visto che si moltiplicavano, ho pensato “Ah, allora è proprio brutto””.

La riflessione sull’educazione sessuo-affettiva

A ferire Busconi non è solo la violenza verbale, ma l’anonimato e la codardia con cui si manifestano. “Vorrei conoscerli. Gli stringerei la mano e farei vedere loro che dietro allo schermo non c’è quel fantoccio che si immaginano”.

Il consigliere evidenzia anche una riflessione più ampia, che tocca il cuore del dibattito culturale e politico in Italia: “Forse l’educazione sessuo-affettiva tanto osteggiata andrebbe fatta a partire dagli adulti, non solo nelle scuole”.

Una frase che riassume perfettamente il paradosso italiano: si teme di parlare di rispetto e identità nelle aule scolastiche, ma è nel mondo adulto – e spesso politico – che l’odio e la discriminazione continuano a proliferare senza filtro.

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I precedenti e la reti di affetti

Emanuele Busconi

Busconi ammette di vivere la sua identità “in modo visibile e orgoglioso”, ma riconosce che non tutti hanno la stessa forza o il medesimo sostegno. “C’è il giorno in cui la prendo sul ridere, quello in cui mi arrabbio, e quello in cui sono più fragile; ma ho sempre una rete di affetti e attivisti con cui posso sfogarmi. Altre persone, invece, potrebbero reagire diversamente”.

Alla domanda se si sia mai sentito a disagio nel mondo politico, Busconi risponde con una sincerità che fotografa bene il contesto: “Ho sentito battutine non su di me, la classica battuta omofoba che chi pronuncia senza rendersene conto. Ma sento di aver provato più la sensazione contraria”.

Spiega poi di aver vissuto, più che discriminazione diretta, la timidezza di chi appartiene a una minoranza: “Succede alle minoranze a cui non è mai stata data parola: fanno fatica a prendere spazio, soprattutto in un contesto come quello politico di uomini di 50 anni. Però in Consiglio comunale sento un clima molto rispettoso”.

La reazione del PD: “Un’aggressione personale”

Non si è fatta attendere la reazione del Partito Democratico Metropolitano di Torino e del Gruppo PD in Consiglio Comunale, che hanno espresso “piena solidarietà” a Busconi. Il segretario metropolitano Marcello Mazzù e la consigliera Cerrato – riporta sempre La Stampa – hanno condannato duramente l’accaduto, definendolo “un’aggressione personale basata sull’orientamento sessuale”:

“Quanto accaduto non riguarda un confronto politico, ma un’aggressione personale basata sull’orientamento sessuale. Un attacco che nulla ha a che vedere con il merito delle proposte e che minaccia i fondamenti della democrazia stessa”.

Il Pd ha inoltre ribadito la necessità di rafforzare i percorsi di educazione civica e sessuo-affettiva, non solo tra i giovani ma anche nella società adulta, come strumento di prevenzione contro odio e discriminazione: “Colpire una persona per chi è, invece che per ciò che propone, significa colpire i principi stessi della democrazia”.

Torino, città inclusiva ma non immune

Torino è spesso considerata una delle città italiane più aperte sui temi dei diritti civili, ma anche qui l’odio digitale non conosce tregua. Busconi lo sa bene, ma crede che la rete civica e istituzionale del territorio possa fare la differenza: “A livello associativo c’è una grande rete, ma è importante la presenza di un assessore alle Pari opportunità che porta avanti queste istanze”.

E proprio da Torino – città simbolo di innovazione sociale – potrebbe partire una nuova riflessione sull’educazione all’empatia, al rispetto e alla cittadinanza digitale. Perché, come ricorda Busconi, “nascondersi dietro a un pc non può essere un alibi”.

© Riproduzione riservata.

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