Lo scorso 17 luglio è diventato virale un tweet che ha scatenato un acceso dibattito sulle politiche militari in Turchia, riguardo all’orientamento sessuale degli aspiranti soldati LGBTQ+. Secondo quanto riportato, le forze armate turche permetterebbero solo agli uomini gay “top” (attivi) di arruolarsi, escludendo invece gli uomini “bottom” (passivi). Ma questa notizia, diffusa con un’immagine che ha ottenuto oltre 9 milioni di visualizzazioni, è stata completamente smentita sulla base di quanto previsto attualmente dalla legge del Paese.
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Il tweet in questione è stato pubblicato lo scorso 17 luglio da un utente su X (ex Twitter), che con tono incredulo chiedeva: “Aspetta, è vero?”. Il messaggio includeva uno screenshot relativo alla situazione in Turchia rispetto al servizio militare per uomini gay. Nell’immagine ripresa, il servizio militare per gli omosessuali veniva indicato come “legale”, con due precisazioni:
- “Gli uomini gay passivi non sono ammessi nell’esercito turco”.
- “Gli uomini gay attivi sono ammessi nelle forze armate”.
Wait is this real 😭😭😭 pic.twitter.com/29GP2tRlX1
— Karma (@karmavoodo) July 17, 2025
Questa affermazione, diventata rapidamente virale, ha scatenato un acceso dibattito sui social, dando vita a una serie di discussioni sulle presunte politiche di reclutamento dell’esercito turco basate su ruoli sessuali. Ma cosa c’è di vero in tutto questo?
La fonte originale dell’immagine è Equaldex, una piattaforma che monitora le leggi e i diritti LGBTQ+ in tutto il mondo. Tuttavia, il dato risale a un periodo ormai superato e si basa su informazioni obsolete, contenute in un rapporto della Commissione Europea del 2009.
Quel rapporto denunciava le politiche discriminatorie in Turchia che ancora definiscono l’omosessualità come una “malattia psicosessuale”, vietando agli uomini gay dichiarati di prestare servizio militare, in quanto ritenuti “inadatti”. Ma non faceva alcun riferimento a una distinzione basata sul ruolo sessuale “attivo” o “passivo”.
L’idea che l’esercito turco escluda solo i gay “passivi” è quindi un falso mito, nato probabilmente da una cattiva interpretazione o da modifiche errate di voci in Equaldex.
Fake news ed errori
Nel 2022 – come riporta gayexpress.co.nz -, Equaldex aveva riportato un aggiornamento errato che affermava che gli uomini gay dovevano fornire “prove fotografiche di aver ricevuto rapporti anali” per ottenere l’esenzione dal servizio militare. Questa versione, oltre che scioccante, era completamente inesatta e successivamente fu corretta.
L’attuale voce su Equaldex recita testualmente: “I militari che risultano omosessuali vengono licenziati in base a leggi che classificano l’omosessualità come “disturbo/malattia psicosessuale”. Fino al 2015, per essere esentati, gli omosessuali dovevano dimostrare di essere omosessuali fornendo prove fotografiche di un rapporto anale”.

Anche questa affermazione, per quanto aggiornata, non è del tutto accurata. In realtà, pur essendo richiesta una prova dell’orientamento sessuale da parte delle autorità militari turche, non sarebbe necessario fornire immagini sessualmente esplicite.
Il reportage della BBC del 2012 sul giovane militare turco esentato
Un reportage della BBC nel 2012 ha raccontato la storia di un giovane turco esentato dal servizio militare dopo aver presentato una semplice fotografia che lo ritraeva mentre baciava un altro uomo. Questo episodio ha dimostrato quanto già fossero invasive e umilianti le richieste di prova, senza dover ricorrere a immagini sessualmente esplicite.
La situazione rimane comunque degradante e rappresenta un evidente esempio di discriminazione e violazione della privacy.
La Turchia, in violazione degli obblighi stabiliti dalla Convenzione sui Diritti Umani, non riconosce affatto l’obiezione di coscienza al servizio militare. L’unica possibilità di esenzione riguarda gli obiettori che si dichiarano “malati” e che devono sottoporsi a numerosi esami umilianti e degradanti per “dimostrare” la propria omosessualità.
La sentenza della Corte Costituzionale del 2018
Nel 2018, la Corte Costituzionale turca ha emesso una sentenza significativa confermando la legittimità della norma del Codice Penale Militare che prevede il licenziamento dei soldati omosessuali. Secondo la maggioranza dei giudici, questa disposizione è conforme alla Costituzione perché mira a garantire la disciplina, l’ordine e la dignità essenziali per il corretto svolgimento del servizio militare.
La Corte ha riconosciuto che, sebbene ogni individuo abbia diritto al rispetto della propria vita privata, tale diritto non è assoluto e può essere limitato in modo proporzionato per tutelare l’efficienza e la coesione delle forze armate. Inoltre, la sentenza ha sottolineato la differenza giuridica tra personale militare e altri funzionari pubblici, giustificando restrizioni più severe per i militari senza violare il principio di uguaglianza.
Tuttavia, il vicepresidente della Corte, Engin Yıldırım, espresse un voto contrario, evidenziando che licenziare un militare esclusivamente per il proprio orientamento sessuale viola i diritti umani fondamentali e riflette pregiudizi e stereotipi sociali ormai superati. Yıldırım ha ribadito che non esistono prove concrete che la presenza di militari omosessuali comprometta la disciplina o l’efficienza militare, e ha difeso la dignità e i diritti della comunità LGBTQ+ contro questa forma di discriminazione istituzionalizzata.
Le discriminazioni nell’Esercito turco
È noto che la Turchia, sotto la guida del presidente Erdoğan, ha adottato politiche fortemente anti-LGBTQ+ che classificano l’omosessualità come una malattia mentale. L’ultimo Istanbul Pride ha visto 57 persone arrestate, mentre avanza una proposta di legge che inasprisce ulteriormente la repressione.
Allo stato attuale, le persone gay possono teoricamente evitare il servizio militare, ma sono costrette a sottoporsi a esami medici e psicologici invasivi e spesso umilianti.
Questi test, largamente criticati dalle associazioni per i diritti umani, includono interrogatori vessatori e la richiesta di prove personali e intime sull’orientamento sessuale. La comunità queer in Turchia continua a essere vittima di un sistema ostile e discriminatorio, che viola apertamente i diritti umani internazionali.
A partire dal 2015, dopo la rimozione della clausola che obbligava gli obiettori a “dimostrare” la propria omosessualità, è possibile dichiarare verbalmente il proprio orientamento sessuale e ottenere, durante l’esame medico, una “relazione inadeguata” che consente l’esenzione dal servizio militare.
Tuttavia, l’omosessualità resta ancora motivo di espulsione per ufficiali e studenti delle forze armate turche. Il supporto all’interno dell’esercito per una maggiore accettazione è praticamente inesistente: in uno studio condotto nel 2015, a 1.300 ufficiali è stato chiesto se gli omosessuali dovessero essere autorizzati a prestare servizio militare, e il 96,3% ha risposto negativamente.
Se da una parte è importante sfatare la fake news secondo la quale l’esercito discrimini in base al ruolo sessuale, dall’altra non bisogna sottovalutare il clima di repressione e discriminazione sistematica contro le persone LGBTQ+ nel paese.
La difficoltà di vivere apertamente la propria sessualità, unita a queste politiche discriminatorie, rende la situazione molto complessa e pericolosa per chi non si conforma alle norme eteronormative imposte dallo Stato.


