Anniversario delle unioni civili. Tre anni dall’approvazione sognando il matrimonio, le adozioni, la piena uguaglianza

Tre anni fa il Governo Renzi metteva la fiducia e approvava le Unioni Civili. Tre anni dopo che fine ha fatto l'agenda dei diritti LGBT?

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L’11 maggio del 2016, il disegno di legge Cirinnà veniva approvato dalla Camera dei Deputati con 372 voti favorevoli e 51 contrari. La norma era già stata approvata dal senato il 25 febbraio. Il 20 maggio veniva firmata dal Presidente della Repubblica, il 21 maggio pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e il 5 giugno entrava in vigore.

Esattamente tre anni fa la comunità LGBT celebrava in piazza una legge per decenni sognata, e nel corso di quella legislatura a lungo discussa, tra promesse e stralci, tradimenti e compromessi.

Si possono stimare in circa 20.000 le unioni civili (a Gennaio 2018 erano 13.000) celebrate fino ad oggi, ma al di là dei numeri l’impatto sulla società di quella legge è stato travolgente. Per mesi i cattoestremisti contrari alle unioni civili avevano ipotizzato chissà quali cataclismi, per la famiglia tradizionale e per l’intero Bel Paese, ma nulla di tutto ciò, ovviamente, si è verificato.

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Celebriamo l’anniversario delle unioni civili

Possiamo dire che le unioni civili sono state paradossalmente metabolizzate meglio dall’opinione pubblica generalista che dalla stessa comunità LGBTQ, scottata dal taglio alla stepchild adoption e desiderosa di poter fare il prima possibile un ulteriore passo avanti. Verso il matrimonio, le adozioni, la piena parità di diritti. All’epoca in tanti, troppi, attaccarono il Pd di Matteo Renzi, che ebbe il coraggio di mettere la fiducia su quella legge, rischiando di far cadere il Governo, perché costretto a cedere spazio agli alleati Alfano e Verdini, che depotenziarono la Cirinnà dopo il voltafaccia del Movimento 5 Stelle.

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Tre anni dopo ci ritroviamo con gli estremisti sovranisti a Montecitorio, con due vicepremier, uno leghista e l’altro grillino, che parlano di famiglie unicamente composte da ‘uomo e donna’. Con ministri della Repubblica che reputano ‘inesistenti’ le famiglie arcobaleno. Con deputati e senatori quasi orgogliosamente omofobi. Con un contratto di Governo e due programmi in cui i diritti LGBT non sono mai stati neanche menzionati. Nemmeno per sbaglio.

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Solo 3 anni sono passati, ma sembrano decenni. Ecco perché è doveroso celebrare questo giorno. Perché tre anni fa c’era chi storceva la bocca, dinanzi a quella legge, senza intuirne la forza disarmante, che ha condotto l’Italia fuori dalla preistoria dei diritti.

Siamo forse ancora al Medioevo, visto l’ultimo congresso delle Famiglie di Verona, ma lentamente stiamo avanzando nella Storia, nella speranza che questo anniversario possa andare in archivio il prima possibile. Perché vorrà dire che saremo pronti a celebrare altro, altre conquiste, la piena uguaglianza.

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Franzc Dereck 11.5.19 - 14:13

Sappiamo tutti che le " alte gerarchie " hanno ingoiato quello che per loro è stato un rospo , quale male minore rispetto a quanto attuato nel resto dell'Europa ( quasi tutta). Sotto elezioni europee non è il caso di mettere il cappello su quello che è stato un doveroso riconoscimento di diritti che , quando l'attuale opposizione , aveva la assoluta maggioranza in Parlamento non ha sentito mai il bisogno neanche di proporre.