Dopo il caso della donna lesbica cacciata a forza da un bagno femminile di un hotel di Boston perché “sembrava un uomo”, ecco arrivare un’altra umiliante storia dal Regno Unito, figlia della recente sentenza transfobica della Corte Suprema che ha ridefinito il concetto di genere ad esclusione delle donne trans.
Un uomo trans ha infatti affermato che il personale di una palestra gli avrebbe chiesto informazioni sui suoi genitali. Ma andiamo con ordine. Il mese scorso la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che la definizione di donna ai sensi dell’Equality Act del 2010 deve escludere le donne transgender, basandosi solo ed esclusivamente sul sesso biologico. Da quel preciso momento enti e organizzazioni pubbliche che gestiscono spazi riservati a un solo sesso hanno agito di conseguenza, sposando tutta una serie di decisioni visibilmente discriminatorie. La Football Association ha vietato alle donne trans di giocare a calcio femminile, così come l’England and Wales Cricket Board. Nel frattempo, la Barclays Bank ha vietato l’accesso ai bagni femminili alle donne transgender del personale.
Il caso Evan Wade
E arriviamo così alla storia di Evan Wade, uomo trans che ha contattato più di 60 palestre, molte delle quali femminili, per cercare di capire cosa significasse la sentenza della Corte Suprema sia per gli uomini che per le donne transgender. Wade, scrive TheIPaper, ha iniziato la transizione cinque anni fa. Ha un aspetto maschile, una voce profonda e peli sul viso dovuti alla terapia ormonale sostitutiva (TOS), oltre ad essersi operato al seno per una mastectomia mascolinizzante. Ha parlato alle palestre contattate del suo aspetto, del sesso alla nascita, dei cromosomi e dell’identità di genere. Ma il personale di una palestra di Stoke-on-Trent, di cui non è stato reso noto il nome, gli avrebbe risposto: “Che genitali ha? Dovremmo farle una domanda personale sui suoi genitali” per garantire “il comfort delle donne, dato che certi genitali non possono entrare in quegli spogliatoi”.
E Wade ha risposto: “Sarebbe disposto a fidarsi della mia parola riguardo ai miei genitali o vorrebbe una prova? E in tal caso, come posso fare per dimostrare quali genitali abbia?”.
La palestra gli ha così comunicato che se nato femmina avrebbe dovuto usare gli spogliatoi femminili, anche se uomo trans. “Sono rimasto sorpreso, non sono affari di nessuno“, il commento di Wade, che temeva di dover fare coming out come persona trans agli altri iscritti della palestra se costretto a usare spogliatoi e bagni riservati alle donne.
Palestre inglesi nel caos
TheIPaper ha contattato una cinquantina di palestre inglesi e ha riscontrato paura e smarrimento, dopo la sentenza della Corte Suprema, per come gestire gli iscritti trans.
Virgin Active, che gestisce 31 palestre nel Regno Unito, ha dichiarato di essere attualmente alla ricerca di “consulenti legali esterni per capire l’impatto della sentenza”. Total Fitness, che gestisce sia palestre miste che riservate alle donne, ha dichiarato: “Come molti operatori, siamo attualmente in attesa di ulteriori chiarimenti su come la sentenza si applichi a circostanze specifiche”.
Alcune palestre indipendenti, invece, consigliano alle persone transgender di utilizzare bagni e spogliatoi in base al loro sesso di nascita, mentre altre consigliano l’accesso in relazione all’identità di genere. Evan ha ricevuto diverse risposte contraddittorie. “Come donna, sei la benvenuta nella nostra palestra riservata alle donne”, gli hanno risposto nell’Oxfordshire. Ma lui è un uomo trans. Un centro fitness nell’East Sussex gli ha detto: “La nostra politica di abbonamento si basa sulla definizione legale di donna ai sensi dell’Equality Act del 2010, che include le persone che sono biologicamente donne. Pertanto, saresti idonea a iscriverti”. Una palestra femminile nel Cambridgeshire gli ha invece detto che “le nostre strutture sono esclusivamente per donne. Pertanto, dato che ti identifichi come uomo, non siamo in grado di offrirti alcun tipo di allenamento presso la nostra struttura”.
La Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani (EHRC) è stata incaricata di fornire indicazioni per interpretare la sentenza della Corte Suprema. Il suo parere provvisorio precisa che “alle donne transgender (uomini biologici) non dovrebbe essere consentito di utilizzare le strutture riservate alle donne e agli uomini transgender (donne biologiche) non dovrebbe essere consentito di utilizzare le strutture riservate agli uomini“.
Un vero e proprio caos legale che sta coinvolgendo persone transgender e persone cisgender, impattando nella vita quotidiana di milioni di britannici.


