Allen Frame si trasferì a New York nel 1977, stesso anno in cui San Francisco nominava consigliere comunale Harvey Milk – primo uomo apertamente omosessuale a ricoprire una carica istituzionale in una grande città statunitense.
Non erano ancora passati 10 anni da quel 28 giugno del 1969, che aveva visto una manciata di soggettività queer rivendicare il proprio spazio nel mondo tramite una rivolta tutt’altro che pacifica davanti allo storico Stonewall Inn, a suon di bicchieri spaccati in testa ai poliziotti e strade occupate dalla “marmaglia gay”.
New York simboleggiava al tempo la terra promessa per i giovani artisti provenienti dalle chiuse province statunitensi e Frame, originario del Missisipi, aveva tutta l’intenzione di mescolarsi a quel fervente melting pot culturale.
Non fu difficile per l’allora fotografo in erba trovare affinità con un gruppo di creativi, autori e performer – molti di loro omosessuali – disorientati ed entusiasti quanto lui dalle possibilità offerte da una scena i cui contorni erano ancora tutti da delineare.
Un tumulto che Frame scelse di documentare tramite i propri scatti, fotografando, come aveva sempre fatto “il suo mondo di amici e relazioni”. Tra loro, anche artisti del calibro di Darrel Ellis, Nan Goldin, Frank Moore, Cady Noland e Robert Gober all’epoca del loro anonimato.
Quelle opere sarebbero negli anni a venire diventate una nostalgica testimonianza del periodo precedente alla devastante epidemia di HIV che travolse gli Stati Uniti negli anni 80’, depredando la scena artistica newyorkese di innumerevoli talenti.
Dalla volontà di raccontare “l’ironia di quegli anni” – come la definì il fotografo – “l’umore e la palette delle immagini in contrasto con il disastro imminente”, nacque Fever, un diario personale in cui Frame seppe catturare la dicotomia tra il candore e l’innocenza della quotidianità pre-epidemica e ciò che venne dopo.
Oggi, quella premessa viene espansa con “Whereupon” (edizione italiana Palermo Publishing, 2024), un nuovo editing di immagini che allarga la visuale su quel periodo storico tra la fine degli anni 70′ e l’inizio degli anni 90’, focalizzandosi sullo stesso soggetto, ma in contesti diversi: i suoi amici ritratti nei loro appartamenti bohemien e nei loro ampi loft, ma anche nelle fumose strade e desaturate spiagge di New York.
Lo stile unico di Frame sfrutta la sua esperienza come regista teatrale per regalare ai propri scatti un connotato senza tempo, cristallizzando momenti, delusioni, speranze, paure. Una narrazione visiva insieme personale e universalmente riconoscibile.
Immagini così raccontate dal collega Mark Alice Durant:
“uniche per il loro elegante understatement, osservano senza giudicare, sono malinconiche senza essere sentimentali, si rivelano senza clamore“.
“Whereupon” include anche segmenti tratti dalle prove teatrali di “Sound in the Distance“, una serie di monologhi introspettivi di David Wojnarowicz che Frame ha co-adattato e co-diretto con Kirsten Bates, tra il 1983 e il 1984, a New York e Berlino.
Sarà inoltre pubblicato uno zine in edizione limitata, che includerà fotografie degli artisti del progetto “Turmoil in the Garden“, tratte da un video del 1983 di Frank Franca, nonché poster relativi alla produzione newyorkese dello stesso anno e a una successiva messa in scena in un loft a Berlino nel 1984. Lo zine conterrà anche scatti di cimeli della collezione privata di Allen Frame relativi a quel periodo, arricchita da cartoline e manifesti di altri eventi significativi.
Nell’ambito di una ricercata campagna di Palermo Publishing – casa editrice sensibile alla poetica del margine che perfettamente rispecchia il lavoro di Frame – per il lancio italiano dell’opera, “Whereupon” è stato presentato al Sicilia Queer Film Fest, allo Spazio Supernova di Roma e alla libreria Leporello.
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