Zach Sullivan, l’hockeista dichiaratamente bisessuale “turbato” da Heated Rivalry: “Ha tirato fuori i miei traumi”

Zach Sullivan ha snocciolato pro e contro della serie canadese. "Dov'è il trauma psicologico che un atleta LGBTQ+ 'nascosto' è costretto a vivere in uno sport iper-mascolino e apertamente omofobo?".

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Tra circa 20 giorni Heated Rivalry arriverà finalmente anche in Italia, sulla neonata HBO Max, dopo aver fatto parlare mezzo mondo e tramutato i suoi due protagonisti, Connor Storrie e Hudson Williams, in star globali. L’hockey non è mai stato tanto chiacchierato come in questo momento grazie ai romanzi queer di Rachel Reid, attualmente al lavoro su un settimo capitolo della saga, con un hockeista professionista che la scorsa settimana ha fatto coming out grazie proprio ad Heated Rivalry. Ce n’è invece un altro, Zach Sullivan, dichiaratamente bisessuale dal 2020, che ha esplicitato sensazioni contrastanti davanti alla serie.

Zach Sullivan e i “problemi” di Heated Rivalry

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Il difensore dei Manchester Storm ha pubblicato un lungo carosello di messaggi su Instagram, precisando che “mettere a parole i miei pensieri è stato estremamente difficile“, poiché “questo programma ha tirato fuori molti traumi personali”. “A volte mi sembra che parti della mia vita si stiano svolgendo davanti a me sul grande schermo”. “Non so se questo mi faccia sentire arrabbiato, turbato, ‘riconosciuto’ o felice. Sono profondamente combattuto“.

Sullivan dichiarò al mondo la propria bisessualità nel 2020, durante il weekend del Pride dell’Elite Ice Hockey League. L’hockeista ha scritto di amare “questo show per ciò che porta alla comunità LGBTQ+ e per come sfida il mondo dell’hockey su ghiaccio a migliorare“, dando “alla nostra comunità qualcosa che ci siamo persi crescendo“. Sullivan ha poi elencato alcune di queste esperienze: “Normalizzare una relazione LGBTQ+ negli sport maschili – La paura che i tuoi genitori e compagni di squadra lo scoprano – il palpabile sollievo quando ti rendi conto che i tuoi genitori ti amano ancora. E soprattutto la speranza che provi che, in realtà, potrebbe andare tutto bene“.

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Pur elogiando Heated Rivalry per una serie di altri motivi, Sullivan ha confessato di aver avuto la sensazione che “il trauma psicologico che un atleta LGBTQ+ ‘nascosto’ vive in uno sport iper-mascolino e apertamente omofobo sia stato totalmente ignorato”. “Sono totalmente incredulo della disparità tra quanto sia professionale l’hockey su ghiaccio nella vita reale e come venga rappresentato nella serie“, ha precisato. Secondo Sullivan, in sostanza, la serie non ha mai preso di petto l’omofobia nel mondo dell’hockey. Basti pensare che la National Hockey League è l’unica lega sportiva d’America a non aver mai avuto un coming out di un giocatore in oltre 120 anni di storia.

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Lo sforzo che fai per mantenere segreta la tua sessualità – i meccanismi di difesa, lo sforzo extra per ‘integrarti’ – per essere ‘uno dei ragazzi’, gli insabbiamenti, le continue bugie, le borse sotto gli occhi a ogni allenamento dovute alla mancanza di sonno, lo stress e la tensione nelle relazioni personali e nelle amicizie, la pura stanchezza nel doverti ‘comportare in modo eterosessuale’ per non essere mai scoperto”. “Il terrore travolgente che qualcuno pensi anche solo che tu non sia eterosessuale. Il panico se qualcuno ti chiamasse ‘gay’, anche solo per scherzo o per prenderti in giro. Le azioni quotidiane, il linguaggio e il comportamento che scegli di adottare, queste cose non accadano mai.”

Sullivan ha concluso il suo post dicendo che, pur credendo che Heated Rivalry “porta dei vantaggi per la comunità LGBTQ+”, è anche “fermamente” convinto che lo show “non aiuterà i giocatori professionisti di hockey su ghiaccio che hanno difficoltà con la loro sessualità (e spero sinceramente di sbagliarmi)”.

Hudson Williams ha pubblicamente rivelato che atleti non dichiarati lo hanno contattato “in modo più o meno anonimo”, mentre pochi giorni fa l’hockeista Jesse Kortuem ha fatto coming out perché ispirato proprio dalla serie.

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