
Olimpia Coral Melo
La legge Olimpia deve il suo nome ad un’attivista dello stato di Puebla, Olimpia Coral, che ha proposto il progetto di legge dopo essere stata vittima nel 2013, a soli 18 anni, di un’episodio di violenza digitale, con un video che la ritraeva mentre aveva rapporti sessuali con il fidanzato, che ha iniziato a girare sui social e whatsapp della piccola città dove viveva.
Anche se la polizia all’inizio le ha detto che ciò che succede su internet non è reale e quindi non può configurarsi come violenza, Olimpia non si è arresa e ha continuato la sua lotta creando il Fronte nazionale della sorellanza, finché alcuni stati non hanno iniziato a legiferare con leggi locali, per poi arrivare al recente risultato nazionale. In un paese dove i senatori si scambiano foto di donne durante le sessioni parlamentari, per Olimpia e le altre che l’hanno accompagnata in questa lotta non è stato facile non arrendersi. “L’unica cosa che mi ha fatto andare avanti è stato sentirmi accompagnata dalle mie compagne. Proprio questo significa la parola sororidad (sorellanza): sapere che se una di noi ha bisogno, ci saremo tutte ad appoggiarla, indipendentemente dal fatto che ci conosciamo o andiamo d’accordo”. E infatti sororidad è una delle parole chiave che ha marcato le lotte e le discussioni dei gruppi femministi latinoamericani.
