Donald Trump è presidente degli Stati Uniti d’America da meno di 3 settimane ma ha già firmato una quantità folle di ordini restrittivi dichiaratamente omotransfobici.
Ha reintrodotto il divieto per le persone trans di prestare servizio nell’esercito, ha ordinato la cancellazione del terzo genere dai documenti e la restrizione dell’assistenza sanitaria di genere per le persone trans di età inferiore ai 19 anni, ha cancellato LGBTIQ, trans e non binary dai documenti scientifici, ha vietato alle donne trans di poter partecipare a sport scolastici, ha fatto sparire Matthew Shepard e Nex Benedict dal sito della Casa Bianca e vietato le bandiere LGBTIAQ+ dagli edifici statali; ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nel governo federale; ha pubblicato un documento dal titolo inquietante “difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristinare la verità biologica al governo federale” e litigato a distanza con la vescova Budde, che ha osato chiedere pubblicamente “misericordia” per la comunità LGBTQIA+ e i migranti.
Cosa è “50 proteste, 50 stati, un giorno”?
Dinanzi a questo incubo, migliaia di persone si sono radunate contro le politiche omotransfobiche dell’amministrazione Trump-Vance e il famigerato Project 2025, scendendo in piazza in tutti gli Stati Uniti.
Da Philadelphia a Washington, passando per città della California, Minnesota, Michigan, Texas, Wisconsin, Indiana e altri Stati d’America. “50 proteste, 50 stati, un giorno” lo slogan della manifestazione nazionale che ha abbracciato decine di città e migliaia di cittadini. #buildtheresistance e #50501 gli hashtag ufficiali, con i gruppi on line che hanno chiesto alle persone di “rifiutare il fascismo” e “difendere la nostra democrazia“. I dimostranti a Phoenix, in Arizona, hanno scandito “Deportate Elon” e “No odio, no paura, gli immigrati sono i benvenuti”. Nel Campidoglio dell’Iowa, a Des Moines, ci sono stati scontri con gli attivisti del gruppo anti-LGBTQ+ Moms for Liberty. Quattro gli arresti. Nel resto del Paese non ci sono state violenze nè disordini. È stata un’enorme pacifica manifestazione.
Un movimento dal basso che ha sorpreso gli stessi ideatori, perché senza alcun tipo di budget è riuscito ad arrivare ovunque, promettendo di crescere e fare sempre più rumore nei prossimi mesi.
L’America in piazza contro Trump, Vance e Musk
Tantissimi i commenti letti su X e Instagram, con decine di migliaia di foto e video pubblicati.
“Dalla protesta di Denver. Ci siamo riuniti al Campidoglio e abbiamo marciato contro l’ICE, il Progetto 2025 e l’ascesa del fascismo negli Stati Uniti. È stato emozionante, edificante, ricordarci che, nonostante le elezioni dello scorso anno, ci sono ancora brave persone che credono in questo paese e che combatteranno per la verità, la giustizia. Nessun essere umano è illegale. L’empatia non è un peccato“, ha scritto un utente.
“La nostra forza sta nella nostra diversità. Resistiamo a qualsiasi tentativo di minare gli sforzi dei DEI e a lavorare per un futuro più inclusivo“, ha aggiunto un altro.
“Ho letto degli orrori del movimento fascista emerso in Europa del XX secolo (Germania nazista, Italia, ecc.) nei libri di storia delle scuole superiori. Non avrei mai pensato che avrei visto la democrazia degli Stati Uniti trasformarsi in un’oligarchia completa“, ha scritto una ragazza.
E si potrebbe andare avanti all’infinito. L’impressione è che i repubblicani, ebbri dalla vittoria di novembre, stiano tirando la corda della democrazia a stelle e strisce sottostimando la reazione di chi non li ha votati e perché no persino di chi li ha votati, con il tycoon talmente fuori controllo dall’aver proposto di trasformare Gaza in un resort stile “Costa Azzurra” deportando due milioni di palestinesi, dopo aver pesantemente discusso al telefono con la premier danese Mette Frederiksen perché desideroso di far sua la Groenlandia e ribadito la folle intenzione di voler tramutare il Canada nel 51esimo Stato d’America.
“50 proteste, 50 stati, un giorno” si è appena formato ma presto rivedrà la luce, con sempre più piazze, sempre più slogan e quasi certamente sempre più americani contrari alle politiche d’odio di Donald Trump.

