Nel corso di cinque stagioni 9-1-1: Lone Star, spin-off di 9-1-1 ambientato ad Austin, è diventato famoso per le sue emergenze stravaganti, che hanno contemplato eruzioni vulcaniche e tempeste di ghiaccio, e per le sue sottotrame LGBTQIA+, con Ryan Murphy a tessere le fila dell’ennesima creatura inclusiva. Per il finale di serie Lone Star ha puntato in alto, con i protagonisti sopravvissuti prima ad un asteroide e successivamente alla fusione di un reattore nucleare, con il pubblico che ha potuto salutare ufficialmente i suoi amatissimi eroi.
Dal pompiere transgender Paul Strickland (Brian Michael Smith) agli innamorati T.K. Strand (Ronen Rubinstein) e Carlos (Rafael L. Silva), alias “Tarlos”, diventati celebri in mezzo mondo grazie alla loro relazione che nel corso del tempo ha contemplato matrimoni e figli. Il lieto fine è infatti arrivato per tutti.
Una famiglia per i Tarlos

Quando la quarta stagione di 9-1-1: Lone Star si è conclusa con il matrimonio dei Tarlos, si era giustamente celebrato l’evento tutt’altro che secondario per una serie tv mainstream. Nell’ultima stagione i due ragazzi si sono adattati alla vita matrimoniale e hanno realizzato di voler diventare papà, adottando Jonah, il fratellastro molto più giovane di T.K., dal suo problematico patrigno. Peccato che l’adozione fosse tecnicamente impossibile, a causa della pericolosità dei lavori di entrambi. Così si è giunti ad una soluzione. Sul finire di serie abbiamo scoperto che TK ha lasciato il suo posto alla Stazione 126 per diventare un custode a tempo pieno e un papà casalingo per Jonah, ovvero “Papa Bro”. Una dolce famiglia omogenitoriale, senza tragedie a traino come troppo spesso è capitato in passato.
“Volevo solo che quell’ultima scena con loro fosse una celebrazione di dove sono come coppia“, ha sottolineato lo sceneggiatore Rashad Raisani. “Sono arrivati così lontano insieme e si sono davvero guadagnati la loro gioia attraverso la sofferenza e il sacrificio. Volevo solo che avessero un finale davvero felice“.

“Per me, personalmente, è stato particolarmente surreale“, ha confessato Rubinstein a Variety. “Lo show sembra davvero imitare la vita. Mentre stavamo girando la quinta stagione avevo un bambino in arrivo e ora ho un figlio, che ha appena compiuto quattro mesi. E sapere che la direzione della stagione sarebbe stata quella di avere un figlio, è stato così bizzarro”. “Penso che sia un cerchio completo davvero catartico e meraviglioso di come avrei voluto che concludessimo lo show. Per T.K., è davvero un lieto fine, per entrambi è stato un modo meraviglioso di lasciare andare questi personaggi“.
Paul Strickland e l’eredità dell’orgoglio trans

E poi c’è Paul Strickland, interpretato da Brian Michael Smith, primo storico uomo trans nero dichiarato in un ruolo regular in una serie TV. 5 anni fa, durante il pilot di 9-1-1 Lone Star, il capo dei vigili del fuoco di New York Owen Strand (Rob Lowe) assunse Austin dicendogli: “Da qualche parte in questa città c’è un ragazzo là fuori, proprio come te, che pensa di non contare e di non essere visto e un giorno potresti incontrarlo”. 5 anni dopo nel finale di serie Paul ha salvato un giovane ragazzo trans di nome Jax (Miles McKenna). Parlando con The Wrap, lo showrunner Rashad Raisani ha sottolineato come l’obiettivo fosse quello di “rendere giustizia al personaggio di Paul” prima che la serie giungesse al termine: “Non sono trans, ma Brian è una persona a cui tengo. Quindi quando mi dice, ‘Questa è la mia esperienza vissuta…’ mi sembra di raccontare una storia insieme a Brian. Abbiamo solo provato a raccontare una storia umana. Spero e desidero che le persone possano vederla in questo modo, stiamo parlando di esseri umani e di storie di umanità condivisa“.
9-1-1: Lone Star ha così chiuso i battenti, mentre la serie originale 9-1-1 è ancora in onda e a sua volta sempre più queer.

