Mario Adinolfi è tornato a tuonare contro la legge contro l’omotransfobia e la misoginia, che il 20 ottobre tornerà alla Camera dei Deputati con l’obiettivo di essere approvata il 22, per poi andare al Senato. Il presidente nazionale del Popolo della Famiglia ha sfacciatamente parlato di ’emergenza inesistente’, come se la cronaca quotidiana non fosse drammaticamente realtà, annunciando una contro-manifestazione nazionale.
Alessandro Zan inventa un’urgenza inesistente, i pochissimi reali atti di omofobia possono e devono essere perseguiti con le norme vigenti. Il dibattito che grazie al Popolo della Famiglia si è aperto nel Paese ha dimostrato che siamo noi coloro che sono fatti oggetto di attacchi odiosi, per la sola colpa di non essere d’accordo con il ddl proposto da Zan e dalla cosca vincente degli Lgbt, assolutamente dominante nel Paese e in particolare nel sistema mediatico. Dal 20 ottobre, il Popolo della Famiglia lancerà una mobilitazione nazionale di contrasto ad una legge sbagliata e liberticida, che creerà le condizioni per la persecuzione delle idee politiche dissonanti. Oggi tocca alle nostre ferocemente contrarie ai matrimoni gay e all’ideologia gender, domani potrebbero colpire gli stessi proponenti della legge. Zan apre la strada alla persecuzione delle idee politiche altrui a seconda di chi detiene la maggioranza. Senza rendersene conto avvia scenari da società orwelliana. Il Popolo della Famiglia contrasterà questa deriva.
Detto da un partito che nel 2018 ha preso lo 0.6% di voti alle elezioni nazionali fa alquanto sorridere, ma il ‘rischio’ di un nuovo Family Day, che ricompatti cattoestremisti e destra nazionale, esiste. Nel dubbio, sabato 10 ottobre in piazza della Scala a Milano si terrà una manifestazione a sostegno del DDL, dalle ore 15:00 alle 18:00.
Altre manifestazioni pro-DDL sono in cantiere. La comunità LGBT nazionale ha 20 giorni di tempo per ritrovarsi, replicare alle infamanti menzogne diffuse da chi è contrario alla legge per motivi puramente ideologici e sostenerla, facendo pacificamente capire a deputati e senatori d’Italia che non è più accettabile alcun rinvio.

Un fallito che nella vita non ha trovato di meglio che attaccare i gay per avere visibilità. Penoso.
Il semplice fatto che costui definisca " cosca" la nostra comunità dovrebbe costargli un risarcimento .