Barista omofoba denuncia: “Licenziata da Starbucks perché non ho indossato una maglietta arcobaleno”

Ma Starbucks non ci sta e dà un'altra versione dei fatti.

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Scoppia un caso da Starbucks, per una maglietta arcobaleno.
2 min. di lettura

Si chiama Betsy Fresse, e nel 2018 lavorava allo Starbucks di Hoboken, nel New Jersey. Nel mese di giugno, con l’arrivo del pride, Starbucks ha pensato di far indossare ai propri dipendenti una maglietta arcobaleno, come gesto di appoggio alla comunità LGBT. 

Fumo negli occhi per Betsy. La donna è infatto una devota religiosa, e anche solamente indossare una maglietta a sostegno del pride non poteva proprio accettarlo. Quando i suoi superiori hanno chiesto spiegazioni, ha semplicemente confermato che “le sue convinzioni religiose le impedivano di farlo“.

Secondo i suoi superiori, Betsy non poteva più lavorare presso Starbucks poiché “il suo comportamento non era conforme ai loro valori fondamentali“. Ma non tanto per non voler indossare la maglietta, ma perché avrebbe detto ai suoi colleghi che “avevano bisogno di Gesù“.

Come riportato dagli atti giudiziari del tribunale dove si sta affrontando il caso, l’ex barista avrebbe detto che non ha nulla contro le persone LGBT, ma per la sua religione deve “esprimere con parole e opere l’amore di Cristo per tutti“. Ma l’amore di Cristo per tutti non comprende anche gay, bisex, transgender e lesbiche? 

Non si sa, perché, spiega sempre la donna, “Dio ha creato l’uomo e la donna” e “il matrimonio è definito nella Bibbia come tra un uomo e una sola donna. Qualsiasi attività sessuale che ha luogo al di fuori di questo contesto è contraria alla sua comprensione dell’insegnamento biblico“.

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Non c’era scusa che tenga. Betsy non poteva indossare la maglia arcobaleno. Questo, riportano sempre gli atti:

equivarrebbe a parlare forzatamante e a mostrare in modo impreciso la sua difesa di uno stile di vita in diretta contraddizione con le sue convinzioni religiose.

Da Starbucks, hanno spiegato:

Starbucks non discrimina in base al sesso, etnia, religione o orientamento sessuale. Nessuna parte del nostro codice di abbigliamento richiede ai partner di indossare articoli approvati – tranne il grembiule verde – che non hanno selezionato personalmente. 

© Riproduzione riservata.

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lollidaniele9gmailcom 26.11.20 - 22:42

ma taci befana te e la tua schifo di religione

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lollidaniele9gmailcom 26.11.20 - 22:38

hanno fatto bene a licenziarti

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Patrizio Bucher 26.11.20 - 18:05

Far capire che quanto scritto nella Bibbia non è oro colato è difficile, ancora un assoluto tabù: "non puoi criticare la fede". Dio, se uno crede, vuole la giustizia assoluta, il rispetto totale e reciproco (vale a dire rispettare chi ti rispetta). Quanto scritto nella Bibbia non viene da Dio. I diritti delle donne, della comunità LGBT e di altre categorie, rispettose del prossimo, rientrano nella logica di giustizia assoluta quindi della volontà di Dio.