Contro le terapie riparative anche l’ex Power Ranger David Yost

Torna a far rumore la storia del Power Ranger David Yost, omosessuale dichiarato, il quale subì una terapia di conversione che gli causò un crollo nervoso.

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Il Power Rangers blu contro le terapie di conversione.
2 min. di lettura

Se c’è una persona che conosce bene le terapie riparative, è David Yost, storico Power Ranger blu. Yost, omosessuale, già nel 2018, aveva raccontato quanto fossero stati duri gli anni in cui girarono il telefilm. Infatti, il Power Ranger blu è stato per anni vittima di omofobia sul set, tanto da portarlo a lasciare la produzione dopo oltre 200 episodi.

La storia di uno dei Power Rangers con le terapie riparative

Negli ultimi giorni, il suo racconto sulla terapie di conversione che ha dovuto affrontare è tornata in cima alle ricerche, proprio per la dichiarazione della ministra per le donne e delle pari opportunità Liz Truss, la quale ha confermato ancora una volta l’intento del governo nel vietare le terapie di conversione, come abbiamo riportato nell’ultimo articolo sulla questione.

Pochi anni fa, il Power Ranger gay aveva raccontato a Entertainment Weekly che nel 1996, dopo aver lasciato il set per il bullismo omofobico che riceveva quotidianamente, decise di fare una terapia di conversione, perché “non voleva essere gay“. Tanto era stato il mobbing, tanto era il suo rifiuto, che non poteva sopportare l’idea di essere omosessuale.

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Ovviamente, la terapia non ha funzionato. Ma per due anni ha passato l’inferno. Il percorso da fare era religioso, non c’erano torture fisiche, ma mentali, in cui il punto focale era: l’omosessualità è sbagliata. Non riusciva più a capire chi era, non riusciva più ad accettarsi. Dopo un crollo nervoso, ha impiegato altri anni per riprendersi e per sentirsi a proprio agio con se stesso e quello che era.

Un’icona contro le terapie di conversione

Per quello che ha passato e per tutte le lettere di sostegno che ancora oggi riceve, David Yost è uno dei Power Rangers che può dare il colpo di grazia alle terapie di conversione.

Se diventasse un’icona a sostegno del progetto di legge che in Regno Unito intende vietare queste forme di tortura, il Paese direbbe finalmente addio a queste pratiche, come Theresa May prima e Boris Johnson ora ripetono ormai da troppo tempo.

© Riproduzione riservata.

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