bullismo omofobico
Il bullismo omofobico (chiamato anche queer bullismo) consiste in atteggiamenti offesa, intimidazione, violenza, discriminazione e persecuzione su base verbale e/o fisica nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali, lesbiche, transgender e di altri orientamenti sessuali/identità di genere diversi dall’eterosessualità e il cisgenderismo.
Sono, in particolare, 3 i criteri secondo cui si può parlare di bullismo, che sia esso omofobico o rivolto ad altre categorie comunemente emarginate, stigmatizzate (Fonzi, 1997; Fedeli, 2007): intenzionalità (che permette la distinzione tra un comportamento involontario ed uno caratterizzato da aggressione deliberata), sistematicità (avviene tendenzialmente con una certa organizzazione) e relazionalità (il bullo realizza il proprio desiderio di vessazione nei confronti di una o più persone).
Il bullismo può riguardare un episodio specifico o può avere a che fare con episodi ripetuti e reiterati nel tempo in diversi contesti sociali, da quello scolastico a quello lavorativo. Per quanto riguarda in particolare il bullismo omofobico/queer bullismo può essere attuato tanto da singoli quanto da intere nazioni che assumono atteggiamenti di vera e propria persecuzione, spingendo spesso le persone LGBTQ+ a chiedere rifugio, asilo politico in paesi terzi.
Il bullismo omofobico/queer bullismo ha conseguenze negative sulla vita delle persone LGBTQ+: dagli attacchi di panico, all’ansia, fino ad episodi di suicidio. Il tasso di suicidio è molto alto tra le persone LGBTQ+ che subiscono bullismo.
Il bullismo omofobico è una piaga sociale diffusa e, purtroppo, ancora poco denunciata.