DDL Zan, i gesuiti lo approvano chiedendo modifiche: “L’Italia è un Paese omofobo, è una legge di cui c’è bisogno”

Dai gesuiti un inatteso sostegno al ddl Zan. Ma a metà, perché anche loro vorrebbero modifiche al testo.

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Gesuiti aprono al ddl Zan.
2 min. di lettura

I gesuiti, tramite la loro rivista mensile “Aggiornamenti Sociali“, hanno espresso il loro sostegno al ddl Zan, sottolineando come non limiti la libertà di espressione e lanciando una sottile critica alla Chiesa, la quale dovrebbe smettere di parlare dell’omosessualità.

Nel mensile di approfondimento si legge un editoriale di padre Giacomo Costa, il direttore di Aggiornamenti Sociali,  convinto dell’importanza del testo Zan, definito “legge di cui c’è bisogno”. Dai gesuiti arriva la speranza che i lavori sul ddl possano proseguire, senza diffondere ulteriori fake news:

Il rispetto della realtà esige che si eviti ogni confusione o ambiguità sul fatto che il ddl ha per oggetto la discriminazione e non la disciplina del matrimonio e delle convivenze, dell’adozione, dell’affido o dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita, che non sono materia del Codice penale. 

E sulla legge Mancino:

Vista l’abbondanza delle manifestazioni di razzismo che nello stesso periodo sono circolate nella nostra cultura, nei nostri media e nella nostra politica, non è realistico prospettare che quella norma possa rappresentare un bavaglio per la società italiana.

Tra critica alla chiesa e sesso anziché identità di genere

Sul lessico utilizzato dalla Chiesa per parlare di omosessualità, l’editoriale dei gesuiti non permette giustificazioni. Alcuni termini “finiscono per assumere tonalità che suonano dispregiative, in particolare per chi già subisce discriminazioni“.

Quel lessico costituisce oggi un ostacolo che impedisce a molte persone, in particolare ai giovani, di accedere alla ricchezza e alla bellezza dell’antropologia cristiana, anche per quanto riguarda la sessualità.

E sulla sostituzione del termine sesso dall’articolo 1 del ddl, i gesuit sono convinti che si debba “imperniare la norma sul solo termine ‘sesso’, da intendersi come coestensivo a tutte le manifestazioni ed espressioni personali della sessualità, rinunciando di conseguenza alla codificazione dell’attuale art. 1 del ddl“.

Oltre a permettere di liberarsi dai problemi di lessico e categorie, l’ipotesi è interessante in quanto si farebbe ricorso al termine usato nel testo dell’art. 3 Cost., in cui si radica qualsiasi lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze.

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Ddl Zan è il punto di partenza

Prima di tutto, bisogna abbandonare la propria ideologia:

È bene ricordare che da sola nessuna legge basta a risolvere i problemi, men che meno in un caso come questo. La sua assenza certo rappresenta un ostacolo, ma, come insegnano le femministe, la battaglia è innanzi tutto culturale e va condotta ogni giorno, per aumentare la consapevolezza e disinnescare progressivamente quei meccanismi di discriminazione che segnano la cultura di cui tutti siamo portatori.

A prescindere dalla bontà delle intenzioni, siamo una società razzista, maschilista e omofoba. Si apre qui la possibilità di utilizzare il lavoro sul fronte educativo, che il ddl Zan prospetta, non nella chiave della colonizzazione ideologica, come taluni temono, ma in quella della decostruzione di stereotipi e pregiudizi a tutela della dignità e a servizio della libertà di tutti.

Una buona legge è certamente un valido punto di partenza, ma vincere la sfida richiede che tutte le componenti della società scelgano di uscire dalle trincee ideologiche e si incontrino portando ciascuna il proprio contributo, come occasione per coltivare la fraternità e l’amicizia sociale.

© Riproduzione riservata.

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Franzc Dereck 27.5.21 - 15:26

Aridanghete! Siamo sempre allo stesso punto , espresso con flautate parole . Il testo approvato a Montecitorio , anche se cambiato di una parola in Senato , DOVRA' TORNARE alla Camera dei Deputati e poi ancora in Senato .