L’unica cosa che amiamo più delle popstar, è vederle litigare.
Quando lo scorso 7 Giugno Charli XCX ha pubblicato il suo sesto album BRAT i riflettori erano puntati sulla traccia dieci: Girl, so confusing parla di un’amicizia non chiara, di un’amica che vuole sempre uscire con te ma non capisci se ti odia o ti ama’. Le persone dicono che ‘siete simili, che avete gli stessi capelli’ ma non potreste essere più diverse: lei passa tutto il tempo a scrivere poesie, tu vuoi solo fare festa, e non capisci se vuole vederti vincere o fallire’. In meno di ventiquattro ore qualunque uomo gay con un account Twitter ha iniziato a chiedersi a chi si rivolgesse la canzone. Le scelte ricadevano su due nomi: Marina Diamandis (che nel 2016 accusò indirettamente Charli di averle ‘copiato’ l’estetica dell’album FROOT) o Lorde.
Tutto questo Charli XCX se lo aspettava: Le persone proveranno ad indovinare, ha dichiarato al podcast Las Culturistas, a poche ore dall’uscita dell’album. Non è (solo) colpa nostra, ma è un’abitudine che ci portiamo dietro dal 1991 quando Cher definiva Madonna ‘una mocciosa viziata’, e dichiarava che avrebbe preferito duettare con chiunque tranne con lei. Da quando Madonna considerava Born This Way di Lady Gaga ‘riduttiva’ in confronto alla sua Express Yourself e Gaga definì quel paragone ‘idiota’. Da quando Katy Perry chiamò Taylor Swift ‘Regina George travestita da agnellino’, e lei le dedico una canzone intitolata Bad Blood (a cui l’altra rispose nel 2017 con ‘Swish Swish, b*tch!’).
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Nel frattempo i fan di ognuna si son sempre divisi tra curva nord e curva sud, dichiarando chi copia chi, chi è più brava, chi vende di più, chi floppa. È un’abitudine dura a morire: anche oggi, ogni volta che una popstar di fiducia pubblicherà una nuova canzone, qualcuno non resisterà dal fare paragoni.
Sì, lo sappiamo, l’industria adora mettere le donne l’una contro l’altra. Ma come spiega Charli XCX la questione è più complessa: supportarsi a vicenda implica che dobbiamo automaticamente piacerci? La retorica della ‘sorellanza‘ ci ha portato davvero a credere che se non amiamo ogni nostra collega, siamo automaticamente delle cattive femministe (o nelle parole dei social: a girl’s girl). “E va bene così” ha detto sempre a Las Culturistas “Non è quella la natura dell’essere umano. C’è competizione tra di noi. C’è invidia. C’è spirito di squadra. Ci sono tutte queste diverse dinamiche”.
In una recente intervista con Rolling Stone, Charlotte Emma Aitchison (vero nome dell’artista britannica) ha dichiarato che quando Lorde rilasciò Royals nel 2013 era super gelosa della collega: le piaceva la sua musica, si truccava con un rossetto nero proprio come lei, e sì, avevano gli stessi capelli. Nel 2024 però succedono due cose: Lorde ricondivide nelle stories un post su BRAT (e calcolate che posta qualcosa sui social ogni cento anni) definendolo l’unico album che ha mai pre-ordinato in vita sua, e scrivendo: ‘Parlo per tutte noi quando dico che è un onore essere commossa, cambiata, e sconvolta dal suo lavoro. Non c’è nessuna come questa str*nza. Brava e welcome Brat!”. Nel brano Charli dice che un giorno lei e la sua amica/nemica duetteranno insieme facendo impazzire l’Internet, e lo scorso venerdì 21 Giugno la profezia si è avverata: è uscito The girl, so confusing version with lorde, remix della canzone che vede Charli e l’artista neozelandese chiarirsi direttamente su traccia. Non un banale ‘volemose bene’ e nemmeno un botta e risposta al vetriolo, ma un un dialogo sotto cassa che va ben oltre le scaramucce da tabloid, mostrando i lati più umani e vulnerabili di entrambe. Nel suo verso Lorde ci mostra un’altra versione della storia: non è solo l’amica che dà buca all’ultimo quando l’altra le chiede di uscire, ma una ragazza terrorizzata di farsi fotografare in pubblico, in guerra con il proprio corpo, che non mangia per dimagrire, e proietta sull’altra tutte le sue insicurezze (e viceversa). Perché sono entrambe “due facce di una moneta che l’industria ama far girare”.
In 3 minuti e 25 secondi di canzone ci svelano entrambe una grande verità: il fastidio che proviamo verso le nostre nemesi spesso parla più di noi che di loro. In un sistema che ci abitua al continuo confronto con gli altri, alla gara a chi arriva prima, e dove le popstar sono considerate ‘geriatriche’ alla soglia dei trent’anni, il successo di una, triggera un senso di fallimento nell’altra. Fuori dal circuito musicale, dona tridimensionalità sia allə tuə amicə che vogliono sempre andare a ballare e farsi di ketamina che a quellə che saltano gli appuntamenti passando per ‘snob’: nessunə odia davvero nessunə, siamo solo molto insicurə e nessunə ci ha mai insegnato a parlarne.
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È una complessità che non trova mai spazio in quel femminismo da slogan che vuole “le donne amiche delle donne” e nemmeno in un sistema che non riesce a concepire che una ragazza di trent’anni sappia riempire gli stadi; figuriamoci due. A tal proposito, la ‘cattiva’ della storia nelle ultime ore sarebbe Taylor Swift, che stando a Twitter avrebbe rilasciato delle nuove edizioni digitali del suo album The Tortured Poets Department per ‘impedire’ a BRAT di toglierle la numero uno in UK. Lo scorso Sabato al ZIGclub di São Paulo in Brasile i fan di Charli hanno cantato in coro ‘A Taylor morreu’ (tradotto: Taylor è morta!). Ma nelle ore successive Charli ha dichiarato di non tollerare un comportamento del genere, né ai suoi concerti né online: È l’opposto di quello che voglio e mi disturba che qualcunə pensi ci sia spazio per questo in questa comunità.
Nel frattempo Taylor Swift e Katy Perry hanno fatto pace, Madonna e Lady Gaga si fanno le foto abbracciate, e lo scorso Ottobre anche Cher ha seppellito l’ascia di guerra. Eppure nel 2024 come nel 1991, vogliamo ancora vederle affossarsi, trovare buone e cattive, eleggere pure e disoneste dentro un’industria già disonesta di per sé. Ma questo le nostre artiste preferite lo sanno già.
