Blue Phelix e il buio dopo X Factor: “Sono stato molto giudicato e ho sofferto. Oggi so chi sono”

Intervista al cantante che ha pubblicato il primo EP "Dimmi a che ora finisce l'amore": "Dopo il programma ho sofferto di grande insicurezza e di bassa autostima. Ci ho messo del tempo per risalire".

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Blue Phelix intervista
Blue Phelix, a 4 anni da X Factor è uscito il suo primo EP
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5 canzoni, 5 tappe di un percorso che riassume gli ultimi due anni tra insicurezze e difficoltà, relazioni complicate e amori distruttivi. Questo il senso di Dimmi a che ora finisce l’amore, primo EP di Blue Phelix uscito il 12 luglio con distribuzione Artist First.

“Ogni canzone mi ha aiutato a processare una situazione che non mi faceva vivere bene, ad analizzarla e sopratutto a volermi bene” spiega l’artista, vero nome Francesco Franco, diventato noto grazie alla partecipazione a X Factor 2020 dove ha gareggiato nella squadra di Emma Marrone. A Gay.it il cantante nel presentare la sua opera prima ha ricordato anche il periodo psicologicamente difficile vissuto dopo l’esperienza televisiva. L’eco di quei giorni torna in qualche modo pure nel brano Rosso di seta, che chiude il disco e nel quale racconta la sua personale esperienza dell’essere giudicato per l’aspetto fisico e il modo di presentarsi, sottolineando l’importanza di guardare oltre le apparenze e combattere le regole imposte dalla società.

Blue Phelix cover EP
“Dimmi a che ora finisce l’amore”, copertina del nuovo disco di Blue Phelix

Il pubblico ti ha conosciuto nel 2020 a X Factor, ma solo ora arriva un primo progetto di inediti. Come mai hai aspettato così tanto?

Il talent è qualcosa di abbastanza complesso per chi lo vive. Ho avuto problemi con management e distribuzione. In passato sono usciti altri brani, ma ho voluto aspettare di avere queste 5 canzoni che fossero legate tra loro. In realtà l’idea dell’EP mi è venuta solo un paio di mesi fa e ho voluto farlo uscire perché mi sentivo pronto per creare un body of work di cui sono fiero.

Da questo EP non esce un quadro sereno dell’amore. Il racconto è piuttosto sofferto.

Non sono molto fortunato in amore. Gli ultimi 2 anni sono stati di grande introspezione, mi sono reso conto che spesso il problema nelle relazioni ero io che andavo a mettermi in situazioni che già dall’inizio sapevo non erano giuste per me. Il mio modo per processare queste esperienze è sempre stato scrivere, quando lo faccio escono pensieri che in modo conscio non riuscirei a esporre. È un po’ come andare in terapia, infatti non scrivo sempre ma solo quando ho necessità e nascono pezzi che ovviamente non hanno tutta questa positività nei testi (ride, ndr), ma secondo me sono esperienze in cui chiunque può ritrovarsi. Cerco di parlare di quello che ho vissuto e di dire sempre la verità.

Tra i temi affrontati c’è pure la dipendenza affettiva. Nel tuo caso hai capito perché si innesca quel meccanismo?

Se devo essere sincero no. In parte ora sono consapevole quando mi succede, perché mi è capitato più volte, probabilmente è un mio pattern. Ho fatto anche un percorso con una psicologa, ho cercato di scavare più a fondo e mi sono dato qualche risposta.

L’EP si intitola Dimmi a che ora finisce l’amore. L’amore ha una scadenza oggi come oggi?

In realtà io intendo questo titolo nel senso di: dimmi a che ora finisce perché non ce la faccio più. L’amore non ha una scadenza secondo me, e molto spesso portiamo avanti relazioni da cui non riusciamo ad uscire. È più una richiesta d’aiuto.

Secondo te perché oggi si fatica a instaurare relazioni autentiche?

C’è talmente tanta “scelta” che si cerca sempre di trovare quello che sia meglio, che luccichi di più. Forse è colpa anche dei social. Per me manca la genuinità; sono una persona molto di cuore, e tutte le volte vado a sbattere contro il muro. Se provo qualcosa per una persona, è per quella persona e basta.

Le app di incontri hanno un ruolo nel costruire questo scenario?

Assolutamente. Prendiamo il caso di Tinder: fare il movimento dello swipe è estremamente riduttivo. Ci sta che una persona possa non piacerci esteticamente, tutti abbiamo le nostre preferenze, però rende tutto più superficiale ed è un peccato. Pure io a volte mi metto su quella app ma ci sto molto poco, anche perché non sono bravo a messaggiare, preferisco conoscere qualcuno dal vivo.

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In Rosso di seta canti: “Dico cose che poi dopo un minuto già me ne pento”. Qual è stata l’ultima?

Non saprei, perché sono abbastanza impulsivo e quando mi incavolo dico cose di cui, appunto, mi pento, e ne dico tante! Però già il fatto che me ne penta penso sia positivo.

Nello stesso brano dici anche: “Sapessi quanto tempo ci ho messo per essere me stesso”. Come sei riuscito a portare a termine questo percorso di accettazione?

È un processo che va avanti da sempre. Sono arrivato ad avere più consapevolezza di chi sono e di quel che voglio essere dal punto di vista umano e artistico. Penso di essermi esposto molto. Ad esempio nel periodo di X Factor mi stavo scoprendo, non sapevo effettivamente chi ero. Nel tempo sono cambiato e mi sono reso conto che forse non ero quello che pensavo di essere. Sono comunque fiero di essere ciò che sono e di aver sempre detto la verità, non sono una persona che ha paura di dire le cose come stanno e per questo spesso vengo penalizzato, purtroppo. A mio modo cerco di essere più esplicito possibile: nelle canzoni non lo sono a livello testuale ma da un punto di vista di emozioni e sentimenti sì.

Esserti esposto davanti a un grande pubblico quando ti stavi ancora scoprendo credi sia stato controproducente?

Mi sono sentito dire spesso che ero un personaggio controverso. Ma questo solo perché indossavo orecchini grandi e mi piace truccarmi? Sono stato molto giudicato e sapevo sarebbe successo, quindi dopo il programma ho sofferto di grande insicurezza e di bassa autostima. Per me non è stato psicologicamente fortificante, anche per questo ci ho messo del tempo per risalire: non sono stato tutelato né dalle persone che avevo intorno al tempo né dalla società. Sono entrato con una luce e sono uscito con la lampadina che si accendeva e si spegneva.

Oggi se ti guardi allo specchio ti riconosci?

È difficile guardarsi allo specchio, lo ammetto. Diciamo che ora sono felice di quello che sono. Cerco di essere sempre vero con me stesso e di fare le cose che voglio fare, come scrivere canzoni che magari non sono quello che va adesso da un punto di vista commerciale.

Da poco hai pubblicato anche un nuovo singolo con Effetto Domino, Amami adesso.

Sono entrato a far parte di Effetto Domino l’anno scorso, e mi fa piacere parteciparvi perché penso che gli artisti LGBT in Italia vivano delle difficoltà. Quando inizi a navigare nell’ambiente discografico e del live si pone sempre la questione del “Ce l’abbiamo già l’artista LGBT”, come se quello definisse la musica e l’artista che sei. Effetto Domino nasce per unire più voci e sensibilizzare sulle tematiche della comunità. In più mi ha fatto conoscere artisti che sono diventati amici.

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