Continua a suscitare preoccupazione l’approvazione del DDL Varchi della scorsa settimana, e non solo in Italia. Se Famiglie Arcobaleno ha annunciato 4 giorni di presidi nelle piazze del Bel Paese, e la ministra Eugenia Roccella chiama i medici alle denunce nei confronti dei genitori che potrebbero continuare a praticare la gestazione per altri in Paesi dove è regolamentata e legale, è dagli Stati Uniti d’America che arrivano le prime bordate.
Il dipartimento di Stato americano, intercettato da LaRepubblica, ha sottolineato tre problemi chiave: il destino dei bambini americani nati con questa pratica, la discriminazione legale contro le loro famiglie, il rispetto dei diritti umani di tutti, inclusa la comunità Lgbtqi+.
“Sebbene la maternità surrogata sia illegale in Italia dal 2004, questa nuova legge anti-maternità surrogata rende un crimine cercare di praticarla ovunque. La norma si applica tanto alle coppie dello stesso sesso, quanto a quelle eterosessuali che cercano di avere figli”, ha specificato un portavoce del dipartimento di Stato. “A seguito di questa nuova legge, gli Usa sono preoccupati per ciò che accadrà ai cittadini statunitensi in Italia nati attraverso accordi di maternità surrogata. I bambini che non vedono riconosciuti i loro genitori legali rimangono senza importanti tutele legali”.
Negli USA cresce il timore che i genitori di un cittadino americano nato grazie alla maternità surrogata e residente in Italia possano non essere riconosciuti come tali, o addirittura siano arrestati. “Gli Usa temono che questa legge si tradurrà in una minore protezione legale per alcune famiglie rispetto ad altre“, ha proseguito il portavoce del Dipartimento. D’altronde il Governo Meloni da due anni sta conducendo una sua personale crociata contro le famiglie arcobaleno, distinguendo tra ‘tradizionali’ e omogenitoriali. “Gli Usa continueranno a promuovere un mondo libero dalla discriminazione, affinché i membri di ogni famiglia e tutte le persone, comprese quelle Lgbtqi+, possano vivere con dignità e rispetto dei propri diritti umani“, ha concluso il portavoce.
Una bocciatura netta, inequivocabile a Giorgia Meloni e al suo esecutivo, quella arrivata da Washington, con le elezioni del 5 novembre sempre più prossime e decisive. Nel caso in cui trionfasse Kamala Harris l’irrigidimento con l’Italia potrebbe ulteriormente esplicitarsi. Se dovesse invece vincere Donald Trump, con il miliardario Elon Musk al suo fianco, tutto passerebbe in secondo piano, con l’ipotesi estrema di un tycoon pronto a criminalizzare la GPA persino negli USA, dove è ampiamente regolamentata in alcuni Stati.
Gpa reato universale
La scorsa settimana il DDL Varchi ha modificato la legge n. 40 del 2004 che già definiva illegale la gestazione per altri in Italia, ora resa “universale” e più severa con pene detentive da tre mesi a due anni e multe comprese tra 600.000 e un milione di euro. Un cittadino italiano, in sostanza, non potrà avere figli tramite GPA neanche all’estero, seppur legale e regolamentata. E se le coppie eterosessuali potrebbero non riscontrare alcun problema, perché un padre e una madre che tornano dal Canada con un neonato potrebbero tranquillamente dire di averlo avuto su territorio straniero, tutto cambia dinanzi a due papà.
Per l’estrema destra italiana la gestazione per altri è paragonabile ad altri reati per i quali è previsto il reato universale, ovvero pedofilia, genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, pirateria in acque internazionali, terrorismo internazionale, narcotraffico, tratta di esseri umani. Fior fior di giuristi e costituzionalisti hanno sottolineato come la norma sia illeggitima, perché non tiene conto del principio della doppia incriminazione, ovvero che un soggetto non può essere perseguito per un fatto che non è previsto come reato nello Stato in cui lo commette. Questo principio è alla base della cooperazione giudiziaria penale internazionale. Ma il Governo Meloni non ha voluto sentire ragioni, approvando una modifica di legge che criminalizza famiglie e bambini.
Anche i pediatri replicano a Roccella
“Un pubblico ufficiale, e anche il medico, è tenuto a segnalare i casi di sospetta violazione della legge sulla maternità surrogata alla Procura. E poi si vedrà”.
Queste le vergognose e pericolose dichiarazioni della ministra Roccella seguite all’approvazione della Legge Varchi contro la GPA. Dopo la replica di Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (“Il dovere del medico di curare deriva dalla Legge – in primis, la Costituzione – e dal Codice deontologico, è confermato dalla Giurisprudenza e prevale su ogni altro obbligo, facoltà o diritto. Il medico non deve, è vero, ostacolare la giustizia ma non deve, soprattutto, porre in essere atti che mettano a rischio la relazione di cura, limitando la tutela della salute dei cittadini”), sono arrivate anche le parole di Antonio D’Avino, Presidente della Federazione Italiana dei medici pediatri:
“I bambini vanno assistiti e visitati in qualsiasi condizione. A noi non interessa l’etnia, la provenienza e la religione, a noi interessa la salute del piccolo. Nell’ambito dei pazienti, i minori e i fragili sono quelli che hanno diritto a un canale preferenziale. Quando entra un bambino nel nostro studio noi non sappiamo se è nato con la maternità surrogata, facciamo una anamnesi per sapere come è andata la gravidanza ma questo non vuole dire che dobbiamo approfondire la ‘provenienza’ del piccolo“.
