È il giorno immediatamente successivo alle elezioni presidenziali di quest’anno negli Stati Uniti, quando un’ondata di richieste d’aiuto travolge le linee di emergenza del Trevor Project, principale organizzazione nazionale di prevenzione del suicidio tra i giovani LGBTQ+.
In un solo giorno, le conversazioni aumentano del 700%, un’esplosione di ansia che denuncia l’impatto travolgente del clima politico su chi si ritrova, ancora una volta, nell’occhio del ciclone.
Dopo una campagna elettorale costruita sull’odio e la paura verso le identità non conformi, Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, portando con sé un’agenda reazionaria che minaccia anni di conquiste per la comunità LGBTQIA+ americana: dalle tutele contro la discriminazione ai diritti allo sport, alla salute e al matrimonio egualitario.
E quello dei giovani americani è un vero e proprio grido d’aiuto, che si unisce a quello di donne e persone con utero terrorizzat* da una possibile abrogazione dei diritti riproduttivi a livello federale.
Stati Uniti, i giovani LGBTQIA+ terrorizzati dal futuro
Dietro i numeri, emergono tratti di una generazione sospesa e paralizzata dalla paura per il futuro: la parola “elezioni” è comparsa nelle conversazioni di crisi con una frequenza aumentata del 5.200%, un’impennata che fa da specchio alle preoccupazioni più radicate.
E se il 6 novembre diventa un punto di rottura per tanti giovani LGBTQ+, non è solo per il risultato, ma per le implicazioni ormai esistenziali che questo riversa sulle loro vite, già segnate da un senso di esclusione e vulnerabilità. Chi può fuggire, lo fa, ma chi rimane è costretto a convivere con un’incertezza profonda.
Quasi un terzo delle chiamate proviene da giovani LGBTQ+ neri, che già affrontano un’incidenza altissima di disagio psicologico. Secondo il Trevor Project, il 14% dei giovani LGBTQ+ neri ha tentato il suicidio nell’ultimo anno, una percentuale che supera di gran lunga quella del 10% dei giovani LGBTQ+ bianchi. Il 44% dei giovani neri LGBTQ+ ha riportato pensieri suicidari gravi negli ultimi dodici mesi, dato che cresce vertiginosamente tra i giovani transgender e non binari.
Ma non si tratta solo di depressione. Il quadro si complica con il 55% dei giovani LGBTQ+ che riporta sintomi di disturbo d’ansia generalizzato, una percentuale che raggiunge il 70% tra i giovani transgender neri e non binari. E se questi sintomi sono il segnale di un malessere diffuso, la risposta del sistema è ampiamente insufficiente: il 49% di loro ha cercato supporto psicologico senza successo, intrappolato tra barriere economiche e un sistema di assistenza incapace di accogliere le loro specifiche esigenze.
È una crisi che “ha radici profonde e che non può più essere ignorata“, come osserva Jaymes Black, CEO del Trevor Project: “quando il sostegno alla vicepresidente Harris ha raggiunto l’85% tra gli elettori neri, la maggioranza assoluta di questi giovani si aspettava un segnale di vicinanza e sicurezza. Ora si trovano, al contrario, in una spirale di disagio, in un momento in cui la politica ha sollevato più timori che promesse”
Le dimostrazioni di sostegno delle associazioni LGBTQIA+ statunitensi
In un momento di sconforto profondo per la comunità LGBTQIA+ statunitense, sono le associazioni a farsi portavoce di un messaggio di resistenza e speranza.
“La comunità LGBTQ ha già vissuto momenti come questo – insieme a tutte le altre comunità emarginate – e il dolore di oggi è tangibile” afferma Sarah Kate Ellis, Presidente e CEO di GLAAD. “Dalla Lavender Scare alla rivolta di Stonewall, dalla crisi dell’HIV alle vittorie per il matrimonio egualitario, ogni volta che abbiamo toccato il fondo abbiamo trovato la forza per risalire. Questo è un momento di crisi, sì, ma è anche un’opportunità di cambiamento. Sappiamo prenderci cura l’uno dell’altro, e sappiamo come spingere avanti il nostro paese e il mondo“.
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Anche il Trans Law Center si unisce a questo grido di incoraggiamento, ricordando le radici di resistenza della comunità trans: “La nostra forza viene da una lunga storia di lotta, che affonda nelle radici nere e indigene dei nostri antenati. Difenderemo il diritto a essere noi stessi, ad accedere alle cure di affermazione di genere, all’aborto, a un futuro climatico giusto, e lo faremo finché leggi, politiche e società non rifletteranno la cura e il rispetto che meritiamo, senza concessioni“.
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Elevated Access, la rete di piloti volontari che consente l’accesso a cure di affermazione di genere e servizi per l’aborto, ribadisce il proprio impegno: “Accesso e diritti vanno di pari passo, e le elezioni sono solo un passo. Non risolvono né distruggono tutto da sole. Noi continueremo a essere presenti, comunque andrà“.
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