Vietato parlare di Gestazione per Altri in Emilia Romagna, pena la perdita dei fondi regionali per le associazioni LGBTQIA+

Il Centro LGBTQIA+ del Cassero: "Abbiamo bisogno che chi governerà la Regione si impegni a cancellare questo articolo di legge e a ridarci la libertà di parlare delle nostre vite".

Ascolta:
0:00
-
0:00
gestazione-per-altri-emilia-romagna
2 min. di lettura

Il Centro LGBTQIA+ del Cassero rispolvera le contraddizioni e i rischi di una vecchia normativa, la Legge Regionale n° 15 del 2019 – un regolamento ideato per prevenire e contrastare discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

È però l’articolo 12 a destare preoccupazione, specialmente ora: “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la Regione non concede contributi ad associazioni che nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità”.

Con surrogazione di maternità, si intende ovviamente la Gestazione per Altri (GPA), dichiarata reato universale in Italia nel 2024. Proprio alla luce dei recenti sviluppi, il Cassero ha riportato l’attenzione su una normativa che, di fatto, censura le voci LGBTQIA+ a difesa dei diritti riproduttivi. E nel farlo, chiede ai candidati alle elezioni regionali di intervenire sull’articolo 12 – in un appello firmato da Famiglie Arcobaleno, MIT, Gruppo Trans*, Lesbiche Bologna e Frame.

Il divieto di parlarne viene infatti imposto solo ai sostenitori della GPA, con l’ambiguità dell’espressione “pubblicizzano” che rischia di mettere un bavaglio ad associazioni, giornali e dibattiti pubblici, lasciando spazio unicamente alle opinioni contrarie. Eppure, la normativa ha trovato una forte opposizione nella popolazione italiana, come evidenziato da un sondaggio di Gay.it, dove il 90% dei lettori si è dichiarato contrario al DDL Varchi. 

Ondata di dissenso che si è trasformata in mobilitazione con l’iniziativa “Amore Universale”, che ha visto, a fine ottobre, migliaia di persone scendere in piazza in tutta Italia per sostenere le famiglie arcobaleno, criticando il clima di repressione promosso dal governo. Manifestazioni di questo tipo – se interpretate come “propaganda” – potrebbero però costare a un’associazione LGBTQIA+ romagnola essenziali fondi per continuare le proprie attività.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Un clima di sospetto

Un ulteriore sviluppo è giunto dalle parole della ministra Eugenia Roccella, secondo cui i medici dovrebbero segnalare le maternità sospettate di essere surrogate. Una dichiarazione che ha destato scalpore e suscitato la dura replica dell’ordine dei medici, che in un comunicato hanno denunciato la natura lesiva di una tale sorveglianza nei confronti delle libertà personali. In un contesto dove il sospetto di GPA può risultare in una segnalazione medica, la tutela della privacy delle famiglie diventa un diritto sempre più fragile.

Il dibattito internazionale difende la Gestazione per Altri

Il dibattito sulla Gestazione per Altri e sul suo nuovo status di reato universale in Italia è però arrivato anche all’estero: il Dipartimento di Stato USA – ancora sotto l’amministrazione Biden – ha recentemente criticato il DDL Varchi per il suo impianto fortemente discriminatorio nei confronti delle famiglie omogenitoriali.

A conferma delle conseguenze dirette della normativa, la storia dei due papà italiani bloccati in Argentina con la figlia nata tramite GPA. Il caso esemplifica il peso delle nuove disposizioni, che criminalizzano una pratica legale all’estero, lasciando le famiglie omogenitoriali in una situazione di totale incertezza legale e isolamento.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.