Stati Uniti, l’omobitransfobico Marco Rubio a guida della politica estera. Ecco chi è e cos’ha detto sulla comunità LGBTQIA+

Il neoeletto presidente Donald Trump nomina il senatore della Florida a Segretario di Stato, conferendogli un ruolo di rilievo che estenderà l’influenza delle sue posizioni ben oltre i confini USA.

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Marco Rubio durante la campagna elettorale di Donald Trump
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Non c’è forse figura più centrale, e spesso più decisiva, del Segretario di Stato negli Stati Uniti. È il volto di una nazione, la sua voce nel mondo, il custode degli interessi globali e il tessitore della sua rete diplomatica.

Ma l’America di Donald Trump ci ormai abituati, nelle ultime settimane, a considerare le nomine non tanto come scelte strategiche quanto come pedine da piazzare sulla scacchiera della propria strumentale battaglia ideologica. E così, il nuovo Segretario di Stato sarà Marco Rubio, lo stesso senatore della Florida che, durante le primarie repubblicane del 2016, aveva definito Trump una “minaccia per il paese”. E che ora, però, pare più che entusiasta di fare squadra con quella stessa “minaccia”.

Del resto, nonostante l’apparente maretta, le posizioni del neoeletto presidente degli Stati Uniti e del suo nuovo Segretario sono più che allineate: la carriera politica di Rubio è stata un lungo susseguirsi di dichiarazioni e iniziative ferocemente anti-LGBTQIA+, tanto da farsi un nome come uno dei legislatori più conservatori dello stato del sole.

Ora sarà lui a rappresentare l’America nel mondo, con un potere enorme a disposizione. E la sua prospettiva sarà destinata ad influenzare quella di tutte le democrazie occidentali, un fortissimo segnale di legittimazione dell’odio e delle retoriche autoritarie che già oggi sono in netta risalita.

Chi è Marco Rubio?

Marco Rubio è l’incarnazione perfetta del sogno americano: figlio di immigrati cubani, cresciuto in una famiglia modesta, si fa strada a gomitate nell’intricato mondo della politica americana, diventando uno dei volti più riconoscibili del Partito Repubblicano. Ma dietro al sorriso da copertina e alla retorica accattivante, Rubio ha saputo costruire mattone per mattone la propria scalata politica sull’odio e la sopraffazione delle minoranze. Una visione lungimirante che dalle istituzioni locali della Florida lo ha portato oggi a ricoprire una delle più alte cariche della legislatura Trump.

La sua carriera inizia con il ruolo di consigliere comunale a West Miami. Da lì, Rubio compie un passo decisivo nel 2000, entrando nella Camera dei Rappresentanti della Florida, dove diventa presto uno dei legislatori più influenti dello Stato. La sua scalata culmina nel 2006, quando viene nominato presidente della Camera dei Rappresentanti della Florida, ruolo di grande visibilità che sfrutta per promuovere la sua agenda conservatrice, basata su tagli fiscali, privatizzazioni e un rigido controllo della spesa pubblica.

Nel 2010 Rubio compie il grande salto verso il panorama nazionale, candidandosi al Senato degli Stati Uniti in un’elezione che lo vede inizialmente considerato un outsider. Ma il suo messaggio, perfettamente in sintonia con l’onda del Tea Party, conquista rapidamente terreno, portandolo a sconfiggere persino il governatore repubblicano uscente Charlie Crist, che si era candidato come indipendente.

Come senatore, Rubio si posiziona tra i conservatori di ferro, guadagnandosi la fama di “falco” in politica estera e di rigido oppositore di riforme progressiste, specialmente in materia di diritti civili e ambientali. Nonostante la sua carriera legislativa, Rubio ha però sempre puntato a ruoli di maggior prestigio. Nel 2016 tenta la corsa alla presidenza, presentandosi come il volto fresco e giovane di un Partito Repubblicano che doveva rinnovarsi.

Tuttavia, il suo cammino si scontra con l’ascesa travolgente di Donald Trump, che lo riduce a un ruolo secondario nella corsa elettorale. Dopo il ritiro dalla campagna presidenziale, Rubio decide di cercare la rielezione al Senato. Fino all’elezione, nel 2024, come Segretario di Stato della seconda legislatura Trump.

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La posizione di Marco Rubio sulle questioni LGBTQIA+

Senatore di professione e moralista di vocazione, Marco Rubio è l’espressione ultima dell’agenda repubblicana più conservatrice in materia di diritti civili. Nel 2015, con il piglio di un teologo medievale, si scagliava contro la decisione della Corte Suprema di legalizzare il matrimonio egualitario, definendolo un esempio di governo che “costringe le persone a peccare” e una “stupida perdita di tempo“. Sulle adozioni per le coppie omosessuali, disse: “Non possiamo permettere che i bambini più svantaggiati dello stato diventino parte di un esperimento sociale”.

Non contento, ha votato contro il Respect for Marriage Act, la legge che garantisce il riconoscimento federale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La sua crociata è poi continuata con il fermo endorsement alla legge “Don’t Say Gay” del governatore Ron DeSantis amico della nostra premier, che vieta discussioni sulle tematiche LGBTQIA+ nelle scuole. E che dire delle tutele contro la discriminazione? Rubio si è opposto anche all’Equality Act, che avrebbe garantito protezioni ai lavoratori LGBTQIA+, e ha contestato un ordine esecutivo di Obama che impediva discriminazioni tra gli appaltatori federali.

Del resto, con coloro che la comunità LGBTQIA+ la discriminano, Rubio ci va a nozze: più volte il senatore della Florida ha partecipato a fundraiser ed eventi organizzati da enti accusati di praticare le terapie di conversione – che Rubio non considera un problema da eradicare.

Marco Rubio e la crociata anti-trans

Negli anni recenti, Rubio ha però saputo ben sfruttare anche la sempre più pervasiva retorica anti-trans interna al partito repubblicano. Con il suo consueto piglio paternalistico, ha sostenuto il Protection of Women and Girls in Sports Act, proposta di legge che punta a stabilire il sesso degli atleti esclusivamente sulla base della biologia riproduttiva alla nascita. 

Nel gennaio 2024, Rubio ha rincarato la dose, scrivendo una lettera a USA Boxing per contestare la politica inclusiva dell’organizzazione, che permette alle donne trans di gareggiare con le donne cisgender. Nella lettera, ha agitato lo spettro della chirurgia “irreversibile e pericolosa“. Non è una novità. Già durante la sua campagna elettorale del 2022, Rubio aveva sfoderato spot contro il suo avversario, Val Demings, accusandolo di promuovere “l’ideologia gender” negli sport giovanili.

La questione si estende però anche oltre il mondo dello sport. Rubio si è espresso contro l’accesso delle persone transgender ai bagni pubblici, respingendo l’idea che ciascuno debba avere il diritto di usare lo spazio che più rispecchia la propria identità, ed ipersemplificando la questione per renderla più digeribile alle masse.

Ed anche l’ambito sanitario non è immune alla sua crociata. Rubio ha definito le cure mediche per l’affermazione di genere “dannose per i bambini”, sostenendo che queste procedure siano “irresponsabili e malevole”. Come senatore della Florida, ha spinto per leggi che proibiscano non solo l’accesso a tali cure, ma anche il diritto degli operatori sanitari di fornire qualsiasi tipologia di supporto alle persone trans – in una inquietante ghettizzazione delle identità non conformi. E infine, l’esercito. Nel 2023, Rubio ha sostenuto una legge per vietare alle persone transgender di servire apertamente nelle forze armate.

Oggi, queste retoriche rischiano di trasformarsi nel marchio distintivo della politica estera della seconda legislatura Trump. Se nel 2015 gli Stati Uniti hanno fatto da apripista per le grandi potenze europee legalizzando il matrimonio egualitario, potrebbero nuovamente assumere un ruolo guida. Stavolta, però, nella direzione opposta. 

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