“…Sto emanando un ordine a tempo indeterminato per limitare la vendita o la fornitura di bloccanti della pubertà ai minori di 18 anni tramite prescrizione medica rilasciata da un medico privato del Regno Unito o da un medico registrato al di fuori del Regno Unito”
Con queste parole Wes Streeting, Ministro della Salute e dell’Assistenza Sociale del Regno Unito, davanti alla Camera dei Comuni (qui il documento integrale da gov.uk), ha comunicato il divieto imposto dal governo britannico ai farmaci che inibiscono la pubertà (triptorelina).
Perché il Regno Unito ha vietato i bloccanti della pubertà per i minori
Secondo il ministro della Salute del Regno Unito, la decisione di vietare i bloccanti della pubertà per i minori di 18 anni si basa su evidenze scientifiche insufficienti riguardo la loro sicurezza ed efficacia nel trattamento dell’incongruenza di genere. La “Cass Review” ha evidenziato l’assenza di dati a lungo termine sugli effetti di questi farmaci, sollevando dubbi sui benefici e rischi associati. Il ministro ha definito “scandaloso” che tali trattamenti siano stati somministrati senza il rigore di sperimentazioni cliniche adeguate.
L’NHS, in risposta, ha già sospeso l’uso di routine di questi farmaci, e il governo ha esteso il divieto anche al settore privato. Secondo la Commissione indipendente per i medicinali per uso umano, la prescrizione di bloccanti in contesti privi di adeguata supervisione rappresenta un rischio inaccettabile per la sicurezza. La commissione ha inoltre sottolineato che i pazienti e le loro famiglie spesso non ricevono informazioni sufficienti per fornire un consenso realmente informato.
Il governo ha annunciato l’avvio di una sperimentazione clinica, unica al mondo, per studiare gli effetti degli ormoni che sopprimono la pubertà. Questo studio mira a colmare le lacune nelle conoscenze e a fornire basi scientifiche solide per future decisioni.
Parallelamente, il NHS sta riorganizzando i servizi per l’incongruenza di genere, introducendo un approccio clinico multidisciplinare che tenga conto delle esigenze psicologiche, fisiche e sociali dei giovani. Sono già stati aperti nuovi centri per ridurre le liste d’attesa e migliorare l’accesso alle cure. Inoltre, si sta valutando l’istituzione di servizi per giovani tra i 17 e i 25 anni, per garantire un supporto continuo.
Il ministro ha ribadito che la sicurezza dei bambini è una priorità assoluta e che le decisioni saranno sempre basate su evidenze mediche, non su pressioni politiche. Infine, ha riconosciuto le difficoltà affrontate dai giovani trans nel Regno Unito, sottolineando l’impegno del governo a migliorare il loro benessere e la qualità delle cure disponibili.
La risposta delle associazioni trans UK
Mermaids, la più influente onlus che si occupa di giovani e giovanissime persone trans e della loro affermazione, ha risposto con un duro comunicato, che traduciamo integralmente.
In quanto organizzazioni del settore LGBTQ+, siamo profondamente delusi dal fatto che il governo del Regno Unito abbia deciso di continuare a criminalizzare la prescrizione di farmaci che sopprimono la pubertà per bambini e giovani trans al di fuori di uno studio di ricerca proposto dal NHS. Si prega di leggere la dichiarazione completa, firmata da tutte le organizzazioni taggate, tramite il link nella nostra biografia.
A tutti i bambini e i giovani trans che stanno leggendo questo: non siete soli. I giovani trans e non conformi al genere sono sempre esistiti e hanno trovato il modo di prosperare durante la giovinezza e fino all’età adulta. In quanto organizzazioni LGBTQ+, siamo qui per supportarvi, ascoltare le vostre preoccupazioni e non smetteremo di sostenere le vostre esigenze.
Sappiamo che questa decisione ha avuto e continuerà ad avere un impatto significativo sulla vita di alcuni giovani. Incoraggiamo le persone a scrivere e pubblicare in modo responsabile su questo argomento, tenendo presente l’impatto che ciò può avere sulla salute mentale degli altri.
Se hai bisogno di parlare con qualcuno, i nostri servizi di assistenza telefonica e di chat online sono attivi dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 20:30, al numero 0808 801 0400.
I bloccanti sono farmaci salvavita, ma non sono profittevoli?
I farmaci bloccanti della pubertà sono stati considerati salvavita per moltissime giovani persone trans. La triptorelina, un analogo del GnRH, regola gli ormoni riducendo la produzione di testosterone ed estrogeni dopo un iniziale aumento. Utilizzata per trattare cancro alla prostata, endometriosi e fibromi uterini, trova impiego nell’affermazione di genere, ritardando la pubertà nelle giovani persone trans. Questo uso “off label” è considerato un aiuto, reversibile, per esplorare l’identità di genere senza i cambiamenti della pubertà biologica. La letteratura scientifica ha mostrato che l’interruzione tempestiva della pubertà può ridurre drasticamente il rischio di autolesionismo e tentativi di suicidio tra i giovani transgender. La triptorelina offre quindi non solo una gestione delle condizioni fisiche, ma agisce come un vero e proprio salvavita, sostenendo la salute mentale in un momento critico dello sviluppo dell’individuo. Tuttavia la recente escalation di transfobia istituzionalizzata nelle democrazie occidentali, si veda l’onda transfobica della entrante amministrazione Trump, qui la nostra intervista a un’associazione trans USA, e ora la decisione del governo britannico, stanno mettendo in forte discussione l’utilizzo di queste molecole farmacologiche.
Nonostante sia scientificamente provato che il blocco degli ormoni sia solamente temporaneo, sembra prevalere un atteggiamento di eccessiva prudenza. Che da un lato lascia intravedere la solita, serpeggiante e purtroppo nota transfobia di fondo. Dall’altro desta sospetti sui movimenti delle lobby farmaceutiche, che potrebbero favorire ritardi nell’uso off-label di questi farmaci in attesa di organizzare in modo più efficiente i meccanismi di profitto che governano la ricerca scientifica. Va infatti sottolineato come, nelle parole di Streeting, ministro del governo laburista Starmer, ci sia un’apertura ad approfondimenti che potrebbero favorire una ri-organizzazione dell’uso di queste molecole in una modalità più profittevole rispetto all’attuale utilizzo anomalo (off-label).
Situazione italiana
Appare infatti a tratti inspiegabile l’alzata di scudi con cui pressoché tutte le democrazie occidentali abbiano imposto un freno a farmaci considerati in molti casi veri e propri salvavita. Non è affatto da escludere, dunque, un lavorio di fondo delle lobby farmaceutiche a riguardo. In Italia il Governo Meloni ha organizzato una commissione di osservazione sul Careggi, centro ospedaliero di eccellenza per i percorsi di affermazione di genere di minori trans, riportando indietro le lancette dell’orologio verso un approccio patolgizzante. Ispezioni faziose, un tavolo tecnico e una relazione definita dagli esperti “confusionaria e incompleta” hanno evidenziato presunte criticità nei protocolli, aprendo la strada alla revisione delle linee guida AIFA. Un’altra evidenza di come la lobby farmaceutica stia monitorando con crescente interesse l’opportunità di tramutare in profitto quelli che ad oggi sono percorsi farmacologici inattesi, perché off-label, e dunque non governati a monte da logiche di profitto.

La commissione, guidata dai ministri Schillaci e Roccella e composta da figure ideologicamente vicine al governo, e in totale assenza di rappresentanza trans, sembra aver deciso in anticipo l’esito di questa revisione. Un approccio pregiudiziale che minaccia l’accesso a cure essenziali, compromettendo la salute fisica e mentale, e persino la vita, delle giovani persone trans.
Triptorelina, il Governo ottiene l’approccio patologizzante, cosa dice il testo integrale
Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Movimento Identità Trans, critica duramente la decisione del Regno Unito di vietare a tempo indeterminato i bloccanti della pubertà, definendola un risultato delle retoriche anti-gender. Parigiani accusa il clima attuale (non solo in UK) di voler cancellare l’esistenza delle persone trans, privandole di supporto, diritti e farmaci essenziali.
“Forse però hanno dimenticato di valutare i danni drammatici che questa mossa politica cagionerà, gettando nello sconforto le tante persone trans che attendevano questo farmaco salvavita: volevate le prove anche di questo? Avete bisogno di toccare con mano cosa significhi togliere un farmaco salvavita?”
L’attivista sottolinea come il governo inglese giustifichi il divieto con l’assenza di prove sulla sicurezza dei farmaci, ignorando però i danni che tale decisione potrebbe causare a chi li considera salvavita. L’attivista teme che la misura possa influenzare anche l’Italia, fornendo un pretesto per ostacolare l’accesso a queste terapie, già minacciate da un clima politico ostile. Quindi la denuncia senza mezzi termini:
“persone in carne ed ossa schiacciate da un clima di persecuzione istituzionale“.
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