Triptorelina, il Governo ottiene l’approccio patologizzante, cosa dice il testo integrale

Scongiurato il ban alle terapie, ma si impone di seguire alla lettera la direttiva AIFA 2019 e il suo approccio patologizzante ormai superato secondo le linee guida internazionali.

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Triptorelina, il testo integrale della relazione sull'ispezione al Centro per le terapie affermative del Careggi di Firenze
Triptorelina, il testo integrale della relazione sull'ispezione al Centro per le terapie affermative del Careggi di Firenze
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È stata resa pubblica la relazione sulla “visita ispettiva ordinaria urgente” al reparto per le terapie di affermazione di genere rivolte ai minori dell’ospedale Careggi di Firenze. Nessun collettivo o associazione di attivist* trans* ne ha partecipato alla stesura. 

Nelle scorse settimane ne avevamo già anticipato i risultati, in relazione alla risposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci alla seconda interrogazione parlamentare presentata dal senatore forzista Maurizio Gasparri, il quale sosteneva l’accusa che farmaci bloccanti della pubertà fossero somministrati “come caramelle” all* bambin* con incongruenza di genere, mettendo in dubbio l’operato dei professionisti sanitari di uno dei più rinomati centri di eccellenza per le terapie affermative in Italia. Oggi, abbiamo accesso al testo completo. 

La buona notizia è che, per ora, i percorsi non sono sospesi: gli 85 minori in carico al reparto continueranno ad avere accesso alla triptorelina ed il Centro potrà avviare nuovi percorsi – in teoria.

La cattiva notizia è che i tempi torneranno a dilatarsi: si torna all’approccio estremamente patologizzante come da direttiva AIFA 2019, ancora non aggiornata alle ultime linee guida internazionali per salute delle persone trans WPATH SOC8, del 2022, all’interno delle quali rientrava l’operato di Careggi.

Careggi-Transgender-Triptorelina-affermazione-di-genere-Gasparri

Una delle indicazioni contenuta nella relazione è infatti che sia inserita “regolare valutazione del neuropsichiatra infantile in tutti gli adolescenti ai fini della prescrivibilità e rimborsabilità della triptorelina”.

La relazione del ministero della Salute avrebbe quindi identificato undici “azioni di miglioramento” in risposta alle “criticità” osservate presso il Centro.

“Preliminarmente, si osserva che l’interpretazione dei criteri di inclusione della determina ALFA relativa all’impiego della triptorelina, sembra avere ingenerato confusione – si legge nella relazione.

Infatti, sebbene nel testo principale della determina si parli di “diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva”, nei successivi criteri di inclusione si parla di “mancata efficacia dell’assistenza psicologica, psicoterapeutica o psichiatrica”.

La presenza di una “o” disgiuntiva nei criteri di inclusione della determina ALFA, sembra avere portato l’equipe multidisciplinare a non esigere necessariamente il supporto psichiatrico per l’avviamento al trattamento con triptorelina. Alcuni casi trattati con triptorelina, dunque, sarebbero stati oggetto soltanto di trattamento psicologico e psicoterapeutico”.

Triptorelina - immagine di repertorio
Triptorelina – immagine di repertorio

Insomma, è evidente che la preoccupazione principale del governo in questo senso non sia mai stato il fattore di rischio nell’assunzione del farmaco triptorelina in sé, bensì il fatto che esso venga utilizzato in ambito di transizione di genere senza che venisse applicata una buona dose di stigma e patologizzazione nel processo.

Perché se nella relazione si fa cenno al monitoraggio dei “possibili effetti collaterali”, il focus è rivolto principalmente alla presunta necessità di un percorso psichiatrico approfondito per escludere qualsiasi altra cosa prima di confermare la diagnosi di disforia di genere – ed anche in quel caso, il percorso sarà rivolto più sul tentativo di curarla ad ogni costo che sull’affermare l’identità del soggetto. Insomma, un vero e proprio heads up alle terapie riparative. 

Senza contare i probabili futuri rallentamenti nell’avvio e nella continuazione dei percorsi, a causa della situazione di sotto-organico in cui versano ormai quasi tutte le strutture sanitarie nel nostro paese: se il protocollo extraregione non funziona, bisognerà assumere nuovo personale – dice la relazione –, ma nel frattempo ci si arrangia con quello che c’è. Con il rischio che minori disperat* cerchino aiuto da altre parti ed ottengano rischiosissimi ormoni senza prescrizioni.

Al di là dei tecnicismi, il cui obiettivo è ben chiaro – relegare ancora una volta l’incongruenza di genere a un disturbo mentale da cercare di curare a tutti i costi e limitare quindi il più possibile l’accesso alle terapie affermative – è importante anche porre l’accento su come la relazione dipinge l* bambin* trans e la loro esperienza.

“Da quanto rilevato in sede di audit, vi è un unico clinico prevalente coinvolto negli aspetti di accertamento psicologico che in tutte le fasi del percorso conosce minori ed adulti, seppur con possibili momenti separati ed anche con l’ausilio di altre figure del percorso.

Questa scelta può dare adito ad un’ulteriore difficoltà nella definizione diagnostica stessa, per le inevitabili ricadute nella gestione dello spazio di consulenza. Gli spazi valutativi condivisi, se da una parte possono risultare garanzia di monitoraggio, dall’altra potrebbero influenzare dati clinici importanti da rilevare.

Un minore che dichiari ripetutamente il suo malessere, magari da tempo, può porre il caregiver in una situazione di potenziale “scacco” affettivo/ “ricatto emotivo”, con rischio che scelte “non libere da condizionamento” vengano assunte senza tenere in considerazione le conseguenze/ricadute per il caregiver stesso”.

La propria identità viene paragonata a un semplice capriccio, l* bambin* che esperiscono incongruenza di genere diventano espert* manipolator*, capaci di influenzare le decisioni dei propri caregiver.

Transgender triptorelina

Insomma, se l’esito finale è fortunatamente più roseo di quanto ci aspettassimo – anche grazie al lavoro della comunità medica e scientifica che negli scorsi mesi si è impegnata a fare informazione chiara e scevra di bias in ambito di terapie affermative per i minori – non si tratta di una vera e propria vittoria.

Tornare indietro è mai un segnale positivo, e in questo caso, il Careggi sarà costretto a tornare a un approccio superato, non in linea con le raccomandazioni internazionali. Un approccio patologizzante, che torna a mettere stigma su qualcosa che invece dovrebbe ormai essere stato sdoganato da anni.

Nel 2024, l’Italia sceglie di considerare ancora le persone trans come soggetti da curare, da tentare di dissuadere, da analizzare per arrivare “alla radice del problema” quando il problema semplicemente non c’è: c’è solo un’identità di genere non congrua con quella assegnata alla nascita.

Ma torniamo a ripeterlo: non c’è buon senso che tenga contro l’ideologia monolitica di questa destra.

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