Mentre l’associazione reazionaria ultra-cattolica Pro Vita suggerisce l’agenda repressiva anti-LGBTIAQ+ a Giorgia Meloni e al governo di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, nella vita di tutti i giorni ci sono cristiani-cattolici che si adoperano per applicare la parola di Cristo sui temi dell’uguaglianza e dell’accoglienza delle diversità e delle fragilità.
Aparecida è una donna trans e ha condiviso la sua straordinaria testimonianza di vita e fede grazie a La Tenda di Gionata, organizzazione cristiana queer impegnata nel sostegno e nella narrazione dei percorsi spirituali delle persone LGBTQIA+ e che, dopo una lunga odissea, è riuscita ad inserire il proprio pellegrinaggio nell’ambito del Giubileo del 2025 (ma non ci sarà un Giubileo LGBTIAQ). La storia di Aparecida, intrisa di dolore, riscatto e rinascita, è parte del progetto “Nati due volte”, che mira a costruire ponti di conoscenza e abbattere i pregiudizi tra le comunità transgender e il mondo delle chiese cristiane.
Dal buio alla luce: una trasformazione possibile
Aparecida ha affrontato un passato segnato dall’emarginazione e dalla strada, si è trovata coinvolta nella prostituzione fin da giovane, dopo essere stata respinta dalla famiglia per la sua identità di genere (non è noto il suo paese di origine). Costretta a trasferirsi in Italia e a lavorare per ripagare un debito, ha vissuto anni di isolamento e precarietà. Poi, l’incontro con l’unità di strada Rabbunì di Reggio Emilia e il sostegno del Progetto Rosemary hanno rappresentato una svolta nella sua vita. Del suo bellissimo racconto (che potete leggere su La Tenda di Gionata), c’è un passaggio di straordinaria umanità e normalità:
Mi prendo più cura di me, preparo da mangiare per me, cucino quello che mi piace: riso e fagioli, la pasta col pesto… Durante la settimana faccio tante attività, come la scuola d’italiano, la palestra, anche il volontariato alla mensa Caritas una mattina alla settimana. Lì ho visto che ci sono tante persone che si danno da fare per aiutare altre persone che sono in strada, che non hanno abitazione, che non hanno da mangiare.
Grazie a questa nuova realtà, Aparecida ha scoperto il valore della solidarietà e ha iniziato un percorso di rinascita personale e lavorativa. Il tema dell’identità di genere è stata invece più volte trattata con superficialità da Papa Francesco. La dichiarazione Dignitas infinita del Vaticano aveva infatti sollevato critiche per il suo approccio ultra-conservatore, marginalizzando la comunità LGBTI e mostrando transfobia sull’identità di genere. Genitori cattolici maltesi avevano scritto al Papa lamentando il rischio di alimentare discriminazione e odio. Francesco aveva risposto, con la gesuita ambiguità che connota il suo papato, distinguendo persone transgender e “ideologia gender” (in perfetta linea con le teorie gender perseguitate dall’estrema destra italiana che ha approvato la risoluzione Sasso).
Lo scorso 12 ottobre Papa Francesco aveva incontrato a Roma un gruppo di cattolici transgender, intersessuali e alleati, ascoltando per oltre un’ora le loro esperienze di vita. L’evento, organizzato da suor Jeannine Gramick di New Ways Ministry, aveva coinvolto genitori, attivisti e medici. Tra i partecipanti, Nicole Santamaria, donna intersessuale, e Michael Sennett, uomo trans, avevano condiviso storie di resilienza, mentre suor Gramick insieme alla comitiva aveva esortato il Papa a favorire inclusione e dialogo nella Chiesa verso la comunità LGBTQIA+. Alle parole di Bergoglio che stigmatizzavano l’identità di genere, suor Gramick aveva ribattuto: “il termine nega le storie individuali delle persone trans“. Come quella di Aparecida, per esempio.
Cos’è Rabbunì
Rabbunì O.D.V. è un’associazione che supporta persone vittime di tratta, violenza e sfruttamento. Opera nelle periferie esistenziali con unità di strada, offrendo accoglienza e percorsi di rinascita per donne, persone transgender, madri e minori. Promuove dignità, integrazione e riconciliazione, coinvolgendo i Paesi d’origine in progetti di rimpatrio volontario. Sensibilizza i giovani su valori di gratuità, amore e libertà.
Cos’è il Progetto Rosemary
Il Progetto Rosemary, parte della rete “Oltre la Strada” dell’Emilia-Romagna, sostiene persone vittime di tratta e sfruttamento sessuale. Attraverso unità di strada, crea fiducia e informa sui diritti, e offre accoglienza in luoghi protetti. Promuove formazione, inserimento lavorativo e autonomia economica, garantendo supporto legale e percorsi di reinserimento o rimpatrio volontario. Accoglie anche mamme con bambini e persone vulnerabili.
Aparecida ha ritrovato la fede: “La Chiesa siamo noi”
Oggi Aparecida vive una vita serena, impegnandosi nel volontariato e costruendo un futuro lavorativo stabile. Ma la trasformazione più profonda è avvenuta nella sua relazione con la fede. “La Chiesa non è fatta di muri, ma siamo noi persone il tempio di Dio,” racconta. Per lei, la spiritualità è diventata fonte di gioia e forza interiore, un elemento centrale della sua nuova esistenza.
Un progetto che unisce fede e identità di genere
La testimonianza di Aparecida è solo una delle tante raccolte appunto nel progetto “Nati due volte”, promosso da La Tenda di Gionata. È un percorso che mira a valorizzare le esperienze delle persone transgender nelle comunità cattoliche ed evangeliche, per creare dialogo e comprensione. Le storie raccolte verranno pubblicate in un libretto gratuito durante le Veglie di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia nel maggio 2025. Per leggere altre testimonianze o contribuire con la propria, è possibile visitare il sito gionata.org.

