Il documento del Vaticano che mette l’intera comunità LGBTI ai margini: teoria gender, surrogata, bambini e altre mistificazioni reazionarie

Emanata l'attesa "Dignitas infinita" che conferma l'ossessione per il controllo dei corpi.

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Papa Francesco Dignitas Infinita - Chiesa Cattolica - Vaticano
Papa Francesco Dignitas Infinita - Chiesa Cattolica - Vaticano
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È stato pubblicato oggi Dignitas infinita, documento emanato dal Dicastero della Dottrina della Fede, curato da dal prefetto Victor Manuel Fernandez e firmato da Papa Francesco. Il documento, costato cinque anni di fatica e nel quale si evidenzia una sintesi dei primi dieci anni del pontificato di Bergoglio, rivela con chiarezza il cuore ultra-conservatore della Chiesa a guida Bergoglio in tema di diritti individuali, mostrando un volto progressista di comodo su questioni quali la violenza sulle donne e sui migranti.

Curiosamente il documento auspica tolleranza per le persone LGBT, ma poi si scaglia contro l’inesistente teoria gender e contro le associazioni che la promuoverebbero. Un sostanziale tono paternalista lascia intendere che nessuno sarà cacciato dalla casa di Dio, ma neanche aiutato nella propria condizione di margine.  Sull’identità di genere, emerge una chiara matrice transfobica e anche il Vaticano – incredibile – agita i bambini come fossero armi di falsa mistificazione dell’affermazione di genere di adolescenti trans e giovani persone gender non conforming.

Abbiamo letto e analizzato tutto il documento e abbiamo estratto alcuni passaggi su cui vale la pena richiedere l’attenzione della community di Gay.it.

Dignitas infinita  (qui il documento integrale)

L’inesistente teoria gender

Come un qualsiasi partito o regime nazional-fascista di quest’epoca, il Dicastero contempla la fantomatica “teoria gender”, di cui il documento sottolinea la “pericolosità”. Sul tema vengono citate le parole di Papa Francesco:

“i tentativi compiuti negli ultimi decenni di introdurre nuovi diritti, non pienamente consistenti rispetto a quelli originalmente definiti e non sempre accettabili, hanno dato adito a colonizzazioni ideologiche, tra le quali ha un ruolo centrale la teoria del gender, che è pericolosissima perché cancella le differenze nella pretesa di rendere tutti uguali”. Il documento quindi si scaglia con ferocia contro qualsiasi ipotesi di auto-determinazione (è Dio, che decide per te): “Voler disporre di sé, così come prescrive la teoria del gender, indipendentemente da questa verità basilare della vita umana come dono, non significa altro che cedere all’antichissima tentazione dell’essere umano che si fa Dio ed entrare in concorrenza con il vero Dio dell’amore rivelatoci dal Vangelo.”

Non binarismo di genere

Quindi la velata allusione al non binarismo di genere, che deve lasciare campo libero al plurimillenario schema binario maschio-femmina:

“Un secondo rilievo a riguardo della teoria del gender è che essa vuole negare la più grande possibile tra le differenze esistenti tra gli esseri viventi: quella sessuale. Questa differenza fondante è non solo la più grande immaginabile, ma è anche la più bella e la più potente: essa raggiunge, nella coppia uomo-donna, la più ammirevole delle reciprocità ed è così la fonte di quel miracolo che mai smette di sorprenderci che è l’arrivo di nuovi esseri al mondo”

I bambini usati come armi di propaganda

Cattolici terrorizzati dalla possibilità di perdere il controllo dei corpi, ecco agitato lo spettro dei bambini, branditi come clave di propaganda terrorizzante:

Tale ideologia prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Diventa così inaccettabile che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare».

La distinzione uomo-donna

La difesa di una distinzione dettata dalla biologia, in questo caso considerata un’alleata per la propria propaganda di esclusione:

Sono, dunque, da respingere tutti quei tentativi che oscurano il riferimento all’ineliminabile differenza sessuale fra uomo e donna: «non possiamo separare ciò che è maschile e femminile dall’opera creata da Dio, che è anteriore a tutte le nostre decisioni ed esperienze e dove ci sono elementi biologici che è impossibile ignorare».Ogni persona umana, soltanto quando può riconoscere ed accettare questa differenza nella reciprocità, diventa capace di scoprire pienamente se stessa, la propria dignità e la propria identità.

L’affermazione di genere una minaccia alla dignità

Sull’affermazione di genere, il Dicastero è tranchant: qualsiasi variazione dalla volontà di Dio minaccia la dignità che la persona ha fin dal suo concepimento.

“qualsiasi intervento di cambio di sesso, di norma, rischia di minacciare la dignità unica che la persona ha ricevuto fin dal momento del concepimento. Questo non significa escludere la possibilità che una persona affetta da anomalie dei genitali già evidenti alla nascita o che si sviluppino successivamente, possa scegliere di ricevere assistenza medica allo scopo di risolvere tali anomalie. In questo caso, l’intervento non configurerebbe un cambio di sesso nel senso qui inteso.

Gestazione per altri reato universale insieme alla destra

Perfettamente allineato a destra suprematista trumpiana e alle destre di Orban e Meloni, il Vaticano ribadisce la sua contrarietà a qualsiasi soluzione scientifica consenta di generare nuove vite umane. La maternità surrogata diventa così una minaccia al rispetto della vita e la gestazione per altri un mercimonio. Confermato il supporto al ddl Varchi, con il quale la destra italiana vuole rendere la gestazione per altri un reato universale:

“ritengo deprecabile la pratica della cosiddetta maternità surrogata, che lede gravemente la dignità della donna e del figlio. Essa è fondata sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre. Un bambino è sempre un dono e mai l’oggetto di un contratto. Auspico, pertanto, un impegno della Comunità internazionale per proibire a livello universale tale pratica”

L’interruzione di gravidanza

Sull’interruzione di gravidanza, la posizione ferma di contrarietà è invalicabile e il Vaticano cita il reazionario Giovanni Paolo II e persino Madre Teresa di Calcutta, accusando la nostra società di crisi del senso morale. Non solo. Il documento del Dicastero della Dottrina della Fede ostenta la parola aborto come l’irrinunciabile e unico termine con il quale bisognerebbe definire l’interruzione di gravidanza e mette in guardia da chi, volendo difendere il diritto della donna sul proprio corpo, diventerebbe per i cattolici come il male travestito da bene.

La Chiesa non cessa di ricordare che «la dignità di ogni essere umano ha un carattere intrinseco e vale dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale. (…) Sulla base di questo valore intangibile della vita umana, il magistero ecclesiale si è sempre pronunciato contro l’aborto. Al riguardo scrive san Giovanni Paolo II: «fra tutti i delitti che l’uomo può compiere contro la vita, l’aborto procurato presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente grave e deprecabile. […] (…) L’accettazione dell’aborto nella mentalità, nel costume e nella stessa legge è segno eloquente di una pericolosissima crisi del senso morale, che diventa sempre più incapace di distinguere tra il bene e il male, persino quando è in gioco il diritto fondamentale alla vita. (…) Nel caso dell’aborto si registra la diffusione di una terminologia ambigua, come quella di “interruzione della gravidanza”, che tende a nasconderne la vera natura e ad attenuarne la gravità nell’opinione pubblica. (…) l’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita. (…) Merita qui di essere ricordato il generoso e coraggioso impegno di santa Teresa di Calcutta per la difesa di ogni concepito.

Eutanasia e suicidio assistito

Anche su eutanasia e suicidio assistito, persiste la paranoica ossessione per il controllo del corpo altrui, grazie alla quale la Chiesa di Roma utilizza la sofferenza per controllare gli individui:

È assai diffusa l’idea che l’eutanasia o il suicidio assistito siano coerenti con il rispetto della dignità della persona umana. Davanti a questo fatto, si deve ribadire con forza che la sofferenza non fa perdere al malato quella dignità che gli è propria in modo intrinseco e inalienabile, ma può diventare occasione per rinsaldare i vincoli di una mutua appartenenza e per prendere maggiore coscienza della preziosità di ogni persona per l’umanità intera.

Quindi si parla di alleviare le sofferenze dellə malatə, fin tanto che restino comunque in vita a soffrire, in un corto circuito sintattico che non merita commento, leggere per credere:

Certamente la dignità del malato in condizioni critiche o terminali chiede a tutti sforzi adeguati e necessari per alleviare la sua sofferenza tramite opportune cure palliative ed evitando ogni accanimento terapeutico o intervento sproporzionato. Queste cure rispondono al «dovere costante di comprensione dei bisogni del malato: bisogni di assistenza, sollievo dal dolore, bisogni emotivi, affettivi e spirituali».[94] Ma un tale sforzo è del tutto diverso, distinto, anzi contrario alla decisione di eliminare la propria o la vita altrui sotto il peso della sofferenza.

 

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