Pro Vita contro la Regione Lazio e gli 80.000 euro a Gay Help Line: “Gravi cedimenti a lobby elettorali”

Dopo aver dettato la linea di governo, Pro Vita è ancora una volta entrata a gamba tesa sulla politica regionale attaccando il finanziamento a Gay Help Line.

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Pro Vita e Famiglia torna a contestare la Regione Lazio guidata dall’ex Fronte della Gioventù Francesco Rocca, già criticato in passato per un iniziale patrocinio concesso al Roma Pride poi ritirato in fretta e furia tra le polemiche.

Questo perché la Regione Lazio guidata dalla destra ha confermato il finanziamento pubblico di 80.000 euro a favore del progetto Gay Help Line 800 713 713, che ogni anno riceve oltre 20.000 contatti da tutta Italia, di cui circa 3.600 relativi a episodi di discriminazione e aggressioni.

L’attacco di Pro Vita

Si tratta di un finanziamento identico a quello concesso dalla precedente Giunta Zingaretti nel 2019, che dimostra come il cambio di amministrazione non abbia portato alcuna discontinuità nell’abuso dei fondi pubblici per sostenere attività di stampo ideologico da parte delle lobby Lgbtqia+”, tuonano da Pro Vita, che sottolinea come Gay Help Line offra servizi come consulenza psicologica gratuita per persone Lgbtqia+ e i loro familiari; consulenza legale gratuita per casi di discriminazione e violenza omo-transfobica; supporto educativo nelle scuole; informazioni sui percorsi di transizione di genere e sulla rettifica di documenti per persone trans; mediazione sociale, familiare e lavorativa; ospitalità per vittime di omofobia familiare presso case rifugio; promozione di contatti con realtà gay, lesbiche, bisessuali e trans del territorio.

“Pro Vita & Famiglia denuncia con preoccupazione il fatto che tali attività, in particolare quelle relative alla scuola, ai percorsi di transizione di genere e al contatto con realtà Lgbtqia+, possano veicolare messaggi inappropriati o addirittura pericolosi, specialmente per adolescenti e minorenni che dovessero accedere o comunque entrare in contatto con il servizio. È inoltre legittimo chiedersi quale sia il reale interesse pubblico di tali attività e perché debbano essere finanziate con i soldi dei contribuenti”, dichiara Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus. “Se, dopo l’Umbria, il centrodestra non vuole rischiare di perdere anche la Regione Lazio, deve assolutamente impedire il ripetersi di questi gravi cedimenti a lobby elettorali del centrosinistra e mettere in campo con urgenza più provvedimenti concreti per sostenere la famiglia e la natalità” “L’associazione ha per questo denunciato quanto emerso e chiesto con forza il rispetto, da parte del centrodestra, delle proprie responsabilità, invitandolo a interrompere simili finanziamenti e a concentrarsi su politiche concrete a sostegno della famiglia e della natalità. Un cedimento alle pressioni gender che per Pro Vita & Famiglia è ingiustificabile e per questo la stessa associazione ha promesso, anche nel rispetto delle tantissime famiglie italiane contrarie a queste politiche, di continuare a vigilare sull’uso dei fondi pubblici, denunciando ogni decisione che alimenti l’agenda ideologica e divisiva Lgbtqia+”.

Dopo aver dettato la linea di governo tra ideologia gender, risoluzione Sasso, e i previsti 500.000 euro sull’educazione sessuale planati a favore della sua retorica reazionaria, Pro Vita è ancora una volta entrata a gamba tesa sulla politica regionale, attaccando un finanziamento che è stato approvato con una determinazione regionale del 30 aprile 2024.

Gay Help Line 800 713 713, il report del 2023/2024

Dall’inizio del servizio, marzo 2006, Gay Help Line ha ricevuto oltre 350.000 contatti. Nell’ultimo anno in coming out in famiglia ha determinato una risposta violenta da parte dei parenti nel 32,3% del totale dei casi seguiti in Gay Help Line, di cui il 27% delle vittime sono minori dagli 11 ai 18 anni. La violenza familiare sui minori ha una frequenza elevata (il 26,7% dei casi post coming out) e preoccupa per le sue forme e conseguenze: il rifiuto da parte dei genitori innesca un’escalation che prevede gli insulti, la pressione psicologica e il ricatto agito attraverso la richiesta di “convertirsi” se non si vuole essere cacciati di casa.

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Risultano in aumento al 27% gli attacchi a coppie dello stesso sesso in luoghi pubblici come i trasporti, la strada e in particolare i locali di ritrovo della comunità LGBT+ L’ultimo anno è stato caratterizzato dal fenomeno delle rapine volente ai danni di ragazzi omosessuali, con il 5,4% dei casi, in particolare nel territorio del Lazio e dell’Umbria più bande hanno messo a punto un disegno criminoso. Il 6% dei casi è costituito da adolescenti vittime di bullismo a scuola oppure nello sport, ma anche in attività di socializzazione non formali. Nella metà dei casi il bullismo avviene anche su piattaforme social e web. In crescita al 4,9% i casi di genitori di minori di età compresa tra i 13 e i 17 interessati a percorsi relativi alla propria identità di genere come persone trans, transgender e non-binary. I casi di violenze di genere sono avvenuti verso donne nel 30,6% dei casi, persone con espressione di genere maschile nell’8,2%, donne transgender nel 34,7% e persone con espressione di genere femminile nel 16,5%. Gli spazi pubblici sono stati luogo di minacce, aggressioni e attacchi omolesbobitransfobici nel 12,4% dei casi, di cui il 34,2% di questi, la violenza si è espressa sul web. Il 32,6% dei casi sono state vittima di discriminazione, di cui il 64% di queste in ambito lavorativo ed il 23,6% in quello sanitario. Il 40,4% dei casi seguiti, è relativo al supporto per richieste dei accoglienza di persone LGBT+, in fuga da situazioni di violenza familiare di cui il 70,4% delle richieste proviene da utenti tra i 15 e i 26 anni. Su circa 400 casi di giovani LGBT+ cacciati di casa solo il 10% riesce e trovare ospitalità nelle case famiglia protette come Refuge LGBT+ e Refuge T* –A casa di Ornella, strutture che accolgono le persone LGBT+ e le supportano perché riescano a superare il trauma subito e a raggiungere la propria autonomia attraverso la formazione e la ricerca del lavoro. Un dato che risulta costante nel tempo è la difficolta delle vittime a denunciare: il fenomeno dell’underreporting (mancata denuncia) incide in maniera preoccupante sul riconoscimento dell’entità delle discriminazioni e delle violenze.

 

Le parole del presidente di regione Rocca

 

Lo scorso ottobre, con il lancio della nuova campagna pubblicitaria di Gay Help Line, queste erano state le parole di Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio: “Sosteniamo con convinzione questo importante presidio i cui servizi contro le discriminazioni verso le persone LGBT+ sono un valore aggiunto per il nostro territorio. La Regione Lazio, infatti, si impegna costantemente nella lotta contro ogni forma di discriminazione e violenza, comprese quelle legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, perché nessuno dovrebbe mai sentirsi solo e abbandonato”. 

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