La nomina di Marina Terragni a Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, decisa dai presidenti del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, ha scatenato perplessità per la sostanziale inadeguatezza di una personalità che negli anni ha accumulato visibilità grazie ai suoi distinguo carichi di odio.
La nomina di una figura priva di competenze specifiche e con un passato di dichiarazioni divisive è inaccettabile per un ruolo cruciale come quello di Garante per l’Infanzia. Un incarico che richiede equilibrio, sensibilità inclusiva e apertura verso ogni bambino, senza pregiudizi. Affidarlo a chi ha dimostrato ostilità verso precise categorie mina la fiducia nelle istituzioni e danneggia chi più necessita di protezione e rappresentanza. Una scelta che solleva gravi interrogativi etici e sociali e che conferma il mandato ideologico anti-LGBTIAQ+ della destra attualmente al governo.

Marina Terragni e l’ansia da visibilità
Giornalista, scrittrice, blogger (si legge sul suo profilo Linkedin), Terragni è stata una firma di “Io Donna“, il settimanale femminile del Corriere della Sera, dove ha trattato temi legati al femminismo e alla società. Scrive per testate come “Libero” e “Il Foglio“. Nel 2017, nel pieno della sua scalata a caccia di visibilità, raggiunta solo in seguito, grazie all’odio transfobico della sua battaglia contro il Ddl Zan, Marina Terragni scatenò indignazione sui social con affermazioni controverse su violenze sessuali e patriarcato. In un post del 3 settembre 2017, Terragni associò lo stupro a un “progetto omosessuale di sottomissione delle donne“, chiarendo poi che “omosessuale” si riferiva a “maschile“. Nel 2018 sfiorò il grottesco: in preda a un’incontinenza di audacia da caccia a click e like, l’ideologa amata da Roccella e Meloni spacciò una foto di Parigi per il Pride di Roma pur di vomitare odio omobitransfobico contro il concetto stesso di Pride.
Terf (Trans-Exclusionary Radical Feminist), nota per le sue posizioni “gender critical” e per gli attacchi alla comunità LGBTQIA+, Terragni succede nel suo nuovo ruolo di Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza a figure di alto profilo come Vincenzo Spadafora, Filomena Albano e Carla Garlatti, tutte personalità con curricula di lungo corso nel campo della tutela dei minori e dei diritti umani. La sua nomina appare come il risultato di una tattica di potere che antepone la fedeltà politica alle competenze: Terragni corteggia da anni l’estrema destra di Giorgia Meloni, in cerca di incarichi e di un ruolo di primo piano nella nascente classe intellettuale plasmato dalle forze reazionarie organizzate intorno alla lobby di potere ultra-cattolico di Pro Vita.
Nel movimento LGBTQIA+ italiano si avverte un senso di smarrimento e indignazione in seguito alla nomina. Tra le principali associazioni e attivisti, serpeggia un sentimento di disorientamento in un panorama che appare sempre più ostile, fatto di decisioni percepite come arbitrarie e una gestione istituzionale che trascura competenze e titoli specifici. Ma non è soltanto il movimento LGBTIAQ+ a sollevare perplessità.
Secondo il quotidiano Il Domani, il settore dei Garanti per l’infanzia regionali si è detto “smarrito” e “imbarazzato” dalla nomina voluta dal Governo e formalizzata dai presidenti delle due camere. Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia della Calabria, ha dichiarato: “Non so chi sia, ma non vedo tracce di competenze nel campo dei minori. Questa nomina è un affronto ai professionisti del settore“. Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha definito Terragni “inadatta” e “pericolosa“, criticandone la lunga storia di dichiarazioni trans-escludenti e gli attacchi alla genitorialità LGBTQIA+.
In conversazioni private e informali, il disagio verso questa scelta emerge con forza. “Non è solo una questione ideologica, per quanto anche quella conti, ma è la totale mancanza di competenze nel campo che colpisce” sottolinea qualcuno. Da una parte si osserva come “il senso di sconfitta e sopraffazione generale sia l’arma principale di chi governa” dall’altra ci si interroga su quali passi concreti possano essere intrapresi.
Chiara Appendino (M5S) critica duramente la nomina di Terragni a Garante per l’Infanzia, definendola “emblematica del metodo Meloni: amichettismo e ideologia a discapito di diritti e istituzioni“. Appendino annuncia un’interrogazione per chiedere il ritiro di una nomina che giudica “offensiva e contraria alla tutela di bambini e adolescenti“.

Per molti esponenti del movimento LGBTIAQ+, questa nomina rappresenta una mossa profondamente ideologica, parte di una strategia più ampia da parte del governo per assegnare ruoli chiave a figure allineate politicamente, a scapito delle competenze. Da TeleMeloni alla guerra alla siddetta teoria gender (Risoluzione Sasso) fino all’Infanzia, la destra sta compiendo una sostituzione ideologica della classe dirigente italiana che non contempla verifiche di competenza e idoneità. Un contesto nel quale si registra la regia divisiva della ministra Eugenia Roccella.
Marina Terragni si è fatta notare negli anni per posizioni apertamente reazionarie contro la teoria gender e contro qualsiasi politica di inclusione e parificazione delle persone trans. Ha specificatamente negato l’esistenza delle giovani persone trans, celebre la sua frase “I bambini trans non esistono“, ha sostenuto e sostiene l’esclusione dei bambini trans dallo sporto, si è opposta alla genitorialità delle persone LGBTQIA+. Ha inoltre attaccato i genitori di giovani trans e criticato il lavoro dell’ospedale Careggi, uno dei principali centri italiani per il supporto alle persone con varianza di genere. La sua guerra al DDL Zan fu dichiarata senza infingimenti proprio perché il testo del disegno di legge poi affossato al Senato tra risate e applausi includeva l’odio transfobico tra le possibili cause di aggravante del reato. Terragni è stata anche una delle grandi promotrici della legge Varchi, che ha esteso a livello universale la criminalizzazione della gestazione per altri.
Anche il Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC) ha espresso preoccupazione, ricordando come il ruolo richieda una difesa inclusiva di tutti i minori, incluse persone trans e figli di coppie omogenitoriali.
Poche ore dopo la sua nomina, Terragni ha attaccato Roberta Parigiani, portavoce del Movimento Identità Trans, definendola “spregevole“. Parigiani ha così replicato:
“Anziché insultare la sottoscritta sui social, la nuova garante Terragni ci dica come intende tutelare i figli di coppie omogenitoriali, i figli nati da GPA e gli adolescenti trans perché, ci dispiace doverlo ricordare, ma anche questi sono bambini che il suo ruolo è tenuto a tutelare”
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La nomina di una figura priva di ogni competenza nel settore e con un passato intriso di odio è un insulto alla funzione stessa di Garante per l’Infanzia. Un ruolo che dovrebbe incarnare equilibrio, inclusione e tutela incondizionata dei bambini viene affidato a chi ha dimostrato ostilità sistematica verso intere categorie. È una scelta grave, che tradisce il mandato istituzionale, calpesta la fiducia pubblica e conferma il cinismo di un sistema che non si vergogna di abdicare ai propri doveri morali.
