L’aveva più volte annunciato in campagna elettorale e a due settimane dal suo insediamento l’ha fatto. Nella notte italiana Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta ufficialmente alle ragazze e donne transgender di prendere parte alle competizioni sportive in scuole e università. La data prescelta non è casuale, perché oggi, 6 febbraio, si celebra la Giornata nazionale delle ragazze e delle donne nello sport.
L’ordine esecutivo è solo l’ultimo di una serie di politiche transfobiche approvate dall’amministrazione Trump in meno di 20 giorni, tra cui il divieto per le persone trans di prestare servizio nell’esercito, la cancellazione del terzo genere dai documenti e la restrizione dell’assistenza sanitaria di genere per le persone trans di età inferiore ai 19 anni.
Circondato da adolescenti al momento della firma, il presidente ha dichiarato che “d’ora in poi, gli sport femminili saranno solo per le donne“. Trump ha citato anche le Olimpiadi di Los Angeles 2028, precisando che la sua amministrazione “non resterà a guardare mentre gli uomini battono le atlete” e che respingerà “tutte le domande di visto presentate da uomini che tentano di entrare negli Stati Uniti in modo fraudolento, identificandosi come atlete“.
L’ennesimo ordine esecutivo transfobico di Donald Trump
L’ordine esecutivo rischia di andare a scontrarsi con il Titolo IX, pietra miliare della legislazione sui diritti civili.
Introdotto nel 1972, il Titolo IX protegge le persone dalla discriminazione basata sul sesso nei programmi educativi o nelle attività che ricevono assistenza finanziaria federale ed è noto soprattutto per garantire l’uguaglianza di genere negli sport universitari. Negli ultimi anni le interpretazioni in riferimento al Titolo IX sono state fortemente contestate in relazione all’inclusione trans negli sport, in particolare dopo l’aggiornamento della legge da parte dell’amministrazione Biden che mirava a fornire protezioni esplicite per gli studenti LGBTQ+ e a vietare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Diversi Stati controllati dai repubblicani hanno provato in ogni modo a respingere la legge aggiornata da Biden, facendo causa all’amministrazione precedente ed etichettando la legislazione come “illegale, antidemocratica e lontana dalla realtà“, perché a loro dire metterebbe “le donne a rischio“.
“Keeping Men Out of Women’s Sports” l’ordine firmato da Trump, offensivo sin dal titolo.
“Questo provvedimento – ha sottolineato la rappresentante Repubblicana del South Carolina, Nancy Mace – riporta la correttezza e difende i diritti delle atlete femminili che hanno lavorato duro per tutta la loro vita per arrivare ai livelli più alti”.
La NCAA, ovvero la National Collegiate Athletic Association che rappresenta più di 1100 scuole d’America, ha annunciato che si muoverà per adeguarsi il prima possibile al nuovo regolamento. “Siamo un organismo nazionale e seguiamo le leggi federali”, ha precisato il presidente Charlie Baker.
Sarà pioggia di ricorsi?
Con l’ordine esecutivo firmato da Trump si aprirà quasi certamente una lunga stagione di ricorsi, con i tribunali chiamati ad intervenire, caso per caso e Stato per Stato. Tecnicamente, ad esempio, il Presidente degli Stati Uniti non ha giurisdizione sulle regole di ammissibilità di una lega professionistica come la WNBA. Non importa cosa Trump o chiunque altro possa voler fare, ma è inimmaginabile vedere un tribunale sostenere il governo federale che obbliga una lega a vietare a determinate persone di competere.
Proprio per questo motivo Trump taglierà i fondi governativi a quegli Stati che consentiranno alle ragazze trans di partecipare agli sport femminili delle scuole superiori, o all’università. In questo modo aggirerà il problema, rendendo più difficile per molte organizzazioni sportive includere le donne transgender. Un divieto assoluto a livello nazionale verrebbe quasi sicuramente cancellato dai tribunali. L’ordine trumpiano fornisce invece linee guida, regolamenti e interpretazioni legali chiedendo al Dipartimento dell’istruzione di indagare sulle scuole e i college che si ritiene non siano conformi.
Il “caso” Lia Thomas
Sono anni che la destra americana promette il divieto alle donne trans nello sport, ovvero da quando Lia Thomas è diventata la prima donna trans in assoluto a conquistare un titolo nazionale della National Collegiate Athletic Association (NCAA). Mesi e mesi di polemiche e beceri insulti ai danni di Thomas, fino a quando World Aquatics, ente globale che supervisiona il nuoto competitivo in tutto il mondo, ha cambiato le proprie regole, vietando a chiunque abbia sperimentato “qualsiasi parte della pubertà maschile” di competere nella categoria femminile.
Lia ha fatto ricorso al CAS, sognando le Olimpiadi di Parigi, ma la Corte internazionale di arbitrato per lo sport ha respinto il ricorso della nuotatrice, affermando di non essere nella posizione di poter contestare la decisione presa da World Aquatics. Il CAS non si è espresso da un punto di visto tecnico a sostegno delle nuove regole di WA, sentenziando semplicemente che Thomas non avrebbe i requisiti per fare causa a World Aquatics. A Parigi è poi scoppiato il “non caso” di Imane Khelif, con Trump che intervenne dagli USA definendo la futura medaglia d’oro algerina un “uomo”, per poi complimentarsi con la nostra pugile Angela Carini, ritiratasi dal match contro Imane dopo un solo pugno preso.
La reazione della GLAAD
GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) ha duramente contestato l’ultimo ordine esecutivo anti-trans del presidente Donald Trump, sottolineando come proprio lui abbia “zero credibilità nel proteggere donne e ragazze”.
“Tutte le donne e le ragazze, comprese le donne e le ragazze transgender, dovrebbero essere benvenute a praticare sport se lo desiderano, a prendere decisioni sui propri corpi, a essere assunte per lavori per i quali sono qualificate e ad essere libere da attacchi illegali da parte di funzionari eletti”. “I politici anti-LGBTQ con precedenti di abusi e silenziamento sulle donne e di privazione della loro assistenza sanitaria non hanno alcuna credibilità in qualsiasi conversazione sulla protezione delle donne e delle ragazze”. “Ogni americano dovrebbe esigere che i cosiddetti leader smettano di attaccare le persone vulnerabili e inizino a fare il loro lavoro risolvendo problemi reali”.

Spero che seppellire sta stupidata del terzo genere sia l'unica cosa che rimarra' una volta che sara' finito il termine di sto scardinato. Ho gia' ripetutamente corretto i bloggers di gay.it quando tentano di fare credere che alle donne trans venga vietato di competere a livello agonistico. Non era vero prima e non lo e' adesso. Chiunque tenti di inventarsi storie assurde ( terzo genere, divieto agonistico alle donne trans ) e poi critica Trump per essere bugiardo dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza.