Geppi Cucciari è salita sul palcoscenico del Teatro Ariston di Sanremo 2025 dicendo, seppur con ironia, quello che tuttə noi pensiamo del Festival di Carlo Conti così prudente a mantenere il ritmo serrato di una kermesse senza particolari “guizzi”, al grido stonato di un continuo: “Andiamo avanti”.
Geppi Cucciari risveglia Sanremo 2025 e smonta Carlo Conti
“Te lo buco quell’orologio”, ha ironizzato Geppi nei confronti di quell’incedere periodico e martellante che ha spazzato via ogni improvvisazione e qualsiasi tentativo di uscire fuori dai bordi.
Carlo “orologio svizzero” Conti ha confezionato ad hoc una manifestazione solida, ma eccessivamente prevedibile, concentrata sul pubblico generalista che ha conquistato la prima fila ignorando il backstage e poco incline alla sperimentazione.
“Quest’anno neanche una pubblicità occulta? Una scarpa antinfortunistica, un adesivo per dentiere? Così facciamo contento il Codacons che non se la prende solo con Fedez”, ha continuato Cucciari pungendo il fianco di Conti sicuramente meno doloroso di quello di Kekko Silvestre dopo la caduta nel corso delle prove.
“Sono felice di essere su questo palco con te, uomo. Voi uomini dolcemente complicati, tu padre sopra ogni cosa”, esordisce prendendo in giro Carlo Conti e le sue insistenze sui temi di famiglia e paternità.
“Sei un grande conduttore, un artista, ma SOPRATTUTTO UN PADRE” 💀 Geppi in stato di grazia #Sanremo2025 pic.twitter.com/SEgVO6u8At
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) February 14, 2025
Una stoccata diretta a quella narrazione tradizionale che spesso ignora l’evoluzione della società e delle famiglie contemporanee.
Lo smonta. Lo rigira come un calzino e cattura l’attenzione, tiene alto l’interesse con intelligenza e ironia prendendosi un ruolo centrale che l’aveva fatta salire sul palcoscenico solo come una “spalla”.
Eppure Geppi Cucciari regge tutto e lo fa in maniera perfetta.
“Che progetti hai?” ha domandato appena ha raggiunto il conduttore: “Dimmelo subito se c’è un bambino prodigio anche stasera, che ci fa sentire tutti scemi”. “Cantano Shablo, Guè, Joshua, Tormento… Tutta gente senza onomastico”, commenta ancora presentando il quartetto di rapper (che ride divertito della battuta).
Dopo oltre dieci anni di assenza dall’Ariston, Geppi Cucciari non ha avuto bisogno di effetti speciali per imporsi: le è bastato essere se stessa. Carlo Conti, padrone di casa del Festival, l’ha voluta al suo fianco nella serata del venerdì, e lei ha colto l’occasione per fare quello che le riesce meglio: prendere in giro tutto e tuttə, con intelligenza e senza mai cadere nella volgarità.
Tra una battuta e l’altra, ha colpito duro Carlo Conti, ironizzando sulle sue insistenze sui temi di famiglia e maternità, e non ha risparmiato neanche i dirigenti Rai, “rintanati nelle file lontane”.
Il pubblico ride, ma il messaggio arriva forte e chiaro: la conduttrice sarda è la voce fuori dal coro di cui abbiamo bisogno in un’Italia che, tra censura e rigurgiti conservatori, sembra voler tornare indietro di decenni.
Sanremo 2025: un festival tra retroguardia e ipocrisia
Mentre fuori dal teatro la politica si divide su qualsiasi cosa e il clima di chiusura sembra soffocare il Paese, dentro l’Ariston la musica cerca di mantenere una parvenza di neutralità.
Ma la realtà è che anche Sanremo non sfugge alle polemiche: tra brani con testi retrogradi, ospiti che cercano di piacere a tuttə senza esporsi e la solita tiritera del “festival della famiglia”, l’evento sembra sempre più fuori dal tempo.
Il Festival di Sanremo cerca di rimanere neutrale. Ma il problema è proprio questo: la neutralità spesso si traduce in conformismo. Geppi Cucciari ha dimostrato che si può fare satira senza paura, che si può smontare la retorica con intelligenza, e che si può dire qualcosa di importante senza risultare banali.
A fine serata, qualcuno in conferenza stampa ha chiesto alla comica se si immagina alla conduzione di un intero Festival. La risposta non è arrivata con certezza, ma il solo fatto che la domanda sia stata posta ci permette di poterla considerare una bella àncora di salvataggio per il futuro.




