Settimana di Sanremo. Settimana di canzonette, di festa addomesticata. Un festival svuotato, innocuo, inoffensivo. La destra normalizza, addormenta, anestetizza. L’ossessione per l’egemonia culturale risuona nella vecchia, retorica e pietosa canzone di Cristicchi, osannata da Pro Vita, e genera il suo opposto: un palco che non scuote, non disturba, non dice. E mentre l’effetto narcotico del Festival distrae, accade altro. Accade quello che ancora in troppi non vedono, o non vogliono vedere.
Tagliano via, eliminano, riscrivono. Cancellano parole, diritti, esistenze. Pensano di poter ridisegnare il mondo, farlo più piccolo, più adatto alle piccole paure dell’individualismo imperialista.
Stati Uniti: se la memoria diventa pericolo
Uno sfregio simbolico eseguito con il preciso intento di ferire, nello stile identitario di odio e vendetta della nuova (ma in fondo vecchia, vecchissima) destra tecnofascista di Trump, Musk, Meloni, Orban fino a Putin: dal sito del Stonewall National Monument cancellati tutti i riferimenti alle persone trans. Un posto nato per ricordare la rivolta diventa il suo contrario: monumento alla cancellazione, alla riscrittura della storia. Possono provare ad annientare l’eredità, ma non scorderemo mai chi ci ha preceduto.
Se vogliono cancellare le persone trans, devono cancellare tutti noi.
Trump, intanto, picchia duro. Blocca l’accesso alla PrEP per uomini gay e sex workers. Basta cure, basta prevenzione. La malattia come punizione, come selezione naturale. Ma c’è un dato che non torna nella retorica binaria del tiranno che predica la supremazia ariana del motto dio-patria-famiglia: la maggioranza degli americani è favorevole alla presenza di persone trans nell’esercito. La gente è avanti, i governi arrancano.
Italia: la complicità del silenzio
Ipocrisia. La maschera dell’ascolto: dentro il solito schema. La ministra Roccella incontra Arcigay, ma resta in silenzio, che è complicità (qui video-intervista ad Arcigay subito dopo l’incontro).
Fuori dai palazzi, il sangue. All’Aquila, su un muro dell’università compare la scritta “gay nei forni”. A Pescara, una donna di 82 anni condannata per diffamazione omofoba. Nelle ultime settimane alcuni fatti che non hanno scalfito il governo e la ministra Roccella: mi adopero per elencarli, eccoli nudi e crudi:
- L’Aquila: “Gay nei forni” su un muro dell’Università, aperta indagine.
- Giancarlo Cerrelli, professore universitario, definisce l’omosessualità “contronatura” e parla di corruzione di bambini
- Siracusa, battuta transfobica da un consigliere di Italia Viva: “C’è un virus” – VIDEO
- Napoli, padre insulta, picchia e tortura il figlio di 15 anni perché gay: aveva fatto coming out (episodio che ha poi avuto l’increscioso seguito dell’uomo che, liberato, è stato accolto tra gli applausi del suo quartiere)
- Perugia, consigliera FDI chiede in aula se la tutela dei diritti LGBT possa causare disturbi alimentari (VIDEO)
- Roma, minacce e insulti omofobi a un prof da una collega dopo la proiezione de “Il ragazzo dai pantaloni rosa
- ”Genova, “Sei gay, vattene” giovane preso a calci e pugni, aggrediti anche gli amici che volevano proteggerlo (successivamente la destra politica a Genova ha rifiutato la condanna per omofobia dell’episodio)
- Caserta, 14enne si toglie la vita, indagini: “contrasti familiari legati all’identità sessuale”
- Roma, acido e insulti omofobi a una coppia gay: “Siete malati, via dal condominio”
- Non chiude le scuole per maltempo, il sindaco di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno travolto dall’omofobia sui social
- Teverola, insulti omofobi in consiglio comunale (VIDEO)
- Roma, aggressione omofoba. Due ragazzi a braccetto presi a calci e pugni a Trastevere
- Bologna, vandalizzato il Cassero LGBT Center per la seconda volta in un mese: “Spazi liberi, via tutti i froc*”
- Roma, terrificante aggressione omofoba nella notte di Capodanno: in 10 contro 2 al grido di “Fr*ci di m*rda” (con un consigliere di FDI che ha poi negato la matrice omofobica dell’episodio)
Google cancella i colori
Quando il vento cambia, si depongano le bandiere, si cancellino i colori. Google taglia. Cancella il Pride Month dal suo calendario. Troppo “woke”, troppo pericoloso, forse poco conveniente: qui vi spieghiamo cosa è già successo e cosa signfica sul fronte Diversity Equality Inclusion.
