Era già accaduto nel corso del primo mandato da presidente di Donald Trump e il tutto si sta ora ripetendo. La giudice federale Ana Reyes ha emesso un’ingiunzione a protezione delle persone transgender escluse dall’esercito per volontà del presidente repubblicano.
La sentenza della giudice Ana Reyes
“Il divieto – scrive la giudice – invoca un linguaggio dispregiativo per colpire un gruppo vulnerabile in violazione del Quinto Emendamento“. Si tratta del famigerato principio di uguaglianza. Citando la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, che afferma come “tutti gli esseri umani sono creati uguali”, la giudice ha stoppato il divieto firmato da Trump una volta tornato alla Casa Bianca. “Per garantire di avere la forza di combattimento più letale al mondo, libereremo il nostro esercito dall’ideologia transgender”, disse il tycoon lo scorso 27 gennaio.
La giudice ha definito il decreto di Trump “caratterizzato da ostilità” verso le persone transgender, senza alcuna giustificazione legale o razionale per la loro esclusione dalle forze armate. “L’espressione di una falsa ‘identità di genere’ diversa dal sesso di un individuo non può soddisfare i rigorosi standard richiesti per il servizio militare”, si leggeva nel decreto firmato dal presidente Usa. Che viola i diritti della persona. Trump aveva chiesto ai tribunali di rispettare il volere del governo, ma “la legge non impone alla Corte di avallare ciecamente giudizi illogici basati su congetture“, ha ricordato la giudice Ana Reyes. Un ultimo sondaggio, tra le altre cose, rivela come il 58% degli americani sostenga le persone trans nell’esercito.
Secondo il dipartimento della Difesa, circa 4.200 membri attuali delle forze armate, equivalenti a circa lo 0,2 per cento dell’esercito, sono transgender, ma secondo altre fonti sarebbero circa 15.000 le persone trans che lavorano per l’esercito USA. La Marina degli Stati Uniti d’America aveva dato tempo fino al 28 marzo per un congedo volontario, da parte dei militari trans, oltre il quale sarebbe arrivato il licenziamento. Adesso tutto sarà fermato, in attesa dei più che probabili ricorsi.
L’ossessione transfobica di Trump
Nel 2017 il neoeletto presidente Trump vietò alle persone trans di poter lavorare nell’esercito statunitense. I tribunali si ribellarono al volere presidenziale con più sentenze contrarie, obbligando l’amministrazione ad un nuovo intervento, poi approvato dalla Corte Suprema per 5 voti a 4, che ribaltò quanto deciso dai vari giudici statali. Le nuove restrizioni entrarono in vigore nell’aprile del 2019, negando effettivamente alle persone transgender di arruolarsi e ponendo molteplici limitazioni al personale militare trans in servizio, obbligando migliaia di persone transgender militari già arruolate a lavorare ufficialmente “nel proprio sesso biologico”.
Nel 2021 Joe Biden, 5 giorni dopo essersi insediato come nuovo presidente, cancellò il divieto di Donald Trump.
Nel corso dell’ultima campagna elettorale il tycoon ha più volte promesso che avrebbe rimesso mano al suo divieto, mantenendo la minaccia ad una settimana dal suo 2° insediamento. Ma ancora una volta un giudice ha fermato la sua deriva fascista. E ora che succede? Interverrà in sua difesa la Corte Suprema a maggioranza conservatrice, ancora una volta?
