La morte di Alex Garufi, 21enne tiktoker suicida dopo mesi di insulti social legati al suo doppio coming out, prima come donna trans poi come persona non binaria, ha riacceso i fari sull’incubo quotidiano chiamato omotransfobia e sul peso delle parole intrise d’odio che ancora oggi vengono inopinatamente diffuse dalle stesse istituzioni, per poi esplodere sui social.
La procura di Monza ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, con la comunità LGBTQIA+ nazionale sconvolta dall’ennesima morte dell’ennesimo giovane travolto dal bullismo. Non una parola è stata espressa da esponenti del governo, ministra per le pari opportunità Eugenia Roccella in testa.
Il ricordo di Vladimir Luxuria
“Aveva deciso di farsi chiamare Alexandra e Davide perché non binario… si era fatt* vedere nella sua nuova identità su tiktok ed è stat* travolt* dall’odio social“, ha commentato su Instagram Vladimir Luxuria. “Aveva solo 21 anni e si è suicidat* L’odio non fa male, l’odio uccide… e non solo dentro”.
La denuncia di Natascia Maesi (presidente Arcigay)
“Non chiamiamolo suicidio. Chiamiamolo transicidio“, ha aggiunto Natascia Maesi, presidente Arcigay. “Dalle parole passa il riconoscimento di una responsabilità collettiva che dobbiamo avere il coraggio di assumerci collettivamente affinché non accada mai più. Alex è una persona non binaria morta per odio. Alex è mortə perché è stata la transfobia ad ucciderlə. Alex non c’è più perché non abbiamo fatto abbastanza. E io sento dal profondo del mio cuore, di chiederle scusa”.
Il sindaco leghista di Sesto San Giovanni
Roberto Di Stefano, sindaco leghista di Sesto San Giovanni, dove Alex viveva, ha scritto sui social: “Il mio pensiero va ad un giovane di Sesto San Giovanni che ci ha lasciati troppo presto. A nome di tutta la comunità, è con profondo dolore che esprimo il mio più sentito cordoglio per la scomparsa di Davide Garufi e la mia totale vicinanza alla sua famiglia e ai suoi cari. Al di là di ogni considerazione, ciò che rimane è l’immane tragedia di una vita spezzata. In attesa che le indagini facciano il loro corso, quanto accaduto ci ricorda con forza quanto sia urgente e necessario contrastare ogni forma di bullismo e sopraffazione per rimettere al centro la cultura del rispetto e della dignità. Ciao Davide”.
Il commento di Ivan Scalfarotto
Ivan Scalfarotto, senatore nonché presidente di Italia Viva Milano, ha scritto: “La storia di Alexandra Garufi colpisce profondamente. Spesso si sottovaluta tantissimo il percorso difficilissimo che fanno le persone trans. Molti descrivono la transizione come una sorta di capriccio ma il dolore, la discriminazione, il rifiuto e la derisione che queste persone devono affrontare, e che affrontano consapevolmente, spiegano meglio di ogni altra cosa quanto forte e insopprimibile sia il bisogno di essere se stessi. È un tema che andrebbe trattato con grande rispetto e invece se ne fa spesso oggetto di una lotta ideologica, come adesso nell’America di Trump, di cui queste persone restano vittime innocenti”.
Il ricordo di Arcigay Milano
“È preoccupante vedere la continua crescita di segnalazioni di violenze, discriminazioni e insulti omotransfobici, che purtroppo a volte sfociano in tragedie umane. Questo è lo specchio di un periodo storico difficilissimo per la comunità LGBTQIA+. La nostra associazione continua a essere in prima linea per offrire ascolto, supporto o aiuto a chiunque ne abbia bisogno tramite la helpline Pronto e i servizi di sportello psicologico e legale“, il commento di CIG Arcigay Milano.
Le parole di Luca Paladini (Sentinelli di Milano)
“Si chiamava Davide. Poi si è chiamata Alexandra. Poi si è voluto nuovamente far chiamare Davide. Una transizione di genere interrotta“, ha commentato Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, consigliere in regione Lombardia. “Perché mica abbiamo tutte e tutti risposte pronte su quello che siamo, su quello che sentiamo di voler essere. Aveva raccontato la sua storia sui social. Aveva. Perché si è suicidato. A 21 anni. Travolto fra le altre cose da una marea di commenti intrisi di odio. Questa è l’epoca dove ci vengono a raccontare che sono stufi che “non si può più dire niente” e con questa scusa, vomitano qualsiasi cosa. Ovunque sei. Qualsiasi nome ti senti bene addosso, perdona questo schifo di mondo”.
Il ricordo di Teresa Manes
Toccante il ricordo di Teresa Manes, mamma di Andrea Spezzacatena, adolescente suicidatosi a causa dell’omofobia.
“Il problema non è l’asterisco nella lingua italiana. Il problema è un ragazzo di 21 anni che sceglie di morire per sfuggire alla crudeltà di analfabeti funzionali, legittimati a parlare da quel senso d’impunita, rinforzato da una subcultura stereotipata che si nutre prevalentemente di paure verso chi viene considerato diverso. Resta l’urgenza d’investire in educazione all’ empatia e in quella affettiva/sentimentale. La libertà di pensiero incontra il limite nel rispetto del diritto dell’altro ad essere chi vuole, senza dover vivere per questo nell’ombra. R.i.p. Alexandra”.
Il commento di Christian Leonardo Cristalli (Gruppo Trans Arcigay)
“Alex a soli 21 anni si è tolta la vita dopo essere stata travolta dall’odio online. Dopo aver raccontato la sua esperienza e aver provato a vivere la propria verità, si è trovata davanti un muro di insulti, minacce, disprezzo. Un attacco dopo l’altro, una ferita dopo l’altra, e poi il silenzio”, ha commentato Christian Leonardo Cristalli di Gruppo Trans.
“Perché questa società, questa politica, questa informazione tossica, ci sta spingendo verso il baratro. Siamo stanche di piangere le nostre sorelle. Siamo stanche di dover urlare per esistere e farci sentire. Siamo stanche di una società che ci tratta come un problema, una minaccia, un argomento da dibattito invece che come persone. L’odio in Italia continua ad ucciderci. Il silenzio delle istituzioni è complice!”, ha proseguito Cristalli.
“Ci demonizzate e trasformate nel capro espiatorio di ogni crisi sociale. Alimentate odio e paura. Diffondete menzogne sulle nostre vite, in un sistema in cui ogni giorno si discute se abbiamo il diritto di esistere oppure no. Ne abbiamo abbastanza di essere descritte come una minaccia per i bambini, per la famiglia, per la società. Noi vogliamo vivere! Vogliamo vivere le nostre vite senza essere perseguitate, vogliamo poter guardare al futuro senza paura, vogliamo poter esprimere chi siamo senza doverci difendere ogni giorno. E abbiamo bisogno che la politica, le istituzioni, i media, la società civile prendano finalmente posizione. Perché ogni volta che si lasciano passare sotto silenzio le bugie della propaganda transodiante, ogni volta che si ride a una battuta transfobica, ogni volta che si ignora la violenza contro di noi, si alimenta un clima che ci uccide. Oggi piangiamo Alex. Ma non resteremo in silenzio. L’Italia deve scegliere da che parte stare: con chi vuole diffondere odio o con chi si batte affinché ciascun@ possa semplicemente vivere la propria vita. Scendiamo in piazza nei TDOV di tutta Italia in massa!”.
La denuncia di Roberta Parigiani (Movimento Identità Trans)
“Alex non si è toltə la vita. È statə uccisə dal vostro odio“, ha scritto Roberta Parigiani, vicepresidente MIT – Movimento Identità Trans. “Dal veleno che sputate quotidianamente in questi maledetti social. Dal senso di impunità dietro cui vi barricate quando scrivete i vostri miseri commenti pieni di bullismo ed intrisi di transfobia. È statə uccisə dal menefreghismo, come quello con cui i media, anche dopo la morte, continuano a negare la matrice transfobica e la corresponsabilità di coloro che da mesi gettano benzina sul fuoco discriminatorio che brucia la pancia di questo Paese. È statə uccisə da uno Stato vigliacco, che non riconosce il crimine d’odio di matrice transfobica ma non vuole neanche assumersi la responsabilità politica di questo clima tossico. Mesi, mesi mesi di retoriche velenose contro di noi; cosa vi aspettavate? Mesi in cui questo Governo non ha fatto altro che soffiare sulla brace di una transfobia da sempre strisciante, ma che oggi è stata sdoganata come fosse un vanto. Cosa avete adesso da piangere?!? Non ci facciamo nulla con queste lacrime di coccodrillo piene di ipocrisia; domani continuerete ad odiare, ad odiarci, a riempire ogni spazio mediatico con la frustrazione rabbiosa con cui reagite alla nostra libertà ed autodeterminazione. Ne avete invidia. Ma a morire poi siamo sempre noi“, ha concluso Parigiani.
Il comunicato di Italia Trans Agenda
Le associazioni di Italia Trans Agenda, nata nel 2024, hanno diramato un comunicato congiunto esprimendo “profondo dolore e indignazione per la morte di Alex, una giovane persona trans di soli 21 anni che aveva da poco intrapreso il proprio percorso di affermazione di genere. Dopo aver condiviso il suo coming out,, è stat3 travolt3 da insulti e odio online, spingendol3 a togliersi la vita. Non possiamo permettere che questa ennesima tragedia venga ignorata. Non si tratta di un caso isolato: la morte di Alex è l’ennesima conseguenza di un sistema che fomenta odio in rete ed onffline e che induce al suicidio le persone trans”, hanno ricordato le associazioni. Per poi aggiungere.
“In Italia siamo bersaglio di continue violenze e ostilità dovute a una continua propaganda anti-trans alimentata dalle destre e a una mancata conoscenza dei nostri percorsi. Mentre altri Paesi rafforzano leggi contro l’odio e garantiscono il diritto all’autodeterminazione, in Italia le persone trans vengono lasciate in balia della violenza sistematica e del bullismo digitale ed oflline, senza strumenti di tutela e senza una legge efficace contro i crimini d’odio. Non accetteremo più il silenzio. Vogliamo una legge contro l’odio transfobico, sia online che offline, che finalmente chiami alla piena responsabilità chi alimenta e diffonde violenza contro le persone trans. Una legge che prevenga le nostre morti; non intervenendo solo dopo, ma agendo in via preventiva contro una piaga culturale che ci dobbiamo impegnare ad eliminare. E chiediamo che siano chiamate a rispondere delle proprie Responsabilità anche le piattaforme social, che devono smettere di essere terreno fertile per l’odio organizzato contro le persone trans e LGBTI+. Un impegno politico chiaro e deciso da chi siede in Parlamento in Italia e nel Parlamento Europeo per promuovere interventi nelle scuole di educazione alle differenze per una cultura del rispetto. Non resteremo in silenzio mentre ci uccidono con l’odio, nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni complici“.
Italia Trans Agenda ha chiamato alla mobilitazione nel mese del TDOV Transgender Day of Visibility, con piazze ed eventi in costruzione.
Il commento di Azione Trans/ Transgredior
“Un altro transcidio: Garufi non si è toltə la vita, è statə uccisə dall’odio“, hanno commentato Azione Trans/ Transgredior.
“Siamo di nuovo qui a piangere una vittima della transfobia. Garufi, persona non binaria, si è toltə la vita dopo essere statə bersaglio di insulti e odio online. Aveva già denunciato il cyberbullismo e cercato di sensibilizzare sulle violenze che le persone trans* e non binarie subiscono ogni giorno. Ma l’odio è stato più forte. Non è statə la sua identità a portarlə a questa scelta, ma la violenza sistematica di chi lə giudicavə e lə perseguitavə: per questo parliamo di omicidio e non di suicidio. Richard Bourelly, presidente di Azione Trans, ha sottolineato quanto i social possano diventare una trappola mortale per chi è visibile: «Mettersi in gioco online è un’arma a doppio taglio. Si viene esposti all’odio di chi non riconosce le persone trans come reali, sentendosi autorizzato a dire cose che dal vivo non oserebbe mai. Troppo spesso, questa violenza ha conseguenze tragiche». Non possiamo restare in silenzio. Garufi è l’ennesima vittima di un sistema che colpevolizza le persone trans* invece di proteggerle. Per questo Transgredior, insieme ad Arcigay Roma, Gay Center e Differenza Lesbica Roma continuerà a combattere la transfobia, offrendo supporto alle persone trans* vittime di violenza e accompagnandole nei percorsi di affermazione di genere. Il 31 marzo saremo al Pigneto, impegnatə in un sit-in con evento a seguire per la Giornata della Visibilità Trans, per fare consapevolezza e ribadire che la nostra lotta non si fermerà“.
Il suicidio di Alex precede la Giornata internazionale della visibilità transgender del 31 marzo, ricorrenza annuale dedicata alla sensibilizzazione contro le discriminazioni verso le persone transgender in tutto il mondo.
