Tuttə ne parlano, tuttə la vogliono e tuttə la indossano. Conner Ives ha ideato la maglietta “Protect The Dolls” per raccogliere denaro a sostegno della comunità trans. “Dolls” è un termine comunemente usato all’interno della comunità LGBTQ+ americana per descrivere le donne transgender. Il termine affonda le sue radici nella cultura delle Ballroom.
Da Pedro a Troye, tuttə portano Protect The Dolls

Ebbene in poche settimane la t-shirt è diventata virale. All’inizio di questo mese Pedro Pascal, da sempre alleato delle persone trans, l’ha indossata mentre festeggiava il suo 50° compleanno insieme alla sorella Lux Pascal e alla DJ Honey Dijon, entrambe transgender. Lo scorso fine settimana Troye Sivan, cantante queer di “Rush”, ha indossato la maglietta mentre saliva sul palco del Coachella 2025 per unirsi a Charli XCX. Anche lo stilista francese Haider Ackermann l’ha indossata mentre posava in una foto accanto a Tilda Swinton.

Conner Ives, ideatore della t-shirt in vendita a 99 dollari, ha confermato che tutti i proventi della vendita andranno a Trans Lifeline, organizzazione benefica statunitense guidata da persone trans che fornisce supporto emotivo ed economico alle persone trans.
Cosa è Protect The Dolls?

Intervistato da Vogue, Ives ha confermato di aver già venduto quasi 1.100 magliette “Protect The Dolls”, che – al netto dei costi – ammontano a circa 70.000 dollari donati a Trans Lifeline. E gli ordini continuano ad arrivare, alimentati anche dal supporto ricevuto da celebrità come Pascal e Sivan. Dal momento in cui Troye ha indossato la maglietta sul palco del Coachella alla mattina seguente altre 200 pezzi sono stati venduti.
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Sul proprio sito ufficiale Ives ha spiegato perché abbia deciso di donare il ricavato delle magliette a Trans Lifeline: “La hotline mette in contatto le persone trans con una comunità più ampia, offrendo supporto e risorse di cui hanno bisogno per sopravvivere e prosperare. Data l’attuale ostilità del governo federale degli Stati Uniti nei confronti delle persone trans, un supporto come questo è necessario ora più che mai”.
A Vogue ha aggiunto: “Mi sono sempre volutamente allontanato dal concetto di moda come politica o di politica come moda, forse perché la moda è già piuttosto egoistica. Ho sempre pensato che ciò che dovevo dire fosse nei look e nei comunicati stampa, fondamentalmente. Ma negli ultimi sei mesi c’è stato un cambiamento in cui quel livello di compartimentazione non mi è sembrato più rilevante. Quando penso alle sfide che le persone trans negli Stati Uniti stanno affrontando in questo momento, continuo a pensare a quanto fossi spaventato quando ero un ragazzino bianco gay di 12 anni in un sobborgo della classe medio-alta di New York. Per non parlare di una ragazza trans nel cuore dell’America sotto un’amministrazione che sostanzialmente le dice che non esiste.”
In tre mesi di presidenza Donald Trump ha firmati tutta una serie di ordini transfobici. Ha vietato alle donne trans di competere negli sport scolastici e alle persone trans di poter lavorare nell’esercito. Un divieto, quest’ultimo, recentemente bloccato da un giudice perché anti-costituzionale. Ha ordinato la cancellazione del terzo genere dai documenti e la restrizione dell’assistenza sanitaria di genere per le persone trans di età inferiore ai 19 anni, ha cancellato LGBTIQ, trans e non binary dai documenti scientifici, ha vietato l’ingresso degli atleti trans negli USA, ha smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nel governo federale, ha pubblicato un documento dal titolo inquietante “difendere le donne dall’estremismo dell’ideologia di genere e ripristinare la verità biologica al governo federale”, ha paragonato chi difende gli adolescenti trans ai pedofili, ordinato al Women’s History Museum di far sparire le donne trans e ha cancellato la T dall’acronimo LGBT dal sito del monumento di Stonewall.
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