Tutte le multinazionali che hanno sospeso i programmi inclusivi DEI dopo le pressioni di Trump

Multinazionali abbandonano la politiche di diversità, equità e inclusione (DEI), dopo le numerose pressioni del governo di Donald Trump: solo una resa politica? I clamorosi dietrofront.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Donald Trump, foto realizzata con Grok / X
Donald Trump, foto realizzata con Grok / X
4 min. di lettura

Negli ultimi mesi, numerose multinazionali americane stanno ripensando le loro politiche di diversità, equità e inclusione (DEI), abbandonando gli obiettivi fissati negli anni precedenti. Una scelta che sembra tutt’altro che casuale e che suona come un preoccupante segnale di resa alle pressioni del nuovo clima politico promosso dal presidente Donald Trump.

Tutte le multinazionali che hanno sospeso i programmi inclusivi DEI dopo le pressioni di Trump - Donald Trump GROK X - Gay.it

Goldman Sachs abbandona gli obiettivi di diversità

La banca d’affari Goldman Sachs ha recentemente cancellato gli obiettivi di diversità che aveva annunciato nel 2020 e che avrebbe dovuto raggiungere entro il 2025. 

Tra questi, il 40% di donne nel ruolo di vice presidente a livello globale, il 7% di professionisti neri tra Stati Uniti e Regno Unito e il 9% di professionisti ispanici/latinoamericani nelle Americhe. 

Una decisione che colpisce proprio mentre i dati governativi indicano come Goldman Sachs abbia la più alta percentuale di uomini bianchi a ricoprire dei ruoli dirigenziali. 

Come se non bastasse, le ultime promozioni ai vertici hanno ulteriormente ridotto la presenza femminile nel comitato di gestione. Inutile dire che questa inversione di marcia suona come una clamorosa resa alla retorica conservatrice.

Tutte le multinazionali che hanno sospeso i programmi inclusivi DEI dopo le pressioni di Trump - Donald Trump GROK - Gay.it

Citigroup, basta selezioni basate sull’inclusione

Anche Citigroup ha deciso di abbandonare gli obiettivi di diversità fissati nel 2022 con scadenza al 2025. La ceo Jane Fraser ha chiarito che l’azienda non richiederà più una selezione di candidati o intervistatori basata su criteri di inclusione. 

La banca puntava a raggiungere l’11,5% di dipendenti neri in ruoli chiave negli Stati Uniti, in Canada e a Porto Rico, e a portare la presenza femminile al 43,5% a livello globale. 

Al momento, però, questi traguardi sembrano destinati a restare solamente delle buone intenzioni sulla carta. “I valori aziendali resteranno gli stessi” ha dichiarato Fraser, ma il cambio di rotta suona come una resa alle attuali pressioni conservatrici del governo Trump.

Tutte le multinazionali che hanno sospeso i programmi inclusivi DEI dopo le pressioni di Trump - Donald Trump e il divieto ai militari trans - Gay.it

Meta e la svolta conservatrice di Mark Zuckerberg

Tra le giravolte più clamorose c’è quella di Meta, la holding di Facebook, Instagram e WhatsApp. A gennaio, pochi giorni dopo un incontro con Donald Trump, il ceo Mark Zuckerberg ha deciso di smantellare i programmi interni dedicati alla diversità e all’inclusione. 

La motivazione ufficiale? “Il quadro legale e politico sta cambiando”

Il CEO di Meta ha aggiunto: “Ci troviamo nel mezzo di un panorama politico e normativo in rapida evoluzione, che considera sempre più illegale qualsiasi politica che possa avvantaggiare un gruppo di persone rispetto a un altro, e per questo motivo dobbiamo adeguarci, altrimenti non saremo più in linea con le leggi”.

Una scusa che sa tanto di alibi per tornare indietro su conquiste che non dovrebbero mai essere messe in discussione.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Apple DEI Meta

Apple prova a resistere, ma per quanto?

In questo panorama profondamente desolante, Apple sembra una delle poche aziende a voler resistere. Gli azionisti della Mela hanno bocciato con il 97% dei voti una proposta del gruppo conservatore National Center for Public Policy Research per cancellare i programmi DEI

E mentre Apple ha anche annunciato un piano di investimento da 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti per assumere 20mila persone, Trump con un post su Truth Social, ha recentemente scritto che l’azienda: “dovrebbe eliminare le regole su DEI, non solo modificarle. DEI è stata una bufala, rivelatasi molto negativa per il nostro Paese”.

Il ceo Tim Cook ha sempre difeso la diversità come valore cardine dell’azienda, ma non è escluso che potrebbe soccombere a qualche compromesso per evitare di incorrere in futuri problemi legali. 

tim-cook

Disney cambia il linguaggio (ma non la sostanza?)

La Disney ha scelto una strada più sottile, ma altrettanto preoccupante. Tramite un comunicato ai propri dipendenti, l’azienda ha fatto sapere che non parlerà più di diversità, equità e inclusione, preferendo termini più vaghi come “appartenenza”

L’equità viene rimpiazzata dal concetto di “ambiente in cui tutti possano eccellere”. Per oltre 100 anni, la Disney si è vantata di essere un marchio a misura di famiglia che non si è immischiato nella politica.

Tuttavia, questa sottile operazione di maquillage linguistico sembra fatta apposta per non infastidire certe sensibilità conservatrici, senza però ammettere apertamente di aver voltato le spalle alle minoranze.

Il colosso dell’intrattenimento sta anche rimuovendo e modificando i disclaimer sui contenuti riprodotti automaticamente che compaiono prima di alcuni vecchi titoli su Disney+.

Tutte le multinazionali che hanno sospeso i programmi inclusivi DEI dopo le pressioni di Trump - 100 anni di Disney Pro Vita e Famiglia protesta a Disneyland Paris chiedendo il boicottaggio per propaganda LGBTQIA - Gay.it

General Motors elimina la parola “diversità” dai report

Anche General Motors ha deciso di cancellare ogni riferimento all’acronimo DEI dalla sua relazione annuale agli investitori. 

Se nel 2024 l’azienda si impegnava a “promuovere la diversità, l’equità e l’inclusione”, nel documento del 2025 l’obiettivo è diventato “promuovere un ambiente di lavoro inclusivo”

Donald Trump McDonald's - immagine creata artificialmente con Grok

Walmart chiude il centro per l’equità razziale

Il gigante del commercio al dettaglio Walmart ha annunciato la chiusura del suo Center for Racial Equity, nato nel 2020 con un investimento di 100 milioni di dollari per sostenere iniziative a favore delle comunità nere. 

In più, l’azienda ha smesso di collaborare con la Human Rights Campaign e ha tolto dal proprio sito articoli a tema LGBTQIA+ destinati ai bambini.

Scelte che, più che rispondere a esigenze aziendali, sembrano voler strizzare l’occhio alle frange più conservatrici della società americana per compiacere chi vede nella diversità una minaccia anziché una risorsa.

Trump incolpa le politiche DEI di inclusione per il disastro aereo di Washington DC

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.