Il brutale omicidio di Alessandro Coatti, biologo italiano ucciso e smembrato in Colombia, ha riportato l’attenzione su un tema ancora troppo sottovalutato: la sicurezza dei viaggiatori LGBTQIA+ nel mondo. Secondo le ultime ricostruzioni, Coatti sarebbe stato adescato tramite l’app Grindr, drogato, derubato e infine assassinato. Un crimine che non solo sconvolge per la sua efferatezza, ma che mette in evidenza i rischi specifici legati al turismo LGBTQIA+, in particolare nei Paesi dove l’omofobia è ancora diffusa o dove le tutele legali sono deboli o inesistenti.
In questo articolo
- 1 Turismo e rischi per le persone LGBTQIA+
- 2 I Paesi più LGBTQIA+ friendly
- 3 Le mete più pericolose
- 4 Cos’è Spartacus Gay Travel Index
- 5 Paesi arabi, come è cambiata la situazione: il racconto di Felix Cossolo
- 6 Cosa succede in Thailandia
- 7 Cuba paese sicuro?
- 8 La prudenza come unica arma
- 9 Chi è Felix Cossolo: la sua mostra al Milano Pride 2025
Turismo e rischi per le persone LGBTQIA+
Viaggiare da persone LGBTQIA+ non è sempre sicuro. In alcune aree del mondo, orientamento sessuale e identità di genere possono ancora rappresentare un fattore di rischio reale. Dalla criminalizzazione dell’omosessualità alla mancanza di protezione contro crimini d’odio, fino alla strumentalizzazione delle app di incontri per truffe o aggressioni: le minacce sono molteplici e in continua evoluzione.
Abbiamo mappato i Paesi attualmente considerati più pericolosi per i turisti LGBTQIA+ — con un’attenzione particolare alla comunità gay — analizzando come la situazione sia cambiata negli ultimi anni. Tra le mete ad alto rischio figurano ancora alcune nazioni dell’America Latina, dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in destinazioni apparentemente più “aperte” possono nascondersi pericoli, soprattutto per chi utilizza app di dating durante i viaggi.
I Paesi più LGBTQIA+ friendly
Secondo il Gay Travel Index 2025, i Paesi più sicuri e accoglienti per i viaggiatori LGBTQ+ sono, anche quest’anno, il Canada, la Malta, il Portogallo e la Spagna, riconfermando la prima posizione del 2024. A questi si aggiunge anche l’Islanda, che raggiunge la vetta della classifica, entrando così per la prima volta a far parte delle destinazioni di viaggio più LGBTQIA+ friendly del mondo. Queste destinazioni si distinguono per legislazioni inclusive, diritti civili consolidati e un clima sociale generalmente tollerante verso la comunità LGBTQ+.
Seguono Germania e Nuova Zelanda, che si dividono il sesto posto, e Australia, Norvegia, Uruguay e Svizzera, tutte all’ottavo posto. In America Latina, proprio l’Uruguay si conferma il Paese più LGBTQ+ friendly della regione.
In Asia, Taiwan emerge come il Paese più LGBTQ+ friendly del continente (con un punteggio di 9). Più in basso troviamo la Colombia (7), dove è stato ucciso in circostanze violente il biologo italiano Alessandro Coatti, a conferma dei rischi comunque presenti in alcune aree del Sud America. Sullo stesso piano troviamo anche Brasile, Costa Rica, Estonia e Nuova Caledonia.
Paesi come Cile, Grecia e Regno Unito registrano importanti miglioramenti nelle classifiche internazionali, collocandosi nella parte alta, con dati rassicuranti (almeno sulla carta).
Le mete più pericolose
Sul fronte opposto della classifica stilata da Spartacus ci sono i Paesi considerati tra i più pericolosi per i turisti LGBTQ+ nel 2025: Yemen (-23) conquista il fondo, insieme ad Arabia Saudita, Iran e Afghanistan che ottengono il punteggio minimo di -22, a causa di leggi che criminalizzano l’omosessualità, persecuzioni sistematiche e gravi violazioni dei diritti umani.
Non va meglio nella Repubblica di Cecenia (con un punteggio di -21), alle spalle di Somalia (-19) e Uganda (-18). Anche la Russia si posiziona molto in basso, con -17 punti, confermando un ambiente altamente ostile verso le persone LGBTQIA+, insieme a Qatar e Nigeria. Paesi come Emirati Arabi, Libia e Kuwait si posizionano nella parte bassa della classifica, con un punteggio di -15.
La Thailandia (4) guadagna posizioni passando dal 54° del 2024 al 41° posto, mentre India, Guam, Gibilterra ed Ecuador restano nelle retrovie. Si attestano appena sopra la linea negativa Paesi come le Isole Vergini, San Marino, Nepal, Bolivia e Aruba. Appena sopra di loro troviamo gli Stati Uniti di Trump, la cui amministrazione ha già iniziato a limitare fortemente i diritti dei transgender a livello nazionale portando ad una scivolata dal 41° al 48° posto.
Curioso notare solo in fondo la presenza dell’Italia al 58° posto (con un punteggio di -1), segnando un ritardo rispetto ad altre nazioni europee (e non solo) in termini di diritti e tutele. Il nostro Paese condivide la stessa posizione insieme a Bermuda, Bhutan, Bosnia ed Erzegovina, Curacao, Lettonia, Montenegro e Vietnam.
Nel 2025, alcuni Paesi europei come Moldavia, Georgia e Slovacchia, insieme agli Stati Uniti, restano sotto attenta osservazione internazionale. Negli USA, molte delle decisioni adottate dalla nuova amministrazione sono al centro di controversie legali, mentre in diversi Stati – tra cui South Carolina, Ohio, Arkansas, Louisiana e Texas – sono state approvate nuove leggi considerate anti-trans*.
A proposito del ranking dedicato agli Stati Uniti, New York conquista il primo posto, seguita dalla California in seconda posizione. A pari merito al terzo posto si trovano Nevada, Oregon e Washington. In fondo alla classifica figurano Alabama, Arkansas, South Carolina, Montana e, in ultima posizione al 51° posto, l’Oklahoma.
Cos’è Spartacus Gay Travel Index

Per offrire una bussola ai turisti LGBTQ+ che desiderano viaggiare in sicurezza, dal 2012 il portale tedesco Spartacus pubblica ogni anno il Gay Travel Index. L’edizione 2025, aggiornata a febbraio, analizza e confronta ben 216 Paesi e territori, valutando le condizioni di vita per persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer. La classifica si basa su criteri come diritti civili, tutela legale, riconoscimento delle unioni, libertà di espressione e presenza di crimini d’odio, offrendo così una panoramica affidabile su dove — e dove non — è sicuro viaggiare.
L’edizione di quest’anno dell’Indice è promossa da Booking.com attraverso il programma Travel Proud, un’iniziativa dedicata all’ospitalità inclusiva. Il progetto fornisce una formazione gratuita alle strutture ricettive per aiutarle a comprendere e accogliere al meglio i viaggiatori LGBTQIA+. Attualmente, sono oltre 95.300 le strutture Travel Proud certificate presenti su Booking.com in tutto il mondo.
Paesi arabi, come è cambiata la situazione: il racconto di Felix Cossolo
Viaggiare nei Paesi arabi può rappresentare un’esperienza culturale affascinante, ma per le persone LGBTQ+ comporta ancora oggi rischi significativi. In molte nazioni del mondo arabo, l’omosessualità è considerata un crimine, spesso punibile con pene detentive, corporali o addirittura con la pena di morte.
A Gay.it, Felix Cossolo, attivista con alle spalle 50 anni di militanza vissuti in prima linea, nonché grande viaggiatore – per piacere e per lavoro -, ha parlato della sua esperienza di viaggiatore nei Paesi arabi, dopo essere stato espulso nel 2018 dall’Egitto, non solo per il suo orientamento, ma anche per i reportage da lui redatti dieci anni prima:
“Per quanto riguarda i Paesi Arabi, ultimamente io sto trovando una situazione ancora peggiore rispetto a prima. In passato il turista omosessuale che andava in Marocco, Marrakech o in Tunisia, trovava sempre delle situazioni di incontro, tra discoteche e bar. Adesso non c’è niente di tutto questo. Quindi ora i più spericolati vanno nei parchi, nei giardini e poi si ritrovano in situazioni incresciose. Altri invece vanno su Grindr”.
A proposito dell’app di incontri – la stessa che avrebbe usato Coatti, cadendo nella trappola di una gang specializzata nel colpire turisti LGBTQIA+ allo scopo di drogarli e derubarli -, in Paesi come Marocco e Tunisia Grindr sarebbe finito nel mirino delle autorità locali:
“Su Grindr, ho notato che soprattutto tra Marocco e Tunisia, le persone locali che mettono i loro annunci, non mettono la foto. Quando tu li contatti ti inviano delle risposte effimere che dopo 30 secondi, il tempo di visualizzare la foto o il messaggio, scompaiono. Hanno paura di essere identificati. Questo perché ci sono degli agenti di polizia che si infiltrano nelle chat di Grindr per identificare e arrestare queste persone. Adesso tutti hanno molta paura per via degli agenti infiltrati nelle chat. E’ diventato molto pericoloso per loro”.
Non solo Grindr, però. Nei Paesi arabi la situazione sarebbe peggiorata anche in contesti più tradizionali:
“Ultimamente la situazione sta peggiorando un po’ dappertutto nei Paesi arabi. In Egitto non vado più, vado in Tunisia o in Marocco, ma sto molto attento. Oltretutto nei Paesi arabi c’è la legge che vieta l’omosessualità. Alcuni arrivano a minacciarti di chiamare la polizia se non dai soldi in cambio. Quindi tutti i gay rischiano parecchio. Nelle case succede che magari porti una persona e ti derubano, ti aggrediscono. A me è successo diverse volte in questi anni e negli ultimi tempi non ho più preso appartamenti e sono sempre andato in albergo. Ma in albergo, per legge, puoi portare una persona solo se sei sposato. Per gli omosessuali non esiste il matrimonio, ma anche gli stessi eterosessuali, non possono portare la propria amica o la propria compagna, ma devono presentare il certificato di matrimonio”.
I turisti omosessuali, in particolare, si ritrovano così a dover fare i conti con circostanze spesso spiacevoli, se non addirittura rischiose.
Cosa succede in Thailandia
La Thailandia è considerato uno dei Paesi più LGBTQ+ friendly del Sud-est asiatico. L’omosessualità, sia maschile sia femminile, è legale e ampiamente tollerata nella società. Tuttavia, nonostante l’apertura culturale e la visibilità della comunità queer, le coppie dello stesso sesso non godono ancora degli stessi diritti legali riconosciuti alle coppie eterosessuali. Negli ultimi anni, però, il Paese ha compiuto significativi passi avanti verso una maggiore inclusione. Sul piano della sicurezza, anche Cossolo ha evidenziato una differente situazione rispetto ai Paesi arabi, a partire dalla sua esperienza personale:
“In albergo, in Thailandia, la reception ritira il documento all’accompagnatore e quando esce dalla camera, viene chiesto all’ospite se è tutto a posto. Quindi solo in quel caso possono consegnare il documento all’accompagnatore. Questo rende l’idea della differenza tra la Thailandia e i Paesi arabi. In Thailandia c’è molta più sicurezza su questo punto”.
I pericoli, tuttavia, non mancano, e a raccontarli è lo stesso attivista che ha voluto ricordare un evento non particolarmente spiacevole:
“Sempre in Thailandia una volta si sono presentati 5-6 poliziotti o presunti tali e mi hanno minacciato di arrestarmi perché avevo portato un ragazzo in casa, per giunta birmano. Per far fronte a questa situazione ho dovuto portarli con la loro macchina ad un bancomat e gli ho dovuto dare 2000 euro. Quindi anche nei paesi che sembrano più tranquilli possono succedere cose del genere”.
Cuba paese sicuro?
Cuba è oggi considerata relativamente sicura per i turisti LGBTQ+, soprattutto se confrontata con altri Paesi dei Caraibi e dell’America Latina. Tuttavia, situazioni di pericolo possono incontrarsi anche in città come L’Avana, dove gli episodi di discriminazione nei confronti dei turisti sono rari. Felix Cossolo ci ha rammentato un episodio avvenuto nella Capitale cubana, in cui è rimasto vittima di una rapina, dopo essere stato drogato:
“Mi è capitato che anche un ragazzo che già conoscevo, di cui quindi mi fidavo, è venuto nel mio appartamento. Mi ha chiesto un bicchiere d’acqua, gliel’ho dato, ho bevuto anche io e mi sono ritrovato drogato. Mi ha rubato tutto. Non è andato oltre per fortuna ma poteva anche peggiorare la situazione. Lui è riuscito ad aprire la cassaforte, ma mi è andata bene, poteva finire con qualcosa di simile all’omicidio del povero Alessandro Coatti”.
La prudenza come unica arma
“Queste situazioni stanno accadendo un po’ ovunque. Nei Paesi Arabi è diventato molto più pericoloso, nei Paesi Sudamericani altrettanto”, ricorda ancora Felix Cossolo. La testimonianza dell’attivista rappresenta un un monito sulla vulnerabilità dei viaggiatori LGBTQIA+ in contesti meno accoglienti (ma non solo). Il caso Coatti, purtroppo, è solo uno degli esempi più estremi di un fenomeno globale: quello della violenza e della discriminazione che inducono chi viaggia a rinunciare alla propria piena identità, per motivi di sicurezza.
“State attenti perché non è tutto rose e fiori. Bisogna aprire un po’ gli occhi quando ci si muove. Ad esempio io ultimamente non vado più in località che non conosco. In Romania o altri Paesi che non conosco, è più facile cadere in tranelli”, ha aggiunto Cossolo. “Ci sono persone che vanno in Colombia, a Cuba, in Brasile, per turismo sessuale, e lì si rendono conto che le cose sono cambiate in peggio e bisogna stare molto attenti”.
L’invito alla prudenza, dunque, si trasforma nella chiave per evitare situazioni pericolose in Paesi stranieri: “Alcune persone sono amanti del rischio. Anche io andavo in giro in Brasile, a San Paolo, da solo alle 5 del mattino, pur sapendo che era pericoloso. Allora lì siamo un po’ incoscienti, bisogna intervenire e far capire che è meglio evitare certe situazioni perché non è più come una volta. Non vale la pena rischiare la pelle per un incontro, anche se situazioni simili accadono in tutto il mondo, compresa l’Italia”.
Chi è Felix Cossolo: la sua mostra al Milano Pride 2025
Felix Cossolo è uno dei pionieri del movimento LGBT+ italiano, testimone diretto e protagonista di oltre cinquant’anni di storia queer. Attivista, scrittore, giornalista e imprenditore culturale, ha attraversato tutte le fasi dell’evoluzione del movimento LGBTQIA+ in Italia.
È stato militante del FUORI!, il primo storico movimento di liberazione omosessuale italiano, e redattore della rivista Lambda, una delle prime pubblicazioni gay nel nostro Paese. Negli anni ’80 ha dato vita alla rivista Babilonia, punto di riferimento per la comunità LGBTQ+ italiana. Ha inoltre aperto la prima libreria gay in Italia, proprio con il marchio Babilonia, contribuendo in modo concreto alla visibilità culturale del mondo LGBTQ+. Cossolo è stato anche un organizzatore degli storici campeggi gay italiani e ha creato la prima Gay Street di Milano, dove sorgevano la sede della libreria Babele e locali iconici come l’After Line.
Dopo aver raccolto il suo lavoro in un libro che è insieme una cronaca visiva e una guida storica del movimento LGBTQ+ italiano, Felix Cossolo ha deciso di raccontare in prima persona ricordi, incontri e battaglie anche attraverso una mostra fotografica che si terrà durante il prossimo Milano Pride 2025:
“Negli ultimi cinquant’anni ho fatto tantissime attività, dai campeggi gay, alla libreria gay. Quindi li ho raccolti in 60 pannelli in una mostra che esporrò a Milano durante il Pride e che sarà itinerante. La nuova generazione che non conosce niente di tutto quello che c’era prima crede che oggi sia tutto più semplice. Cinquant’anni fa non era così e quindi racconto quello che è successo a Bari, a Roma e non solo, i vari avvenimenti, dalla conquista di un po’ di spazi ai primi cortei che ora si chiamano Pride. Gli ultimi 10 pannelli sono incentrati sui miei viaggi, nei posti più significativi: Libano, Israele, Brasile, Argentina”.







