I Paesi dove un turista LGBT non dovrebbe mai andare (e 5 mete friendly dove prenotare una vacanza)

Quali posti è meglio evitare per un turista LGBT? E quali invece sono più accoglienti e gay-friendly?

turista lgbt
3 min. di lettura

Sappiamo che non tutti i Paesi al mondo accettano l’omosessualità come orientamento sessuale. Se per alcuni  è la società a non tollerarla, in altri è illegale, con addirittura l’ergastolo e la pena di morte.  E allora dove potrebbe andare un turista LGBT per una tranquilla vacanza, dove sa che non rischierebbe nulla a baciare il proprio partner? E dove non dovrebbe andare, per la sua sicurezza?

Ecco la lista di Paesi da evitare per un turista LGBT

Alcuni dei Paesi più intolleranti, secondo Forbes.

  1. Nigeria: Il Paese per eccellenza dove un turista LGBT rischierebbe la vita. È il peggiore per una persona omosessuale. Si rischia fino a 14 anni di carcere, mentre è prevista la pena di morte negli stati dove vige la Sharia. E’ illegale per legge, e anche il solo parlare di LGBT è considerato reato. Inutile dire che le violenze verso la comunità LGBT sono all’ordine del giorno.
  2. Qatar: In tutto il Paese vige la Sharia, quindi ogni atto omosessuale è severamente punito con il carcere, una pena corporale o capitale. In occasioni dei Mondiali nel 2022, si teme per i turisti LGBT che decideranno di andare a vedere le partite.
  3. Yemen: Non ci sono gay in Yemen, almeno alla luce del sole. E’ presente una totale intolleranza, e chi viene scoperto rischia il carcere, frustate o la lapidazione.
  4. Arabia Saudita: Ostile verso la comunità LGBT, non sono tollerati nemmeno atti di travestitismo. Anche in questo Paese la Sharia punisce gli omosessuali con le frustate o la pena di morte.
  5. Tanzania: Oltre alle persecuzioni che la comunità locale deve sopportare, un turista LGBT non è certo il benvenuto: rischierebbe 30 anni di prigione.
  6. Iran: Le frustate variano in base alla “gravità” dell’atto commesso. Anche qui la comunità non gode di nessun diritto e si raccomanda prudenza anche per i turisti LGBT.
  7. Sudan: Le punizioni vanno dalle frustate alla pena di morte. L’omosessualità è un vero tabù, non è sicuro parlarne in nessun luogo pubblico.
  8. Malesia: Frustate, multe e carcere per chi viene scoperto come LGBT in Malesia. Anche la politica non è proprio tollerante: il ministro del turismo aveva confermato che addirittura non esiste l’omosessualità nello stato.
  9. Zambia: L’omosessualità è punita con 7 anni di carcere, per non parlare di come la comunità sia esclusa dalla vita pubblica. Nonostante l’importanza del turismo, un viaggiatore LGBT rischia grosso.
  10. Uganda: Anche le associazioni LGBT in Uganda sono state bandite. Inoltre, il Paese stava per introdurre una legge, denominata anti-gay, che prevedeva rastrellamenti per identificare (se non peggio) tutti gli omosessuali ugandesi. Il Parlamento ha bloccato la legge.
  11. Pakistan: La Sharia prevede multe e carcere anche per tutta la vita. Non è sicuro avere rapporti gay né parlarne, tanto che anche le persone LGBT alla fine si sposano con una persona del sesso opposto.
  12. Kenya: Lo stato prevede una pena fino a 14 anni di carcere per atti omosessuali. Ma forse la politica si sta muovendo per decriminalizzare l’omosessualità. Se così sarà, il Kenya potrebbe essere una meta molto gettonata per il turismo LGBT e internazionale.
  13. Maldive: Una meta da sogno, per molti. Ma gli atti omosessuali sono puniti con le frustate o il carcere. Ma il Paese guarda molto al turismo: nei resort solitamente queste leggi non sono applicate. Non è comunque un luogo sicuro per il turista LGBT.
  14. Etiopia: Un’intolleranza preoccupante, anche verso il singolo turista LGBT. Insomma, un luogo da evitare, dove l’atto omosex comporta 15 anni di carcere.
  15. Egitto: Da 2 a 5 anni di carcere e multe salatissime. Anche in Egitto, è meglio non avere gesti d’affetto in pubblico o usare app di incontri. La Polizia, negli ultimi anni, non si è fatta problemi ad arrestare anche i turisti che cercavano incontri.

I 5 Paesi più gay-friendly

Quindi, per una vacanza gay-friendly come si deve, meglio l’Europa e il nord America:

  • Svezia: Paese friendly per eccellenza, dove un turista LGBT può organizzare incontri, scambiare gesti d’affetto e vivere liberamente la propria sessualità senza problemi. Accettata e accolta, è il Paese migliore dove trascorrere una vacanza LGBT.
  • Canada: in uno stato dove il primo ministro Justin Trudeau marcia in prima fila al pride, la comunità LGBT non può che essere accettata. Tante le tutele da parte della politica e apertura dalla società.
  • Norvegia: Anche la Norvegia non è da meno. Uno dei primi stati ad avere pari diritti, è considerato uno dei Paesi non solo aperti, ma anche sicuri che un turista LGBT.
  • Portogallo: Uno stato che non teme rivali nel sud-ovest dell’Europa. Il Portogallo ha tutto quello che una persona LGBT desidera: diritti, matrimoni, leggi anti discriminazione, una società aperta. Anche per un turista LGBT, le comodità non mancano. Sensazioni che il lungo elenco dei Paesi meno friendly nemmeno si sognano.
  • Belgio: i rapporti omosessuali sono legali dal 1795. Anche per questo si nota un’atmosfera rilassata e piacevole, ideale per una vacanza gay-friendly, in particolare nella capitale, Bruxelles.

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Franzc Dereck 1.2.20 - 15:31

Sono felice che tu la pensi come me ! L'essere in buona compagnia ti ( tu ciceroniano) fa comprendere che il tuo non è un pensiero del tutto sbagliato. A coloro che scrivono che siamo razzisti fascisti o seminatori d'odio dobbiamo sempre ricordare loro i tragici fatti di cronaca ( Bataclan , Charlie Hebdo , Nizza , Berlino .....) e sperare che loro non siano " quinte colonne" dei nemici più implacabili della nostra Comunità.

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rubytuesday 31.1.20 - 19:56

caro Franzc, per aver detto le stesse cose - che così riassumo: non c'è da rallegrarsi per l'aumento dell'immigrazione africana, quasi tutta islamica - sono stato prima coperto d'insulti, poi censurato.

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Franzc Dereck 31.1.20 - 18:17

A costo d'essere tacciato di razzismo e di attirarmi i fulmini di qualcuno cui non lascio l'ultima parola , non posso fare a meno di notare che i Paesi " pericolosi " elencati , tranne l'Etiopia , sono tutti a maggioranza islamica ; addirittura alcuni hanno la Legge Coranica al posto dei 4 Codici. Od è solo una coincidenza e che temo un propagarsi del virus anti GLBTQ anche nel Paese cui pago tasse ed imposte?

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