Per la prima volta nei suoi 13 anni di storia, la mappa annuale di Transgender Europe (TGEU) che monitora i diritti trans in Europa e Asia centrale ha mostrato una regressione dei diritti delle persone trans in entrambi i continenti.

La mappa è simile a quella recentemente pubblicata dall’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, and Intersex Association (ILGA), la Rainbow Map che ha visto l’Italia perdere un ulteriore punto rispetto al 2024 classificandosi al 35esimo posto.

Trans Rights Map 2025, precipitano i diritti delle persone trans

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Le battute d’arresto nei diritti umani delle persone trans in Europa e Asia centrale hanno ora chiaramente superato i progressi“, ha scritto TGEU in un post social. “Le campagne anti-trans coordinate stanno convergendo con forze più ampie contro i diritti e contro l’Unione Europea, alimentate da attori interni ed esterni, dalle reti globali allineate a Trump al Cremlino“.

Non si tratta semplicemente di un arretramento culturale, ma di un attacco strategico alle libertà fondamentali, all’uguaglianza, alla democrazia e all’Europa stessa, precisano da TEGU, che ha ricordato come Georgia e Ungheria abbiano recentemente introdotto emendamenti costituzionali anti-transgender e anti-LGBTQ+, come la Repubblica Srpska (Bosnia) abbia abrogato i crimini d’odio e le tutele contro l’incitamento all’odio, e la Corte Suprema del Regno Unito annullato le tutele anti-discriminazione per le persone transgender. Solo una nazione asiatica, il Kazakistan, garantisce ancora il riconoscimento legale delle persone transgender. Laddove si sono verificati progressi, questi sono stati sporadici e non hanno avuto un sostegno politico forte o costante. La Germania si è distinta per la sua legge sull’autodeterminazione entrata in vigore lo scorso novembre, sebbene il nuovo governo conservatore abbia espresso l’intenzione di ritoccarla.

Vero è che la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha ripetutamente affermato che le persone trans sono esplicitamente protette dal diritto dell’Unione europea (UE), ma TEGU ha osservato come la Heritage Foundation – il think tank conservatore anti-LGBTQ+ che ha redatto il Progetto 2025 – sta collaborando con forze illiberali in Polonia e Ungheria per smantellare la CGUE e indebolire i requisiti “ideologicamente motivati” dell’UE per i paesi membri. In Polonia e Ungheria queste forze avrebbero legami con il governo russo di Vladimir Putin, che ha ripetutamente affermato come le politiche pro-LGBTQ+ delle nazioni occidentali mirerebbero a imporre “perversioni” ad altri Paesi.

L’allarme di TEGU

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Freya Watkins, Senior Research Officer del TGEU, ha commentato: “I dati confermano ciò che le persone transgender dicono da tempo. Mostrano un livello di progresso storicamente basso e livelli di stagnazione storicamente elevati. Nel 2025 abbiamo registrato una regressione più che doppia rispetto ai progressi sulla nostra mappa. Questa è la prima volta nei 13 anni di storia del progetto in cui sono stati chiaramente sottratti più diritti di quanti ne siano stati acquisiti”.

“Ogni battuta d’arresto politica si traduce in reali conseguenze umane… Sono decisioni deliberate con conseguenze dannose per la sicurezza e la vita delle persone. Il trattamento delle persone trans viene strumentalizzato per erodere i valori fondamentali dell’UE: diritti umani, dignità e solidarietà”. “L’Europa deve raccogliere la sfida e mantenere la sua promessa, avanzando, e non indietreggiando, rispetto ai valori su cui è stata costruita, sia all’interno che all’esterno dei suoi confini”.

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I dati TGEU suggeriscono diversi percorsi da seguire. L’UE ha bisogno di una strategia LGBTIQ rinnovata e rafforzata che affronti specificamente le esigenze dei gruppi emarginati, tra cui le persone trans, le persone con disabilità, i richiedenti asilo e coloro che affrontano molteplici forme di emarginazione. “Identità di genere” ed “espressione di genere” devono essere esplicitamente incluse nelle iniziative della Commissione europea in materia di uguaglianza. Con la visibile erosione della tutela dei diritti umani in Europa orientale, Asia centrale e Caucaso, i dati evidenziano anche l’importanza di integrare i parametri di riferimento in materia di diritti umani nella politica estera dell’UE. In tempi di crescenti attacchi contro le minoranze, i meccanismi di tutela globali devono essere rafforzati, non smantellati.

Richard Köhler, consulente esperto del TGEU, ha commentato: “Dieci anni fa il ‘punto di svolta transgender’ aveva portato speranza, ma ora l’Europa si trova a un bivio molto più cupo. Non si tratta solo di diritti transgender: è una prova fondamentale di autodeterminazione per le società democratiche. Il modo in cui rispondiamo agli attacchi contro la società civile definisce non solo il futuro delle comunità vulnerabili, ma l’anima stessa dell’Europa e la sua posizione a livello globale”.

La direttrice esecutiva del TGEU, Ymania Brown, ha dichiarato: “Nonostante l’evidente deterioramento della situazione per le persone trans, molti leader politici bloccano i progressi e si tirano indietro dalle azioni di solidarietà, come se questo potesse fermare l’attacco. È vero il contrario. Solo andando avanti si fermerà l’attacco ai diritti e al nostro sistema di valori. L’UE deve ora difendere attivamente la dignità e i diritti umani delle persone trans adottando un’ambiziosa strategia LGBTIQ dell’UE. Il modo in cui l’UE risponde a questa minaccia all’interno dei propri confini detta il tono a livello globale. Nell’Europa orientale, in Asia centrale e nel Caucaso, la tutela dei diritti umani si sta visibilmente erodendo. Questo è un momento critico. L’Europa può difendersi o può guidare. Ma non può voltarsi dall’altra parte. La dignità non è facoltativa. L’uguaglianza non è negoziabile. E, soprattutto, la libertà non è per pochi”.

Trans Rights Map 2025, la situazione italiana

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L’Indice e la Mappa dei Diritti Trans del TGEU rappresentano la raccolta e l’analisi di dati più completa sui diritti umani delle persone transgender in Europa e Asia Centrale. Avviata nel 2013, illustra la situazione giuridica di 54 Paesi in 32 aree di legislazione transnazionale. I Paesi dell’Asia centrale sono stati aggiunti alla mappa nel 2019. La mappa traccia sei categorie giuridiche: Riconoscimento legale del genere; Richiesta d’asilo; Incitamento all’odio/Crimini; Non discriminazione; Salute; Famiglia.

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L’Italia del 2025 si ferma ad appena 7,5 punti su 32 disponibili. Danimarca e Norvegia ne hanno 26, la Germania 24,63, la Spagna 24,5, La Grecia 21, il Portogallo 20. Meglio dell’Italia anche la Polonia (10), la Repubblica Ceca (12,5), l’Albania (9). Nell’UE peggio dell’Italia solo la Romania (2), l’Ungheria (3), la Lituania (5) e la Bulgaria (6).

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