Victoria McCloud è la prima e ad oggi unica giudice del Regno Unito ad aver fatto coming out come donna trans e ha annunciato che porterà la transfobica sentenza della Corte Suprema sul sesso biologico fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ne dà notizia la BBC.
Victoria McCloud contro la Corte Suprema inglese
Secondo McCloud, che si è dimessa dalla Corte lo scorso anno, la sentenza e le nuove linee guida dell’organismo di controllo per l’uguaglianza violerebbero i suoi diritti umani, a tal punto da sentirsi “limitata e segregata“. McCloud ha denunciato la Corte Suprema per non aver preso in considerazione le argomentazioni sui diritti umani che sarebbero state avanzate dalle persone transgender.
Il mese scorso i giudici della Corte Suprema inglese hanno stabilito all’unanimità che una donna è definita dal sesso biologico ai sensi della legge sulla parità di trattamento. Era stato chiesto alla Corte di decidere sulla corretta interpretazione dell’Equality Act del 2010, applicabile in tutta la Gran Bretagna.
“La decisione unanime di questa corte è che i termini “donna” e “sesso” nell’Equality Act del 2010 si riferiscono a una donna biologica e al sesso biologico. Tuttavia sconsigliamo di interpretare questa sentenza come un trionfo di uno o più gruppi nella nostra società a spese di un altro, non lo è.”
Da allora, le linee guida provvisorie stabiliscono che in luoghi come ospedali, negozi e ristoranti, “alle donne trans (uomini biologici) non dovrebbe essere consentito di utilizzare i servizi igienici femminili”. E i primi risultati sono già venuti alla luce, con uomini trans incapaci di trovare una palestra, donne lesbiche cisgender cacciate dai bagni femminili perché “sembrano uomini” e la federazione calcistica nazionale che ha bandito le calciatrici trans da ogni competizione.
La Dott.ssa McCloud voleva presentare le proprie argomentazioni alla Corte Suprema. Ne aveva fatto ufficialmente richiesta. I tribunali hanno la facoltà discrezionale di considerare le argomentazioni di “intervenienti” esterni, ma i giudici hanno respinto la sua proposta. La Corte Suprema inglese ha preso in considerazione solo e soltanto le argomentazioni presentate da Amnesty International.
Chi è Victoria McCloud?
McCloud, 55 anni, ha fatto coming out come donna trans all’età di vent’anni ed è una delle circa 8.000 persone inglesi ad aver cambiato legalmente il sesso sul proprio certificato di nascita. Ha poi ricoperto il ruolo di giudice dell’Alta Corte ed è stata pubblicamente a lungo elogiata come simbolo della diversità della magistratura moderna. Si è dimessa un anno fa, affermando di non poter continuare il proprio lavoro giudiziario a causa di un dibattito pubblico sempre più difficile che l’aveva portata ad essere oggetto di abusi e critiche.
“Le persone trans sono state completamente escluse da questo caso“, ha precisatoMcCloud. “Ho chiesto di essere ascoltata. Due di noi lo avevano fatto. La nostra richiesta è stata respinta. [La Corte] non ha ascoltato alcun elemento sulla questione della proporzionalità e dell’impatto sulle persone transgender. Non ha ascoltato le nostre prove. A mio avviso, la Corte Suprema non ha riflettuto adeguatamente sulle questioni relative ai diritti umani.”
Il caso finisce alla Corte Europea
La Dott.ssa McCloud ha così confermato che si rivolgerà alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, perché a suo dire la sentenza della Corte Suprema “viola i suoi diritti umani fondamentali“.
McCloud possiede un Certificato di Riconoscimento di Genere, il che significa che il suo genere femminile acquisito è registrato sul suo certificato di nascita. Allo stesso tempo, la sentenza della Corte Suprema stabilisce che deve essere definita come uomo ai fini dell’Equality Act. Un corto circuito di non poco conto.
“[Questa sentenza] mi ha lasciato con due sessi contemporaneamente, il che è assurdo e ironico, perché la Corte Suprema ha affermato che il sesso è binario”, ha sottolineato la Dott.ssa McCloud. “Sono una donna a tutti gli effetti dal punto di vista legale, ma [ora, in base a questa sentenza] sono un uomo ai sensi dell’Equality Act del 2010. Quindi in ogni occasione devo probabilmente indovinare a quale sesso appartengo”. “Ora ci si aspetta che io usi gli spazi riservati agli uomini. Ma ho un’anatomia femminile. Non è sicuro per le donne usare i bagni riservati agli uomini. È così semplice. L’approccio da loro usato è quello di trattare persone normali come me, che per caso ha cambiato sesso legalmente decenni fa, persone che hanno servito il loro Paese, lavorato nell’esercito, medici, avvocati, infermieri, persone comuni, laboriose e pacifiche, come se fossimo una minaccia da contenere e segregare.”
Alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo l’ardua sentenza.
