Essere LGBTIQ in Russia oggi: botte, torture e schedature segrete

Continua la barbarie anti-LGBTIAQ+ voluta da Vladimir Putin: le ultime cronache dalla Russia fornite da giornalisti e Ong.

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Russia LGBTIQ+: minacce torture esili. Ecco alcune recenti testimonianze da fonti giornalistiche e Ong.
Russia LGBTIQ+: minacce torture esili. Ecco alcune recenti testimonianze da fonti giornalistiche e Ong.
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Nel nuovo ordine morale imposto da Vladimir Putin, l’omosessualità non è solo un tabù: è un crimine, una minaccia all’identità nazionale, un simbolo dell’Occidente degenerato. E ora anche un estremismo da reprimere con ogni mezzo, come dimostrano i recenti raid nei locali queer. E lo dimostrano le storie che emergono dalle inchieste di The Insider e Domani, che raccontano la feroce persecuzione della comunità LGBTIAQ+ in Russia, dopo che la Corte Suprema ha dichiarato il cosiddetto “movimento internazionale LGBT” un’organizzazione estremista lo scorso 30 novembre 2023. Più di recente sono inoltre emersi dettagli su un piano di schedatura vera e propria di attivisti e singole persone LGBTIAQ+ ritenute pericolose per l’ordine russo.

Vadim Vaganov, primo “attivista LGBT” ufficialmente schedato

Il giornalista Vadim Vaganov, collaboratore del sito Parni Plus ed ex membro della giovanile del partito liberale Yabloko, è stato formalmente identificato dal Ministero della Giustizia russo come attivista del “movimento LGBT internazionale”. A riportarlo è il progetto per i diritti umani Perviy Otdel, citato da The Insider. È la prima volta che le autorità russe associano pubblicamente un nome a un’entità giuridicamente inesistente, ma considerata “estremista” e dunque illegale. Fino ad ora, nessuno dei presunti 281 membri identificati era stato nominato.

Nel documento che accompagna il rigetto del ricorso contro l’etichetta di “agente straniero”, si legge che Vaganov “è attivista del movimento LGBT internazionale”, e dunque perseguibile secondo le nuove leggi antiterrorismo.

La testimonianza di August Dobrovolsky: “Mi usavano come un punching ball”

Ma è la storia di August Dobrovolsky, raccontata per la prima volta a un quotidiano occidentale (Simone Alliva sull’italiano Domani), a mostrare cosa significa davvero essere gay nella Russia di Putin. Arrestato nel 2023 a Nizhnevartovsk, in Siberia, dopo la segnalazione di una chat su Telegram dove parlava con altri ragazzi queer, August sarebbe stato picchiato con calci, pugni, il calcio della pistola. Gli avrebbero sbattuto la testa al muro, costretto a urinare sul pavimento, minacciato di essere stuprato in carcere e persino deportato in Cecenia per “rieducarlo”.

August avrebbe firmato, sotto tortura, una finta testimonianza. In cambio, una multa per “propaganda LGBT” e la promessa che sarebbe stato “tenuto d’occhio”. La sua testimonianza, raccolta dagli attivisti del Crisis Group NC SOS, ha portato all’identificazione di uno dei poliziotti coinvolti: Egor Vishkin. In una chiamata registrata, Vishkin avrebbe ammesso le torture e i falsi appuntamenti usati per arrestare uomini gay: un metodo già diffuso in Cecenia e Daghestan.

In Russia 1 persona LGBT su 5 perseguitata

Proprio la piattaforma online Parni Plus pubblica il rapporto della Fondazione Sfera e del gruppo LGBTQ Vykhod che hanno condotto un’indagine senza precedenti sulla comunità LGBTQ+ in Russia, raccogliendo 6.403 questionari durante il 2024. Il 5% degli intervistati ha lasciato il Paese. Il 15% ha subito ricatti legati all’orientamento sessuale, con un picco del 20% tra gli uomini e del 21% tra gli adolescenti queer, soprattutto nel Caucaso settentrionale. Allarmante l’uso di app di dating per trappole e estorsioni: a Krasnodar, poliziotti attirano vittime su Hornet per poi ricattarle. Il 3% ha vissuto “appuntamenti falsi”, con una frequenza dell’11% nel Caucaso settentrionale.

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Pochi giorni fa la procura generale russa ha dichiarato “indesiderabili” le attività della Coalizione Eurasiatica per la Salute, i Diritti, il Genere e la Diversità Sessuale (ECOM), organizzazione no-profit registrata in Estonia nel 2013 e attiva nella tutela dei diritti e della salute delle persone LGBT+ in Europa orientale e Asia centrale. Secondo le autorità russe, ECOM promuoverebbe posizioni “anti-russe”, screditando la politica nazionale in ambito sanitario e diffondendo “ideologie occidentali” contrarie ai valori tradizionali russi. La Procura accusa la coalizione di pubblicare contenuti a sostegno dei diritti LGBT+, e di criticare il divieto anti-LGBTI stabilito dal regime del tiranno del Cremlino.

Ad aprile, anche la Elton John AIDS Foundation era stata dichiarata “indesiderabile” per motivi simili, tra cui la promozione di tematiche LGBT+ e un presunto atteggiamento ostile verso il governo russo.

Una persecuzione sistemica e senza volto

La legge approvata a fine 2023 contro il “movimento LGBT internazionale” serve a dare una parvenza legale a una repressione che in realtà va avanti da anni. Dalla legge contro la “propaganda LGBT” del 2013, fino agli arresti arbitrari e alle torture di oggi, la persecuzione delle persone queer in Russia è sistemica, diffusa, ma spesso invisibile.

August è riuscito a fuggire grazie alla rete di attivisti che lo ha portato in un paese sicuro. Ma vive nel terrore e racconta ad Alliva di Domani:

“So che mi stanno cercando. Ma ci sono verità che non si possono nascondere. Il mio non è coraggio, è rabbia. Voglio solo dimenticare, vivere in pace”.

Storie LGBT dalla Russia raccolte dalla Ong All Out

Oggi, in Russia, anche i gesti più semplici possono diventare pericolosi per chi fa parte della comunità queer. Un bacio scambiato alla fermata dell’autobus, un appuntamento in un parco, un colloquio di lavoro o persino una visita dal parrucchiere: momenti ordinari che, per una persona LGBTQ+, possono trasformarsi in occasioni di discriminazione, aggressioni o violenze. La Ong All Out ha raccolto alcune testimonianze, che potete leggere qui.

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