Discriminazioni LGBTQIA+, cosa possono fare i Comuni? Ecco il modulo “In Comune contro l’odio” per città più inclusive e sicure

Nasce la delibera che offre ai Comuni strumenti concreti per contrastare le discriminazioni LGBTQIA+ e costruire città più inclusive, sicure e accoglienti.

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Bandiera LGBTIAQ+ Progress Pride Flag
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Nell’ambito della lotta contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, diverse associazioni hanno proposto un modello di delibera per i Comuni italiani: “In Comune contro l’odio”. L’iniziativa, presentata a Roma lo scorso 4 giugno, è un passo significativo verso la creazione di comunità più inclusive e rispettose e mira a promuovere la creazione di legami forti tra istituzioni, scuole, associazioni e cittadinə, unendo le forze per costruire insieme una cultura basata sul rispetto, sul dialogo e sulla convivenza inclusiva.

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Cosa prevede il modello “In Comune contro l’odio”

Il modello redatto da Antonio Rotelli e Vincenzo Miri, con il supporto di associazioni come Rete Lenford, Gaynet e Famiglie Arcobaleno, si focalizza su standard minimi per le politiche LGBTQIA+ a livello locale. Tra le sue disposizioni principali, il Comune si impegna a diventare parte civile in casi di violenza o discriminazione, garantendo così una risposta concreta e legale contro aggressioni omofobe e transfobiche o intimidazioni verso luoghi di incontro.

L’escalation preoccupante di aggressioni di questo tipo rende urgente un intervento efficace. La delibera, oltre a promuovere la formazione del personale scolastico e amministrativo, prevede anche la celebrazione di giornate simboliche, la creazione di spazi e servizi dedicati, campagne di sensibilizzazione e la collaborazione con operatori turistici ed economici per promuovere l’inclusione.

LEGGI E SCARICA QUI LA PROPOSTA DI DELIBERA (PDF)
(da retelenford.it)

Durante la presentazione del progetto, avvenuta il 4 giugno presso la Pride Croisette del Roma Pride, sono intervenute numerose figure di spicco del mondo associativo e istituzionale. Tra loro: Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford; Antonio Rotelli, giurista e coautore della proposta; Roberto Dartenuc, presidente di ARCO; Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli; Lucia Urciuoli, presidente di EDGE; Cristina Leo dell’associazione Libellula; Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno e Paola Corneli, presidente di Agedo Roma. Ha partecipato anche Marilena Grassadonia, coordinatrice dell’Ufficio Diritti LGBTQIA+ di Roma Capitale, uno dei Comuni che si sta distinguendo per l’attenzione concreta verso le richieste delle associazioni e per l’impegno attivo nelle politiche di inclusione.

 

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Cosa succede se un Comune adotta la delibera

Adottando la delibera “In Comune contro l’odio”, il Comune compie una scelta importante e concreta a favore dell’inclusione e del rispetto dei diritti delle persone LGBTQIA+. Si tratta di una presa di posizione netta: l’amministrazione dichiara pubblicamente la propria opposizione a ogni forma di violenza, esclusione o discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ponendo il rispetto della diversità al centro della propria azione politica e sociale.

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Un impegno che si traduce in una serie di azioni mirate, tra cui:

  • Il Comune avvia programmi di formazione per insegnanti, impiegatə comunali e personale scolastico, con l’obiettivo di riconoscere e contrastare stereotipi, bullismo e comportamenti discriminatori.
  • Il Comune promuove e celebra le giornate simboliche più importanti per la comunità LGBTQIA+, come il 17 maggio (Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia), il 28 giugno (Giornata dell’orgoglio LGBT+), il 20 novembre (Transgender Day of Remembrance – TDOR), il 31 marzo (Transgender Day of Visibility – TDOV), l’11 ottobre (Coming Out Day), organizzando eventi, incontri e momenti di riflessione aperti alla cittadinanza.
  • Il Comune mette a disposizione spazi pubblici per le associazioni del territorio
  • Il Comune attiva sportelli dedicati al supporto psicologico, legale e sociale per le persone che subiscono discriminazioni.
  • Il Comune attiva il coinvolgimento del tessuto economico e sociale sul territorio: negozi, alberghi, ristoranti e aziende vengono sensibilizzati a offrire servizi inclusivi, riconoscendo anche il valore del turismo LGBTQIA+ come risorsa.
  • Il Comune può costituirsi parte civile nei processi penali in caso di aggressioni omotransfobiche o atti intimidatori contro luoghi di ritrovo LGBTQIA+. In questo modo, l’ente pubblico si schiera dalla parte delle vittime anche sul piano giuridico, affermando che ogni atto d’odio non colpisce solo la singola persona, ma danneggia l’intera comunità. Eventuali risarcimenti ottenuti in sede giudiziaria potranno poi essere reinvestiti in nuove iniziative contro l’odio e a sostegno dei diritti, generando un circolo virtuoso che rafforza l’impegno del Comune nel tempo.

LEGGI E SCARICA QUI LA PROPOSTA DI DELIBERA (PDF)
(da retelenford.it)

Perché è importante e come aderire e supportare

La proposta rappresenta un passo importante, in quanto offre ai Comuni strumenti concreti per diventare luoghi davvero sicuri, equi e inclusivi per tutte e tutti. Riconosce che l’odio non è una questione privata da affrontare in solitudine, ma un problema collettivo che riguarda l’intera comunità e che va contrastato con responsabilità condivise. Allo stesso tempo, favorisce la nascita di una rete solida tra istituzioni, scuole, associazioni e cittadinanza, con l’obiettivo comune di costruire una cultura fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla convivenza.

Il modello è disponibile per il download sul sito di Rete Lenford ed è aperto a tutte le amministrazioni locali che desiderIno rafforzare il loro impegno contro le discriminazioni. Per ulteriori informazioni o per sostenere questa iniziativa, è possibile contattare [email protected].

© Riproduzione riservata.

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