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“Il pallone contro l’omofobia”: la campagna dalla Lega Nazionale Dilettanti con Arcigay e Gaynet per un calcio inclusivo

Una challenge social, una sul campo e un evento per sensibilizzare sul tema dell'omofobia nel calcio.

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La campagna contro l'omofobia nel calcio di Arcigay e Gaynet.
4 min. di lettura

Il calcio è senza dubbio un ambiente delicato per la comunità LGBTQIA+. Lo abbiamo visto negli scorsi mesi, quando i coming out di Josh Cavallo e Jakub Jankto hanno provocato una serie di reazioni positive, ma sicuramente anche tanto clamore.

Si tratta di uno sport da sempre a prevalenza maschile, un’area dove il machismo regna ancora incontrastato e dove la libertà di espressione fatica decisamente a farsi strada. Tuttavia, qualcosa sta cambiando.

Lo dimostra la campagna lanciata dalla Lega Nazionale Dilettanti “Il pallone contro l’omofobia in collaborazione con le associazioni Arcigay e Gaynet.

Attraverso una challenge sui social network, in cui si esortano gli appassionati a condividere il proprio amore per lo sport oltre ogni barriera, viene richiesto di dare un semplice bacio a un pallone, e di pubblicare il video.

Su tutti i campi da gioco, prima del fischio d’inizio, vengono incoraggiate le squadre a leggere un testo semplice, ma di impatto, che dimostra il valore della diversità anche in un ambiente chiuso come quello del calcio.

Il 17 maggio ricorre la giornata contro l’omofobia. L’amore per il pallone è ciò che ci unisce, che supera ogni cosa. Vogliamo che superi anche il pregiudizio verso chi ama persone dello stesso sesso. Vi invitiamo a sostenere la campagna “un pallone contro l’omofobia”, con il bacio della sfera che ci sta più a cuore. Chi ama il pallone batte l’omofobia: fatelo anche voi!

L’incontro tra i leader del settore: un workshop per parlare di diversità nel calcio

Questo pomeriggio, sempre nell’ambito delle celebrazioni per il 17 maggio, presso la sede di Esperienza Europa a Roma, si è tenuta un’importante workshop, che ha visto la partecipazione di importanti personalità, tra cui Giancarlo Abete, il presidente della LND (Lega Nazionale Dilettanti), alcuni membri del Parlamento Europeo, Rosario Coco, il presidente di GayNet, Marco Arlati, il Segretario Nazionale ArciGay con delega allo Sport.

Presenti anche sessanta giovani provenienti da diverse società sportive dilettantistiche di calcio maschile (Serie D), calcio femminile (Serie C) e Calcio a 5.

L’obiettivo, quello di promuovere lo sport e contrastare le discriminazioni basate sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale. Durante l’evento sono stati affrontati diversi argomenti di grande rilevanza, tra cui il ruolo dell’Unione Europea e delle sue istituzioni nel promuovere l’uguaglianza, nonché la Giornata contro l’omofobia.

 

In un comunicato le associazioni Arcigay e Gaynet hanno espresso la propria gratitudine per tutti coloro che hanno partecipato.

Oggi è stata una grande giornata per tantissimi ragazzi e ragazze LGBT+ che fanno sport, amano il calcio, ma non riescono ancora ad esprimersi liberamente alla pari di compagni e compagne. Ringraziamo il presidente Abete che ha simbolicamente firmato il pallone arcobaleno e si è reso pronto a proseguire l’impegno sulla strada della formazione

I dati della discriminazione nello sport

La ricerca Outsport, promossa da AICS (Associazione Italiana Cultura Sport) e pubblicata dall’Università dello Sport di Colonia nel 2019, ha fornito dati significativi sulle percezioni e le esperienze delle persone LGBTI nei contesti sportivi in diversi Paesi dell’Unione Europea.

Su un campione di oltre 5500 persone appartenenti alla comunità LGBTI, è emerso che oltre il 90% di loro considera l’omofobia e la transfobia nello sport un problema importante.

Questo indica che la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere rappresenta una sfida significativa da affrontare nel contesto sportivo.

L’82% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato testimone di linguaggio omotransfobico in contesti sportivi. Ciò significa che l’uso di commenti offensivi o denigratori nei confronti delle persone LGBTI è ancora frequente negli ambienti sportivi.

La ricerca ha rivelato che un terzo delle persone coinvolte nel sondaggio non ha mai fatto coming out, ovvero non ha mai reso nota la propria identità sessuale o di genere nel contesto sportivo.

Questo suggerisce che molte persone LGBTI potrebbero sentirsi ancora insicure o non accettate nel rivelare la propria identità sessuale o di genere nel mondo dello sport.

Il 16% dei partecipanti ha riferito di aver subito violenze verbali o fisiche nei 12 mesi precedenti all’indagine. Questi dati indicano che esistono ancora situazioni in cui le persone LGBTI sono vittime di discriminazione e aggressioni fisiche o verbali nei contesti sportivi.

Nel contesto italiano, il 12% delle persone coinvolte nella ricerca ha dichiarato di essere stato vittima di attacchi omo-transfobici. Questo dato indica che anche in Italia esistono problemi di discriminazione e violenza nei confronti delle persone LGBTI nel contesto sportivo.

Un altro dato rilevante emerso dalla ricerca riguarda il coming out nel contesto sportivo italiano. Solo la metà delle persone LGBTI coinvolte nel sondaggio ha dichiarato di aver fatto coming out nel mondo dello sport, mentre nell’UE la media si attesta a un terzo delle persone.

La ricerca ha inoltre evidenziato che nel calcio, sia in Italia che in Europa, si registra il più alto tasso di abbandono dello sport a causa dell’omotransfobia. Questo potrebbe essere attribuito alla persistente cultura machista e all’omofobia radicata nel mondo del calcio.

Un dato particolarmente significativo riguarda il calcio maschile: nessun calciatore professionista o semiprofessionista in attività ha ancora fatto coming out.

Questo suggerisce che nel calcio maschile esistono ancora barriere significative che impediscono ai calciatori LGBTI di rivelare la propria identità sessuale o di genere apertamente.

Complessivamente, i dati della ricerca Outsport indicano che l’omofobia e la transfobia nello sport rappresentano ancora un problema diffuso in Europa ma soprattutto in Italia, con il calcio che emerge come uno degli sport più colpiti.

L’Italia è ultima tra i fondatori UE in tema di uguaglianza LGBTI e lo sport non fa eccezione, specie se consideriamo il divario con le federazioni calcistiche che hanno aderito alla campagna One Love lo scorso novembre. Esprimiamo soddisfazione per questo primo passo e auspichiamo un impegno continuo e costante in attività di formazione, monitoraggio e sensibilizzazione da parte di tutte le istituzioni dello sport.

Continueremo a mobilitarci attraverso iniziative di ampio respiro, a partire dalla seconda edizione di “l’Italia in campo contro l’omofobia AWARDS 2023”; il contest nazionale già in corso dedicato a società, giornalisti, tifoserie, atleti/e e outdoor, che si impegnano per uno sport più inclusivo, che si concluderà con la premiazione del prossimo 1 luglio” conclude la nota congiunta di Arcigay e Gaynet.

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