Ursula von der Leyen non condanna il divieto ungherese al Pride nè assicura la presenza dei commissari a Budapest il 28 giugno

La denuncia dell'eurodeputato Alessandro Zan, che aveva sottoscritto una lettera chiedendo una presa di posizione alla presidente della Commissione Europea. "L'inazione e il silenzio di fronte alla repressione dei diritti sono al limite della complicità".

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Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni
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A fine maggio 60 europarlamentari di diversi gruppi politici hanno scritto una lettera aperta alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, chiedendo una netta presa di posizione sull’Ungheria e sul divieto imposto da Orban ai Pride nonché la partecipazione ufficiale della Commissione al Pride di Budapest del 28 giugno, ad oggi considerato ‘illegale’.

Tra i 60 firmatari anche Alessandro Zan, eurodeputato Pd che ha annunciato di aver ricevuto una risposta ufficiale da Ursula von der Leyen.

Ursula von der Leyen replica al j’accuse firmato da 60 eurodeputati

Ursula von der Leyen non condanna il divieto ungherese al Pride nè assicura la presenza dei commissari a Budapest il 28 giugno - 26 eurodeputati chiedono di congelare i fondi UE per lUngheria - Gay.it
26 eurodeputati chiedono di congelare i fondi UE per l’Ungheria

Né io né alcun membro del mio staff ha scoraggiato la partecipazione al Pride. Al contrario i commissari sono liberi di decidere in autonomia. Difendiamo un’Unione dell’Uguaglianza dove ognuno è libero di essere sé stesso e amare chi vuole. Il diritto di riunirsi pacificamente è sancito dalla Carta e rappresenta un elemento centrale delle nostre democrazie”.

Una risposta ambigua e chiaramente incompleta. La Presidente ha confermato l’impegno, a parole, per la salvaguardia dei valori Ue e per la strategia europea per i diritti LGBTQIA+, senza però assicurare una presenza ufficiale dei Commissari UE a Budapest né di condanna all’inaccettabile divieto al Pride imposto dall’Ungheria.

Troppo poco di fronte alle gravi violazioni che Orbàn sta compiendo da anni. La Commissione rischia di essere complice, restando in silenzio di fronte a chi calpesta i diritti“, ha replicato Zan, che ha ricordato la recente presa di posizione dell’Avvocata della Corte di Giustizia Europea che ha ribadito come la legge anti-LGBTQIA+ ungherese vìoli il diritto UE.

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Una legge, ha scritto l’avvocata Tamara Ćapeta, che “non ha posto né in Ungheria né nell’Unione europea. Si tratta di una norma discriminatoria che viola diversi diritti umani”.

Se la sentenza della Corte, che in linea di principio seguirà l’opionione espressa dell’avvocata Capeta, è attesa nella seconda metà dell’anno, stride il silenzio della presidente della Commissione Europea sul divieto al Pride voluto da Orban.

La risposta di Alessandro Zan al silenzio collaborazionista della Commissione UE

Alessandro Zan
Alessandro Zan

Se la commissione vuole davvero essere alleata delle persone LGBTQIA+ deve essere coerente con quanto sta facendo alla Corte di Giustizia, denunciando senza ambiguità anche il divieto al Pride“, ha tuonato Zan via social, ribadendo la sua presenza al Budapest Pride, il 28 giugno, “per difendere i diritti della comunità LGBTQIA+ e il diritto di manifestare“.

Un’insostenibile ambiguità, quella di Ursula von der Leyen, che segue quella dell’Italia di Giorgia Meloni. Venti Stati dell’Unione Europea hanno infatti firmato una dichiarazione congiunta per condannare il divieto del Pride imposto dal governo ungherese e per chiedere a Budapest di rivedere le nuove leggi che colpiscono direttamente la comunità LGBTQIA+. Ma il nostro Paese, ancora una volta, ha scelto di non firmare, insieme a Bulgaria, Croazia, Polonia, Romania e Slovacchia.

Il 28 giugno il Pride sfilerà comunque a Budapest, sfidando divieti e intimidazioni, con delegazion, politici e soprattutto attivistə in arrivo da tutta Europa.

 

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