Una vittoria storica per due mamme lesbiche arriva da Pesaro: Laura e Cristina, coppia unita civilmente, hanno ottenuto il riconoscimento legale del loro bambino nato in Spagna tramite il Metodo ROPA. La battaglia legale che ha portato al riconoscimento di entrambe le madri, è stata lunga, complessa e dolorosa ed ha avuto fine solo grazie alla storica sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 22 maggio, che ha sancito il diritto di entrambe le donne a essere riconosciute come madri, eliminando così un vuoto normativo che finora aveva penalizzato la mamma non biologica.
In questo articolo
- 1 Laura e Cristina, mamme lesbiche: la battaglia per il diritto di essere entrambe riconosciute
- 2 Metodo ROPA: come funziona la maternità condivisa per le coppie lesbiche
- 3 Il percorso legale e la svolta della Consulta
- 4 Il cambiamento a Pesaro: un segnale forte per i diritti LGBTQ+
- 5 Il diritto del bambino e la sentenza che ha fatto la differenza
Laura e Cristina, mamme lesbiche: la battaglia per il diritto di essere entrambe riconosciute
Laura e Cristina, pesaresi ed unite civilmente, hanno sempre coltivato il desiderio di formare una famiglia. Un sogno che si è avverato con la nascita del loro bambino. Da allora, però, solo Laura è stata riconosciuta come mamma, in quanto procreatrice, mentre Cristina ha dovuto subire, con dolore e dispiacere, le conseguenze di quello che fino a poco tempo fa rappresentava un enorme vuoto legale. “Eppure anche Cristina ne ha diritto ed è mamma a tutti gli effetti, perché abbiamo fatto uso del Metodo Ropa”, hanno spiegato le due donne al Corriere Adriatico.
Metodo ROPA: come funziona la maternità condivisa per le coppie lesbiche
Sempre più coppie lesbiche scelgono il Metodo ROPA per realizzare il sogno di diventare mamme. Grazie a questa tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), entrambe le donne partecipano attivamente alla gravidanza: una fornisce l’ovulo, l’altra porta avanti la gestazione. Il Metodo ROPA (Recezione degli Ovociti dalla Partner) è conosciuto anche come maternità condivisa ed è particolarmente indicato per le coppie di donne che desiderano vivere insieme tutte le fasi della genitorialità.
Il Metodo ROPA è una tecnica di fecondazione in vitro (FIVET) che prevede il coinvolgimento attivo di entrambe le future mamme, dal momento che una partner dona gli ovuli (madre genetica), mentre l’altra porta avanti la gravidanza (madre gestazionale). Il tutto avviene utilizzando lo sperma di un donatore anonimo. È una delle opzioni più richieste dalle coppie lesbiche in quanto valorizza il legame affettivo e biologico tra entrambe le madri e il bambino. Ed è esattamente il metodo grazie al quale Laura e Cristina sono diventate madri.
Il percorso legale e la svolta della Consulta
“Abbiamo lottato per questo riconoscimento, affiancate dai nostri avvocati Elisabetta Masia e Federico Bertuccioli. Il percorso è stato lungo e complesso, ma la svolta è avvenuta grazie alla sentenza del 22 maggio della Corte Costituzionale”, raccontano oggi Laura e Cristina.
Prima mancava il riconoscimento ufficiale da parte dell’Ufficio Stato Civile del Comune di Pesaro e il parere positivo della Prefettura. “Grazie al deciso intervento del nostro avvocato, ci è stato dato un appuntamento il 12 giugno e il riconoscimento è stato firmato. Ora possiamo dire che finalmente è fatta”, hanno gioito entrambe.
Il cambiamento a Pesaro: un segnale forte per i diritti LGBTQ+
La storia di Laura e Cristina ha rappresentato un evento storico per la città di Pesaro: “Siamo molto soddisfatte”, hanno commentato le due donne, “Un obiettivo fortemente condiviso e voluto: il riconoscimento di due mamme, soprattutto due mamme sorde. Pesaro si sveglia e si accorge di noi: esistiamo. Spero che, su questi temi, la nostra esperienza dia a Pesaro la spinta per un costante e veloce miglioramento”, hanno aggiunto.
Gli avvocati Elisabetta Masia e Federico Bertuccioli hanno spiegato al quotidiano: “Si sono rivolte al nostro studio durante la gravidanza di Laura, a seguito di procedura di Pma effettuata in Spagna, per ottenere il riconoscimento del figlio da parte di Cristina, madre intenzionale. Alla nascita, solamente la madre biologica è stata registrata, in quanto vi era un vuoto normativo nel nostro ordinamento. L’unica possibilità per un riconoscimento giuridico del vincolo genitoriale da parte di Cristina era procedere con la domanda di adozione innanzi al tribunale per i minorenni di Ancona”.
Il procedimento era avviato quando “nelle more è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale sul diritto alla doppia maternità nei casi di Pma all’estero”.
Il diritto del bambino e la sentenza che ha fatto la differenza
La sentenza della Consulta ha rappresentato “un punto di svolta fondamentale in quanto riconosce la prevalenza del principio del supremo interesse del minore nel vedersi riconoscere lo stato di figlio di entrambe le figure: madre biologica e intenzionale. Entrambe hanno assunto e condiviso l’impegno genitoriale attraverso il ricorso a tecniche di Pma”, hanno proseguito i legali della coppia.
Ovviamente il Comune di Pesaro ha agito con estrema cautela, muovendosi solo dopo aver ricevuto la circolare ministeriale e il parere della Prefettura. Tuttavia, non è mancato il sostegno da parte delle varie figure del Comune, che hanno agito rapportandosi con le due mamme e con i legali, rendendo possibile il buon esito dell’intero percorso.



