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Jude Bellingham e Trent Alexander-Arnold: quanto amore può contenere una bromance? La costruzione dell’immagine pubblica nel calcio maschile

Non è gossip, non è outing. È politica della rappresentazione: cosa può dirci l’amicizia tra due superstar del calcio sulla mascolinità, sull’omofobia e sulla paura di essere queer nel pallone?

L'amicizia tra Jude Bellingham e Trent Arnold-Alexander ha scatenato gossip e manipolazioni sul rapporto tra i due dopo il trasferimento di Trent al Real in cui gioca Jude.
L'amicizia tra Jude Bellingham e Trent Arnold-Alexander ha scatenato gossip e manipolazioni sul rapporto tra i due dopo il trasferimento di Trent al Real in cui gioca Jude.
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Da poche ora è ufficiale che Jakub Jankto lascerà il Cagliari, dopo aver giocato una stagione in panchina, senza mai vedere il campo neanche per un minuto. L’allenatore del club sardo Davide Nicola, che nella scorsa stagione aveva sostituito Claudio Ranieri passato alla Roma, non ha ritenuto che il giocatore ceco potesse contribuire alla salvezza per la permanenza in Serie A della squadra rossoblu, ottenuta nell’ultima giornata di campionato. Jakub Jankto è ad oggi l’unico giocatore ad aver fatto coming out come uomo gay nei più importanti campionati di calcio del mondo. Quelli che contano. I tornei che i ragazzini che giocano a calcio sognano come meta della propria carriera sportiva: la serie A italiana, la Liga spagnola, la Premier League inglese, la Bundesliga tedesca e la League francese. Miliardi di euro, centinaia di milioni di spettatori e centinaia di campioni cisgender maschi: tutti eterosessuali? Statisticamente impossibile.

Per questo oggi raccontiamo una storia esemplare sulle sfumate tossicità che avvelenano la rappresentazione della mascolinità prescritta nel calcio maschile, ricordando che questo sport è insieme paradigma e propaganda: centinaia di milioni di maschi crescono ammirando il comportamento dei calciatori, dentro e fuori dal campo. E alla domanda che accelera in profondità come un contropiede già in fuori gioco, prim’ancora che quest’articolo si avvicini all’area di rigore, rispondo subito: sì, parlare dell’orientamento sessuale e affettivo dei calciatori è importante. No, non è vero che non importa a nessuno e non è vero che “sono fatti loro”. Importa a noi persone LGBTIAQ+ che lottiamo per dare visibilità alle nostre vite, lo facciamo per noi e per lə ragazzə che verranno. Che giochino a calcio o che vadano a danza, che imbraccino un fucile giocattolo o pettinino una bambola. Chi scrive, ha fatto da ragazzino tutte queste cose insieme. E no, come detto, non sono fatti loro: se un calciatore può esibire il suo lifestyle per pubblicizzare televisori – si veda l’ultima pubblicità di Riccardo Calafiori, fuoriclasse italiano dell’Arsenal, pubblicata poche ore fa per un noto brand di tv – allora è necessario che si indaghi sugli stereotipi di rappresentazione che muovono denari e abitudini, conformando atteggiamenti e identità. La responsabilità etica e civile di questi campioni, legittimi milionari grazie allo show che regalano agli appassionati, e grazie all’industria-sistema che ruota intorno alle loro prestazioni sul campo, è sotto gli occhi di tutti.

Trattarli – come è stato per decenni – da proletariato analfabeta, privo di strumenti intellettuali per affermare le proprie peculiarità individuali, incluse eventuali opinioni politiche e incluse eventuali non conformità allo stereotipo dell’atleta tutto muscoli e niente cervello, è il solito trucco con il quale il potere patriarcale allunga una pacca sulla spalla, offrendo soldi e gloria in cambio della promessa di non disturbare l’ordine imposto, aderendo al canone prestabilito.

Jude Bellingham Trent Arnold-Alexander England Gay.it
Jude Bellingham Trent Arnold-Alexander con la maglia della nazionale inglese

Da quando Trent Alexander-Arnold ha firmato per il Real Madrid a maggio 2025, lasciando dopo vent’anni il Liverpool dove aveva iniziato a giocare a calcio da bambino, il rapporto con il compagno di nazionale (inglese) Jude Bellingham ha acquisito una nuova intensità mediatica. I due non hanno mai giocato nello stesso club. Accadrà a Madrid, dove Trent prenderà casa vicino a Jude, che vive in una sontuosa villa insieme a sua madre.

Un alone di gossip e le proiezioni delle fandom social gettano nebbia intorno a una storia che corre in bilico tra l’autocensura e il coraggio. Impossibile negare il coraggio di Jude Bellingham, classe 2002, talento purissimo (il più costoso 17enne della storia del calcio ai tempi del suo passaggio al Borussia Dortmund) e disinvolto intrattenitore anti-macho durante gli allenamenti, negli spogliatoi, nelle interviste: bacia i compagni, danza, abbraccia, non si contiene, non frena alcunché della propria straripante e vezzosa simpatia tutta smorfie e guizzi da soubrette fuori controllo. Se ne frega. Eppure, proprio questa libertà di movimento – che lo rende un corpo anomalo nel calcio – sembra diventare fragilità nel momento in cui l’intimità emotiva con Arnold-Alexander viene sollevata pubblicamente. Girano video editati sui social in cui si ironizza sulle sue smanie da affettuosità, con inequivocabile titolo censorio “Qualcuno fermi Jude Bellingham“. E giù profluvi di commenti dalla cristallina omofobia. Fino alle ironie più recenti sull’amicizia con Trent Alexander-Arnold.

Al contempo, impossibile è anche negare il cordone di autocensura che si snoda tra uffici stampa zelanti, club spaventati e tifosi maschio-tossici sul piede di guerra, che relegano la vicenda, sottoposta a morbosa lente di ingrandimento dai tabloid britannici, a una boutade comica: meglio riderci su, ché la verità è incendiaria. O anche, e questa è la più quotata perché sufficientemente politically correct da sedare anche le frange neo-conformiste  LGBTIAQ+ aderenti alla “radical honesty”: meglio riderci su, perché tanto sono fatti loro. Ancora meglio: attento, questo è un outing. Per favore.

Non è questione di outing. Ma di prendere un po’ di coraggio e andare oltre le cortine di forma e aspettative che garantiscono il perpetuarsi di un’omertà omofobica nel calcio maschile che fa tremare le gambe a chiunque – come chi scrive – sia gay e frequenti partite di calcio, forum, chat di tifosi. Ad una domanda posta da un’intervistatrice di Sporty Tv circa il trasferimento del suo “bestie” Trent che lo raggiungerà per giocare a Madrid con i Blancos, la smorfia di Jude non è riuscita a velare imbarazzo. Una persona gay che riguardi quel video non può che avere un brivido di sofferenza solidale per Jude Bellingham e per la tensione che la sua risata non riesce a contenere. Purtroppo, è necessario ridursi all’analisi di queste sfumature.

Trent e Jude si vogliono un gran bene. Abbracci a bordo campo, sorprese di compleanno, parole affettuose in conferenza stampa e una chimica tattica evidente. Tutto alla luce del sole. Alcuni l’hanno definita una semplice “bromance”, l’etichetta pop che concede un brivido cool alle relazioni affettive molto strette tra uomini etero, altrimenti etichettate come qualcosa da femminucce. Ma a guardar bene, la questione solleva interrogativi più profondi: fino a che punto nel calcio maschile è possibile esprimere intimità emotiva tra uomini senza che essa venga filtrata, mascherata o strumentalizzata? E quanto pesa, ancora oggi, la performatività eterosessuale richiesta ai calciatori?

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Nel settembre 2020, il collettivo britannico Sports Media LGBT aveva pubblicato una lettera aperta — rilanciata dal britannico PinkNews — per denunciare come la cultura mediatica sensazionalistica intorno ai calciatori gay o bisessuali non dichiarati contribuisca a rafforzare l’ostilità dell’ambiente calcistico verso le persone LGBTQ+. La lettera sottolineava come l’interesse morboso di stampa e tifosi renda estremamente difficile per i giocatori fare coming out, alimentando una narrativa tossica del “calciatore tormentato” che, lungi dal sensibilizzare, finisce per isolare ulteriormente. “Vivono vite segrete che danneggiano la salute mentale”, aveva dichiarato Amal Fashanu, ricordando la tragica vicenda di suo zio Justin Fashanu, il primo calciatore star a fare coming out nel 1990, morto suicida nel 1998 dopo essere stato incastrato da un escort con un ricatto sessuale.


Come detto, Trent Alexander-Arnold e Jude Bellingham non hanno mai condiviso uno spogliatoio di club fino al 2025. La loro conoscenza nasce e si sviluppa esclusivamente nella Nazionale inglese. Dal 2021 in poi, si sono ritrovati con regolarità nei ritiri per Europei, Mondiali e qualificazioni UEFA, mostrando una crescente intesa dentro e fuori dal campo. Durante Euro 2024, sono stati spesso visti insieme e protagonisti di celebrazioni affettuose, come quella diventata virale del “wolf celebration” dopo la vittoria sulla Serbia. Bellingham, in conferenza, ha elogiato pubblicamente Trent definendolo “un conduttore di gioco con tecnica e qualità impareggiabili”. Dal canto suo, Alexander-Arnold ha ammesso qualche giorno fa che Jude lo ha aiutato ad ambientarsi a Madrid: “È stato importante avere qualcuno che ti conosce davvero bene quando cambi tutto”.

Durante i ritiri della Nazionale, Bellingham ha organizzato per Trent una sorpresa di compleanno con tanto di cartellone personalizzato e apparizione “a effetto”: il video è una prova provata delle indiscutibili doti di intrattenitori di Jude. Trent, più timido e misurato, ha ricambiato regalando una torta a Jude. Gesti certamente di marketing – accusati addirittura di queerbaiting dalle solite frange LGBTIQ+ oltranziste – che tuttavia nel linguaggio codificato del calcio maschile risultano raramente così visibili. I social hanno rilanciato la loro relazione con meme, hashtag e montaggi video, alcuni ironici, altri ammirati. Su Reddit e TikTok è nato il neologismo “Trellingham”. Niente di romantico, solo un’amicizia sincera tra uomini, è la vulgata confermata da assenza di dichiarazioni differenti dei due. Entrambi i calciatori sono stati associati a una serie di relazioni eterosessuali che – a guardarle in retrospettiva – sembrano costruire una narrazione coerente. Troppo coerente?

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Dal 2020 al 2022 Trent ha frequentato la modella Hannah Atkins, con avvistamenti a Ibiza e nessuna dichiarazione pubblica. Nel 2024 è stato legato per alcuni mesi a Iris Law, modella e figlia di Jude Law, vista con lui durante Euro 2024 e in vacanza a Barbados. Da novembre 2024 Trent è ufficialmente fidanzato con Estelle Behnke, creator 24enne: una relazione confermata da paparazzate e articoli, nessuna apparizione di coppia o interviste. Jude Bellingham nel 2023 è stato accostato a figure come Asantewa Chitty e Rmarni Eliss, ma nessuna conferma è stata mai ufficializzata. A fine 2024 è stato avvistato con la modella olandese Laura Celia Valk, che ha poi dichiarato di essere single. Da gennaio 2025, è legato ad Ashlyn Castro, influencer statunitense già nota per precedenti relazioni con celebrità come Michael B. Jordan. Il giorno del compleanno di Jude, Ashlyn ha pubblicato un post affettuoso: “I love you so much… most thoughtful, kind-hearted, hard-working human”.

La regolarità con cui queste relazioni etero emergono in corrispondenza di eventi chiave – trasferimenti, tornei internazionali, compleanni – solleva dubbi legittimi. In un’industria dove l’immagine pubblica è curata nei minimi dettagli, e dove l’omosessualità è ancora un tabù inviolabile per i calciatori di vertice, è lecito chiedersi: siamo di fronte a reali legami sentimentali o a relazioni di copertura costruite per rassicurare sponsor e tifoserie? Non si parla solo ed unicamente di Trent e Jude. In generale esistono consulenti di immagine e agenzie di PR  che lavorano per costruire e rafforzare un’immagine di calciatori di alto profilo, favorevole alla buona riuscita di contratti pubblicitari, ma anche alla protezione della tranquillità dei calciatori, conformata alle attese del sistema etero-cis-normato.

Tornando a Jude e Trent, nessuno dei due calciatori ha mai rilasciato dichiarazioni sull’orientamento sessuale. Nessuno ha nemmeno mai smentito pubblicamente la possibilità che ci sia “qualcosa di più” tra loro. Entrambi si muovono con intelligenza dentro il perimetro dell’ambiguità affettiva: visibili, affettuosi, ma mai compromettenti. Così nascono anche le su citate accuse di queerbaiting, mosse soprattutto verso Bellingham per la sua empatica quanto continuativa capacità di mostrarsi queer, e al contempo mai parlarne. La performatività eterosessuale nel calcio è per ora al sicuro.

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