Lo sappiamo: siamo nel 2025 e gridiamo ancora allo scandalo per un maschio vestito di rosa? Ora la storia quale sarebbe, che Lamine Yamal sarebbe gay perché sfoggia una felpa rosa? Davvero siamo ancora al rosa uguale femmina o gay o quelle robe là? Ebbene sì, siamo nel 2025, Trump cancella le persone LGBTIAQ+, l’onda nera dell’estrema destra dilaga in Europa (e in Italia) e nel calcio la rosa-fobia, l’omofobia, il machismo, il patriarcato e l’allegra compagnia traballante del maschio furioso tutto d’un pezzo vacillano. Ma non mollano, e prima o poi si spezzeranno, perché non si piegano, non abbracciano il futuro e non si appostano curiosi al sol dell’avvenire.
Non è la verità, è la realtà. E del resto, è vero che i calciatori gay che abbiano fatto coming out (non gli outing di Fabrizio C., sia chiaro) in un campionato importante si contano sulle dite di mezza mano (in verità è uno solo, nella serie A italiana e il suo nome – il nome di un eroe – è Jacub Jankto, sapete del bacio al suo compagno, che è stato applaudito pure dai neri d’Italia).

Veniamo a queste ore. C’è un’immagine, tra le tante, che dice tutto. Lamine Yamal — 17 anni, il volto brufoloso, corrucciato e e ribelle della nuova Spagna — avvolto in una felpa rosa pallido, il sorriso appena accennato, lo sguardo da santo barocco uscito da un reel di TikTok. Accanto a lui, Ronald Araujo, colonnello del vecchio ordine blaugrana, lo guarda e ride e dice con tono paternalistico: “Sembra la giacca di mia figlia”, scherza, con quella leggerezza virile che somiglia a un elastico spezzato.
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@beinsportsusa Ronald Araújo jokes about Lamine Yamal’s outfit: “My daughter’s jacket! 😂👀 #beINSPORTS #FCBarcelona #RonaldAraujo #LamineYamal ♬ sonido original – beIN SPORTS USA
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Ma Yamal, già bersaglio di Rafael van der Vaart qualche settimana fa, non fa che volare più in alto, una scrollata di spalle, come fossero ali. L’ex centrocampista olandese – ora commentatore tv – si era detto “infastidito” dai pantaloncini di Lamine troppo bassi, troppo inguinali, troppo sexy. E dai suoi gesti “superficiali” (vabbe’). Il ragazzo aveva risposto sul campo, con un gol, un rigore sbagliato, i pantaloni ancora più giù e un post su Instagram: «E IN SEMIFINALE. Ehehehe».
Non si trattava di sfida. Si trattava di anatomia del futuro.

Lamine Yamal è parte di un’onda nuova, fluida, intollerante ai codici virili che ancora popolano le cronache sportive. Come Kenan Yildiz, altra stella luminosa della Juventus, con le scarpe rosa pure lui e forse per questo tirato in ballo con storie di presunte omosessualità (mai confermate, soltanto la solita sortita di Fabrizio C.) — anche Yamal rifiuta l’uniforme imposta dal machismo: non si piega, non si irrigidisce, non finge di non essere fragile.
In campo corre come un’eco di qualcosa che non c’è mai stato: il calcio libero, il corpo inedito, la giovinezza senza maschere. Intanto:
- La federcalcio francese organizza un torneo LGBTIAQ+ per il 17 maggio
- In Italia ci dobbiamo accontentare di tornei amatoriali LGBTIAQ+ organizzati dalle associazioni, lontani dall’ufficialità del ministero dello Sport che invero è presieduto da un ministro che se la prende con Jankto per il suo coming out
- Josh Cavallo, che gioca in una divisione minore e ha fatto coming out come persona gay, spiega quante minacce riceva ogni giorno
