Una nuova vittoria per le famiglie arcobaleno arriva dalla Corte d’Appello di Venezia. Dopo anni di incertezza legale e battaglie giudiziarie, una coppia di mamme padovane ottiene finalmente il riconoscimento del proprio ruolo genitoriale, in linea con quanto stabilito dalla Corte costituzionale lo scorso maggio. Tuttavia, dietro questa affermazione di diritti resta l’amaro: le madri dovranno comunque farsi carico delle spese legali, nonostante abbiano vinto.
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Famiglie arcobaleno e la battaglia legale
Questa sentenza – tanto attesa quanto simbolica – riguarda una delle 33 famiglie finite nel mirino della Procura di Padova, in seguito all’ormai tristemente noto vademecum del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che nel 2023 aveva chiesto alle Prefetture di tutta Italia di impugnare i certificati anagrafici delle coppie omogenitoriali. Nel mirino, figli nati tramite PMA all’estero e registrati in Italia con il doppio cognome, a indicare la presenza di due mamme.
Nel caso specifico, le due madri avevano concepito all’estero nel 2018, e il loro figlio era stato regolarmente riconosciuto da entrambe. Tutto è cambiato nel giugno 2023, quando lo Stato – con un’azione coordinata dalla Procura – ha iniziato a contestare la validità di quei certificati anagrafici, tentando di cancellare il legame legale tra figli e genitori non biologici. Una vera e propria ferita per le famiglie arcobaleno coinvolte, che si sono viste improvvisamente private della certezza giuridica e della dignità familiare.
Il sostegno delle istituzioni e la lotta per il riconoscimento
Il caso ha avuto un’eco nazionale, anche grazie all’impegno dell’associazione Famiglie Arcobaleno, in prima linea nella difesa dei diritti delle persone LGBTQ+ e delle famiglie omogenitoriali. A sostenere pubblicamente le coppie è stato anche il sindaco di Padova, Sergio Giordani, che fin dal 2017 aveva scelto con coraggio di riconoscere entrambe le madri nei registri comunali. Una scelta che oggi viene riconfermata legittima dai tribunali.
“La Corte d’Appello rispetta pienamente la decisione della Corte costituzionale”, ha dichiarato una delle due madri, difesa dall’avvocato Alexander Schuster, “e rimuove una spada di Damocle che pendeva sulla nostra famiglia da molti anni ormai, assicurandoci quella serenità di cui avevamo bisogno per dedicarci alla cura delle nostre figlie”.
La vittoria amara: spese legali a carico delle famiglie
Ma nonostante la vittoria nel merito, le madri dovranno sostenere le spese processuali. Una scelta che lascia l’amaro in bocca, come sottolinea lo stesso Schuster: “È stata inattesa la compensazione delle spese”, ha commentato al Mattino di Padova. “Quando è il Ministero ad alzare muri, ma poi perde la causa, non paga. Chi chiedeva di tutelare i propri figli deve sopportare così i costi della propria difesa, nonostante avesse ragione. Si tratta di un sistema con due pesi e due misure, che scoraggia chi vuole reagire di fronte a violazioni e soprusi”, ha aggiunto. Un paradosso che rischia di scoraggiare molte altre famiglie nel far valere i propri diritti, rendendo la giustizia accessibile solo a chi ha le risorse per affrontarla.
Un percorso ancora lungo
Quella di Venezia non è un caso isolato: dopo il pronunciamento della Consulta del 22 maggio 2025, diverse Corti d’Appello italiane hanno iniziato a chiudere i procedimenti ancora pendenti in favore delle famiglie arcobaleno, riconoscendo il diritto dei bambini e delle bambine ad avere entrambi i genitori nei documenti ufficiali. Una tutela che va oltre la biologia e che guarda finalmente al superiore interesse del minore.
Nonostante ciò, il percorso resta accidentato. Il nodo centrale rimane l’assenza di una legge chiara e inclusiva che riconosca pienamente le famiglie omogenitoriali. In mancanza di una normativa nazionale, le famiglie LGBTQ+ continuano a muoversi in un limbo, costrette a combattere caso per caso, tribunale per tribunale, con esiti spesso incerti e dispendiosi. Per non parlare, poi, delle coppie gay, che in Italia continuano a scontrarsi con un sistema legale che limita fortemente il loro diritto alla genitorialità. La gestazione per altri è vietata e punita come reato universale, mentre l’adozione congiunta rimane formalmente preclusa alle coppie dello stesso sesso. Questo crea un evidente paradosso, soprattutto considerando che una recente sentenza ha riconosciuto il diritto all’adozione ai single, escludendo però molte famiglie omogenitoriali già consolidate.
Per questo, la sentenza di Venezia rappresenta una tappa importante ma non ancora sufficiente. È il segnale che la giurisprudenza italiana sta cominciando a riconoscere e proteggere la pluralità dei modelli familiari, ma è anche il campanello d’allarme di quanto sia urgente un intervento legislativo per garantire parità di diritti a tutte le famiglie, senza discriminazioni e senza costi occulti.
Nel frattempo, il coraggio delle mamme padovane e di tutte le famiglie arcobaleno che hanno deciso di non arrendersi rappresenta una luce nel buio. Una testimonianza di amore, resistenza e giustizia che continua a sfidare l’arretratezza politica e culturale del nostro Paese.


